di Denise Pantuso – All’interno del testo Analisi terminabile ed interminabile Sigmund Freud inserisce l’educazione tra le cose impossibili da realizzare nell’uomo. Ma cosa si intende con la parola educare? E cosa lo rende impossibile? E se è impossibile allora val la pena rinunciare ad educare?
Partiamo dal primo punto: cosa significa educare. L’educazione, l’essere educati, è considerato comunemente come sinonimo di seguire le regole e conoscere i confini entro i quali si può agire e parlare. Educare implica saper delimitare il proprio spazio personale e riconoscere quando lo spazio diviene sociale. Essere educati significa tenere insieme ciò che si è, i propri valori, con ciò che siamo chiamati a fare.
Ad esempio nel mondo del lavoro essere educati è la capacità di saper discernere il ruolo che devo svolgere, è saper discernere che quando parlo in ambito lavorativo lo faccio tenendo conto del ruolo che ho e tenendo conto del ruolo e/o funzione che ha l’interlocutore. È avere in mente che la comunicazione accade nei confini della parola ”lavoro” e non nei confini di “chi sono io”.
Nella contemporaneità l’occupazione dello spazio, l’uso della parola, il riconoscimento dei confini di espressione di sé, il ruolo e la funzione sociale sembrano andare verso una caduta sostanziale che può, di qui e breve, far collassare i legami di civiltà. Dal parcheggiare al posto dei disabili al gettare sporcizia ovunque; dal saltare qualsiasi tipo di fila al parlare ad alta voce nel vagone di un treno oppure ascoltare musica alta dal proprio cellulare nei luoghi pubblici; dal rispondersi malamente nei luoghi di lavoro fino alle aggressioni verso medici, insegnanti, controllori e chiunque debba far rispettare un qualsivoglia regolamento.
Dal trovare le feci dei cani portati a spasso nei centri abitati all’atto di vandalismo verso la cosa pubblica, l’essere umano sembra autorizzarsi a lasciarsi andare come vuole, quanto vuole e con chi vuole. Ciascuno potrà evocare occasioni in cui è stato testimone di simili episodi, come semplice spettatore, come “vittima” o “agente”.
Punto due: cosa rende l’educazione impossibile e quindi cosa rende possibile la maleducazione? La pulsione. La pulsione è una parte del nostro complesso mondo psichico che è stata definita da Freud nei Tre saggi sulla teoria sessuale come la “Rappresentanza psichica di una fonte di stimolo, in continuo flusso ed endosomatica.” Ciò significa che il nostro mondo interno vive di una spinta interiore ad agire non facilmente educabile e arginabile poiché non si fa guidare dalle regole sociali.
C’è qualcosa che ci fa rimanere fuori dalla cultura a cui apparteniamo e quanto più la cultura non ha orientamento sicuro, mette in crisi le certezze come lo è la storia contemporanea, tanto più la pulsione rimane libera di agire. Ma agire cosa? La pulsione agisce quanto rimane incosciente alla mente umana, agisce quanto ciò che dell’umano rimane sconosciuto di se stesso.
Terzo punto: val la pena quindi continuare ad educare visto che è impossibile? Direi di sì, perché se non si educa, se non si regola la pulsione, se non le troviamo una meta di espressione, seppur questa ci sfugga un po’, la pulsione ci agisce, ci rapisce e ci mette nella condizione di distruggere anche quel bello della vita che faticosamente e quotidianamente cerchiamo di custodire.
Dott.ssa Denise Pantuso Psicologa e psicoterapeuta individuo, coppia e famiglia www.denisepantuso.it – tel. 393.4079178
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


