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giovedì, 20 Giugno 2024

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Garofani rossi

di Melissa Frulloni – Nella mia testa, da sempre, il colore che rappresenta il mese di aprile è senza dubbio il rosso. Sarà che sono cresciuta con mio nonno che fiero e con passo deciso, mi portava per mano al corteo di commemorazione della liberazione. Sarà che è un colore così brillante e acceso che mi fa inevitabilmente pensare alla primavera che sta per arrivare.

Il 25 aprile nei miei ricordi c’è sempre il sole, forse perché era una giornata di festa; la banda del paese, tutta la gente in strada che marciava, i garofani rossi lasciati al cimitero sulle tombe dei partigiani. Le loro storie sono sempre risuonate nella mia testa come quelle di eroi veri, anche se, bambina, non capivo bene cosa rappresentassero quel giorno e quei fiori rossi. Oggi lo so e sarò per sempre grata a mio nonno di avermi portata con lui durante quelle manifestazioni. E sarò sempre grata anche all’altro mio nonno che invece partigiano fu davvero e che non ci ha mai raccontato fino in fondo che cosa successe in quegli anni e in cosa fu coinvolto.

Questo anno ricorrono gli 80 anni della liberazione del Casentino e degli eccidi di Vallucciole e Partina. Ci sembrava doveroso ricordare ciò che successe, ma anche festeggiare adeguatamente la fine del periodo più buio del nostro Paese, con un focus specifico, composto da diversi articoli sul tema che speriamo renderanno giustizia alle vittime di quegli anni, alle loro storie, alle loro vite cancellate per assurde idee di supremazia. Ma soprattutto lo abbiamo fatto per ricordare a noi stessi che, purtroppo, le guerre esistono ancora e non sono così lontane come pensiamo.

Certo, per fortuna non sono fuori dalla porta di casa, ma i km che le separano dal Casentino non possono farci pensare che siano qualcosa di estraneo da noi, qualcosa che non ci appartiene, perché a viverle sono state i nostri nonni e le nostre nonne. 80 anni sono tanti, ma sono anche pochi se pensiamo a loro, giovani donne e uomini che si sono ritrovati a dover scappare o combattere, proteggere i loro figli, conoscere la paura vera e il terrore di essere catturati, uccisi…

Indubbiamente i social ci hanno avvicinato molto alle guerre di questi anni, molto di più di tv e telegiornali. Basta seguire un profilo su Instagram e con una storia o un’immagine, sei subito in un ospedale di Gaza o in una strada devastata in Ucraina. Gli occhi di quelle persone sono gli stessi che probabilmente avevano i nostri nonni. Lo sguardo perso nel vuoto dei bambini, incredulo, intontito, penso sia lo stesso dei piccoli casentinesi di Vallucciole che si trovarono a vivere l’orrore.

Proprio perché grazie ai nostri smartphone siamo così vicini a queste tremende realtà è ancora più importante non girare la testa dall’altra parte e ricordarci quello che è stato, quello che anche la nostra vallata ha dovuto subire, non dimenticando mai cosa hanno vissuto i nostri nonni; in questo senso speriamo che i nostri articoli siano di aiuto a mantenere vivo il ricordo e la memoria…

…Vi lasciamo ai festeggiamenti per la liberazione; alla commemorazione, alla memoria e, per me, al ricordo di quei 25 aprile, giornate di sole e di garofani rossi, lasciati sulle tombe dei partigiani…

(tratto dall’editoriale del numero 365 di aprile ancora in edicola)

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