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domenica, 21 Aprile 2024

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La Nonnetta, una fiaba per bambini di Letizia Fani

di Federica Andretta – Letizia Fani, nata e cresciuta a Poppi, fa la maestra di scuola primaria a San Piero in Frassino e non solo. Ha scritto un breve racconto, una fiaba umoristica per bambini ma in realtà per bambini di ogni età intitolato “La Nonnetta”. Letizia adora talmente tanto scrivere che riesce ad inventare storie incredibili. Le piace scrivere e leggere ai bambini delle storielle per stimolarli nella lettura in modo tale che si possano rendere conto che ci sono ben altri modi per divertirsi oltre alla tecnologia.

Secondo Letizia, e come darle torto, leggere delle storie fa bene, perché i ragazzi si abituano fin da subito a ragionare sulla sequenzialità degli eventi. I bambini a cui insegna hanno fin da subito reagito in modo positivo al suo racconto mostrandosi interessati e tutt’ora le chiedono di raccontare loro dei nuovi episodi.

Ogni tanto per stupirli Letizia non legge solo la classica storia, bensì prova a raccontarne una da lei stessa inventata. Si tratta solitamente di favole da lei realizzate in passato oppure di racconti di tre o quattro pagine tratti da episodi di vita scolastica su cui tanto si è riso e scherzato in classe. L’amore e la passione per la lettura, come Daniel Pennac afferma, non si può imporre.

Come nasce “La Nonnetta” “La Nonnetta”, che è anche il titolo del nostro servizio, è una fiaba nata per far ridere la figlia Caterina dopo aver visto insieme uno spettacolo teatrale della Compagnia Nata intitolato “Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso”. Qui c’è infatti un pezzetto in cui troviamo proprio la nonnetta di Cappuccetto Rosso. Quello di Letizia, a differenza dell’originale, è un personaggio super moderno rivisto in chiave comica che parla il dialetto romagnolo; una signora rotondetta, non molto alta, con occhialini tondi e capelli bianchi dai ricci a bigodino, ben vestita, con indosso un abito abbastanza sgargiante per l’età e gli orecchini e il rossetto rosso. Insomma, non la tipica nonna a cui siamo abituati. È svampita e buffa come se si fosse stancata di vivere nella fiaba tanto da non volerci più tornare per uscire nella realtà e combinare guai qua e là. Un esempio? Essere ricoverata nel reparto psichiatrico dell’ospedale oppure finire persino in prigione o, ancora, innamorarsi addirittura di un maresciallo dai capelli leggermente brizzolati, distinto e ben piazzato. Questo personaggio ha fatto ridere talmente tanto la figlia Caterina che questa ha chiesto alla madre di raccontarle via via degli episodi; così Letizia inventava e raccontava ogni tipo di avventura che le veniva in mente sulla nonnetta. Fingeva persino che la nonnetta si nascondesse nel loro portabagagli e che fosse insieme a loro, il tutto per far divertire la figlia. Da lì Letizia ha iniziato a scrivere il suo racconto; un modo questo anche per ricavarsi dei momenti tutti per sé con Caterina.

Un sogno nel cassetto Un sogno di Letizia sarebbe quello di fare la scrittrice per bambini. Infatti, fin da piccola era solita scrivere poesie e così ha continuato fino in età adulta partecipando in passato anche ad un concorso letterario per presentare il suo libro sulla leggenda della Contessa Matelda (basata su fatti reali ma anche frutto della sua fantasia) e poi pubblicato. La sua è una vera passione, probabilmente innata. Il racconto de “La Nonnetta” si compone in totale di quattro episodi, poiché in ciascuno di essi questo personaggio combina un guaio dietro l’altro. Letizia lo ha iniziato a scrivere l’estate scorsa terminandolo nel mese di agosto. Sono molte le idee in testa per il futuro. Vorrebbe scrivere un romanzo ma, si sa, ci vuole tempo. Inoltre, secondo lei, per redigere un romanzo è necessario prima scriverlo a penna, dopodiché lo si rielabora e infine si batte il manoscritto al computer e lo si ricontrolla anche dal punto di vista grammaticale. Una scrittura di getto la sua che accompagna tanti dei suoi quadernini sparsi un po’ ovunque in casa.

Ma c’è un episodio de “La Nonnetta” a cui Letizia è parecchio legata? Senz’altro il primo episodio, ossia la parte iniziale dove spiega com’è nato il personaggio. La nonna, che nello spettacolo teatrale era un pupazzo, esce nella vita reale come una persona vera e compare all’improvviso in macchina della protagonista. Per tutti i quattro episodi assistiamo a scene di vita di una mamma con la bambina mentre ad esempio sono in viaggio. Il testo è così tanto ricco di battute buffe da far sbellicare dalle risate. E così mentre Letizia e Caterina vanno in giro, lei le racconta episodi su questo particolare personaggio. Così da semplici episodi di tutti i giorni è come se ella creasse delle barzellette, un modo per trascorrere le giornate e far divertire sua figlia.

C’è una metafora dietro il personaggio della Nonnetta? La nonnetta ci fa ridere, ci stupisce e soprattutto ci insegna che dovremmo dedicare più tempo ai nostri anziani ed alle loro solitudini. È il contrario del classico stereotipo della nonna che se ne sta a casa e cucina. Questa nonna, invece, vuole andare a ballare e a divertirsi, vorrebbe pure trovare ogni giorno un fidanzato diverso, qualche bel giovanotto di settant’anni. Infatti, i suoi numerosi fidanzati le regalavano vestiti e gioielli! Ti trasmette simpatia, perché in fondo chi l’ha detto che un anziano debba per forza stare in casa fermo da qualche parte? È un modo per dire che forse spesso si considera la terza età in un modo sbagliato. E questo lo si capisce a conclusione del quarto (e per ora ultimo) episodio: «Era incredibile che un’anziana potesse mantenere quello spirito e quello stile di vita. La domanda venne spontanea a tutti. “Nonna, ma perché allora vuoi restare qui con noi, perché non torni dentro la fiaba? Non ti mancano tua figlia e tua nipote? Oppure, perché non scappi con qualcuno dei tuoi amici o fidanzati? Se torni dentro al libro, i carabinieri mica ti verrebbero a prendere!”. “Appunto! Là dentro che vita farei? Sempre le stesse cose. Una nipote che ti viene a trovare una volta all’anno, portandosi dietro il lupo, aspettare di farsi mangiare e poi liberare dal cacciatore. Uff! Che noia! Meglio stare qua fuori, voi mi fate molta compagnia, e poi, la possibilità di essere arrestata di nuovo è un pensiero stupendo, così rivedo l’uomo della mia vita, il maresciallo!”»

Creare una pagina su Instagram? Letizia ci ha pensato. Visto che è una maestra canterina, sarebbe bello creare una pagina con canzoni dedicate ai bambini, ma la frena la sua timidezza e il fatto di tenere molto alla propria privacy. Non ama particolarmente mettersi in mostra e avere un po’ troppo gli occhi puntati addosso, ma ci penserà. Quella di Letizia in fondo è una fase acerba. Non vuole scrivere per apparire ma per far divertire i propri bambini al fine di invogliarli ad usare carta e penna e a capire che leggere e scrivere è bello e che fondamentalmente sono due cose che vanno insieme.

Meglio scrivere per i bambini o per gli adulti? Per Letizia sono due cose diverse ma che le piacciono entrambe. Un fatto è certo: a seconda del tipo di lettore, il linguaggio e lo stile cambiano. Vedere l’espressione dei bambini mentre racconti loro una storia dà una grande soddisfazione, perché è una cosa che pochi fanno anche a livello locale. Ma se Letizia deve scegliere tra scrivere un racconto o una poesia, allora qui la risposta diventa più semplice: il racconto. Perché? Beh, perché è difficile oggigiorno incentivare le persone a leggere le poesie, in quanto molte le reputano cose troppo “antiche”.

Concludendo… «Se sono riuscita a far ridere e divertire tanto Caterina, spero di poterlo fare anche con altri bambini, di poter regalare un sorriso a chi ha un’età che va dai sei ai cento anni. Magari ci sarà chi vorrà prendere la matita per disegnare e colorare la nonnetta. Vedremo se usciranno nuove avventure su di lei!».

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