La crisi morde anche in Casentino, e recenti comunicati apparsi sugli organi di stampa provano ad affrontare il problema ma purtroppo rimangono solo in superficie. E’ apprezzabile il tentativo di chi cerca di “fare luce” su alcune vicende che riguardano aziende del territorio, ma se si vuole dare un contributo utile è necessario approfondire. Sinistra Ecologia e Libertà Casentino non è d’accordo su come è stata gestita una recente crisi aziendale, ma poi evita di entrare nei particolari e non spiega su cosa non è d’accordo (a parte il lamentare un minor risalto mediatico rispetto ad altre vicende).

Dicono di aver chiesto informazioni e che nessuno ha voluto rispondergli, ma potevano almeno farci sapere i nomi delle persone e delle istituzioni a cui si sono rivolti. Basta fare una semplice ricerca su internet per ottenere i verbali degli accordi stipulati sia in azienda che in provincia, in quei documenti ci sono i nomi delle organizzazioni sindacali che hanno approvato tali accordi, quindi bisognerebbe innanzitutto rivolgersi a questi soggetti. Il nocciolo della questione è: sono condivisibili questi accordi? E’ condivisibile la creazione di “New company” dove si fanno confluire solo una parte di lavoratori mentre il resto lo si manda in cassa integrazione? Esistono altre possibili soluzioni?

Nel contesto attuale, con tassi disoccupazione alle stelle e con una crisi che sta mietendo vittime ovunque, la cassa integrazione con uno stipendio da fame non è accettabile! Da questa crisi non se ne esce (forse tra chissà quanti anni…), mentre dalla cassa integrazione si esce in fretta (vedi la riforma degli ammortizzatori sociali) e si rimane senza il posto di lavoro. Il Lavoro che c’è va distribuito quindi dobbiamo pretendere la RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITA’ DI SALARIO: è uno strumento che ci tutela dall’intensificazione dello sfruttamento e dalle ondate di licenziamenti, inoltre apre canali di assunzione per le masse di disoccupati. LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI.

Ma purtroppo questo slogan non è più di moda… SEL chiede dove sono i sindacati, in particolare la CGIL e i COBAS: dov’è la CGIL è presto detto, la possiamo trovare a braccetto con CISL e UIL, sempre pronti a firmare ed avvallare le leggi promulgate dai vari governi che si susseguono, leggi che hanno messo i lavoratori di fronte ad un attacco padronale senza precedenti. Le assenze di scioperi e mobilitazioni in seguito al Collegato Lavoro, agli accordi separati sui modelli contrattuali, agli accordi sulle deroghe, all’accordo confederale del 28 giugno 2011, all’art.8 della manovra di agosto 2011, alla riforma delle pensioni e del mercato del lavoro (art.18), dovrebbero aver aperto gli occhi a molti. I COBAS ed i sindacati di base purtroppo non sono diffusi in Casentino, e questo SEL dovrebbe saperlo dal momento che si interessa di Lavoro. Nel dubbio basta semplicemente informarsi. COBAS (Confederezione dei Comitati di Base) significa autorganizzazione, in ogni luogo di lavoro dovrebbe costituirsi un Comitato di Base che autonomamente decide di intraprendere le azioni di volta in volta necessarie, senza l’influenza di funzionari esterni che raramente conoscono la realtà dei luoghi di lavoro.

In altre parole significa smettere di delegare. Ad oggi in Casentino i COBAS sono presenti solamente in una industria metalmeccanica, e chiamarli in causa accusandoli di “stare in silenzio” è alquanto improprio, dal momento che è evidente chi siano i reali firmatari e protagonisti della gestione delle varie crisi aziendali. Appellarsi ai Comuni, alla Regione e al Governo serve a poco, se queste istituzioni volevano fare qualcosa l’avrebbero già fatta. Dobbiamo fare appello ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati, agli studenti, ai migranti, solo loro, unendosi, possono trovare la forza per respingere gli attacchi di una classe politica/imprenditoriale che li vuole schiavi in nome del profitto, pronti a morire per un posto di lavoro (vedi l’ILVA di Taranto).

Occorre poi precisare che le aziende coinvolte in questo tipo di situazioni sono molte in Casentino, e di lavoratori “a spasso” se ne trovano molti ed in tutti i paesi, non solo a Bibbiena. Inoltre definire “una via d’uscita” il modo in cui si è conclusa la vicenda della SCA, farà accapponare la pelle a quanti sono rimasti tagliati fuori, e arà accapponare la pelle ai Casentinesi in generale che hanno visto sparire decine e decine di posti di lavoro. Nei luoghi di lavoro è necessario rivendicare la democrazia e il pieno potere di decidere dal basso obiettivi, piattaforme e forme di lotta.

COBAS LAVORO PRIVATO
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