di Melissa Frulloni – Abbiamo intervistato Adriano Berti che ci ha raccontato “la fiera verità che confessa la nascita e la storia del Panno Casentino”. Il prestigioso negozio di New York, situato sulla 37a strada vicino alla Penn Station, Nomanwalksalone fa, sul suo sito web, una descrizione davvero interessante del nostro panno Casentino, raccontando ai naviganti del web che “il look distintivo del Casentino è dato da piccoli riccioli sulla superficie del tessuto. L’effetto è intenzionale, per rendere la lana sia più calda che durevole. Nel Medio Evo, i monaci toscani indossavano vesti di lana Casentino. Casa Savoia utilizzava un panno di una luminosa varietà arancione per riscaldare i suoi beni più preziosi; i cavalli. Questo colore arancione è diventato il colore tipico del Casentino quando gli uomini fiorentini cominciarono ad usarlo per cappotti. Verdi e Puccini ne erano grandi ammiratori. I cappotti in Casentino sono ancora indossati dagli uomini italiani di oggi, in particolare da quelli di Firenze.” Per la nostra piccola valle è davvero entusiasmante pensare che nella stagione invernale appena trascorsa, anche l’uomo di classe newyorkese abbia indossato il cappotto del famoso panno casentinese e che anche a New York si parli di questo tessuto che ha reso la nostra valle famosa in tutto il mondo. Ma la storia che vogliamo raccontarvi non ha a che fare con questo “brand”, non parla neppure di quello che si è fatto (o non fatto!) per il panno e non ruota neanche attorno alla polemica sulla sua pubblicizzazione e valorizzazione.

La storia di questo articolo ci viene raccontata da un novantaduenne, un casentinese che, a suo dire, conoscerebbe la vicenda delle vere origini del famoso panno. Lui è Adriano Berti (porta lo stesso nome di suo nonno che vedrete menzionato nell’articolo) che da Pratovecchio ci racconta come è nato davvero, secondo lui, il Panno Casentino…

“La famosa stoffa del Casentino è stata ideata dal mio nonno Adriano Berti che si trasferì a Pratovecchio nel lontano 1890. Fino ad allora aveva fatto l’impresario nell’edilizia e abitava sulla strada che portava al Passo della Calla, nel comune di Papiano. A Pratovecchio comprò un fabbricato situato sulla riva sinistra dell’Arno, dove installò una tessitura con telai che erano comandati a mano dagli operai che erano in maggioranza donne, anche se tra loro c’erano anche prigionieri austriaci. Nel periodo che va dall’inizio del ‘900 al 1916, costruì il fabbricato che è ancora esistente. In questi nuovi locali si procedeva a tutte le fasi lavorative della lana, dalla mista alla cardatura, filatura, tessitura. Il primo Panno Casentino era tinto nella tintoria situata proprio vicino all’Arno, da dove si prendeva l’acqua per la coloratura. Il colore era l’arancione però si faceva anche il Casentino color moretto naturale (non tinto), usando la lana delle pecore morette. Il Casentino allora veniva portato come giaccone dai fattori agrari e dagli stessi proprietari terrieri. Negli anni ’30 alcune case di moda femminile lanciarono il Casentino e allora si usarono anche altri colori oltre all’arancione; verde, blu, marrone… Sulla cimossa portavano scritto (con calcomanie) la dicitura: Casentino Originale Lanificio Adriano Berti e Figli – Pratovecchio, dato che il lanificio stesso aveva il brevetto con il marchio di fabbrica. In quegli anni e seguenti il Casentino era tenuto in mostra nei migliori negozi di Firenze, Roma, Bologna, Torino e Milano. La caratteristica principale del Casentino è il ricciolo, cioè quei piccoli pallini presenti nella superficie del tessuto. Per ottenerli occorrono alcune fasi di rifinizione. La garzatura vegetale consiste nel tirare fuori il pelo che dopo viene passato in una macchina chiamata Rattina, la quale è fermata da una specie di pietra smerigliata che con un movimento rotatorio forma lentamente il ricciolo.

Tutto quanto scritto sopra è la fiera verità che confessa la nascita e la storia del Panno Casentino, nato a Pratovecchio presso il Lanificio Adriano Berti e figli. Purtroppo l’alluvione del 1966 ci privò della tintoria e rifinitura, causando la cessazione dell’attività e del lanificio stesso. Tutto quanto affermato dal sottoscritto dimostra che il vero Casentino Originale è nato a Pratovecchio.” Una vicenda davvero incredibile che vi abbiamo riportato così come ce l’ha raccontata il signor Berti. Parole forti le sue, che potrebbero cambiare in qualche modo la storia che fino ad oggi conoscevamo su questa bellissima e storica eccellenza casentinese.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 270 | Maggio 2016)