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mercoledì, 28 Febbraio 2024

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MG di Magrini: quando si guarda oltre…

di Anselmo Fantoni – Nulla accade per caso, niente si materializza dal nulla. Questo mese parliamo di una realtà che fotografa tante storie dell’Italia del dopo guerra, del miracolo economico, della passione di tanti imprenditori nati artigiani e arrivati a dirigere industrie di successo.

Siamo entrati nella MG di Magrini Giuseppe Srl, un po’ da sfacciati, ne siamo usciti coi lucciconi agli occhi. Giuseppe inizia come semplice dipendente nella nostra vallata ma per guadagnare di più si sposta nel fiorentino, dopo il lavoro si ingegna come si faceva allora, con piccoli lavoretti come ringhiere e cancelli, nel ‘57 inizia la sua attività in località Spazzavento vicino a Calenzano, da qui escono i primi banchi da lavoro e mobiletti che ancora possiamo trovare nei più recenti cataloghi aziendali. Questo la dice lunga sulla lungimiranza nella scelta dei prodotti da proporre ai clienti già dalle prime battute. Ma Giuseppe non era contento, voleva ancora di più così per un certo periodo ha lavorato in conto terzi per una grande azienda, la Corade, oggi purtroppo non più in attività.

Ricordare quei tempi oggi fa tenerezza, la giardinetta per trasportare le materie prime e i prodotti finiti, pensate che per un periodo hanno anche realizzato frigoriferi per distribuire la birra per la Prinz Brau, quando si dice flessibilità e capacità adattative.Nel ‘69 apre la fabbrichetta in loc. Pianacci, dove sopra viene costruita l’abitazione per la famiglia, fabbrica in parte costruita da sé, ovviamente con struttura in ferro.

L’azienda cresce e la famiglia pure, e il confine tra lavoro e affetti diventa sempre più labile, alcuni tecnici che montavano i nuovi macchinari erano ospitati in locali all’interno dell’appartamento, certamente per risparmiare, ma non solo, il fatto che alcuni dipendenti abbiano lavorato solo per Giuseppe non è un caso, qui si respira aria di famiglia. Negli anni ‘90 anche le figlie entrano in Azienda e contribuisco allo sviluppo dei mercati e all’incremento della produzione, al timone dei reparti produttivi e dell’innovazione tecnologica sempre lui che ha iniziato già da tempo la trasformazione dell’azienda in una 4.0, infatti insieme alla manualità degli operai possiamo vedere macchine CNC automatiche, robot e un nuovissimo impianto di verniciatura a polvere che ha dato nuova spinta a tutto il ciclo produttivo.

Investimenti di alto valore e necessari di ingenti investimenti, in parte mitigati da contributi statali ma comunque impegnativi. Un’azienda che ha saputo coniugare la solidità finanziaria alla razionalizzazione produttiva andando contro corrente non seguendo il just in time, ma lavorando sui magazzini di semilavorati e prodotti finiti, con ovvi costi per la logistica del materiale ma che riesce a coniugare risparmi da ottimizzazione dei lotti di produzione e una celere risposta alle richieste dei clienti che hanno sempre più tempi stringenti. Così nel 2001 l’azienda si sposta nella zona industriale della Ferrantina e dopo quattro ampliamenti attualmente la superficie operativa è arrivata a ben 12.000 mq in cui lavorano ben 50 collaboratori.

Mentre ci illustra i reparti rimaniamo colpiti dalla gioia di Giuseppe nel raccontare tutto quanto ha costruito, di svelarci anche i minimi dettagli orgoglioso di essere coadiuvato dalle figlie: Federica, la ragioniera tutta d’un pezzo che tiene sotto controllo i conti e l’amministrazione a tutto tondo, poi Silvia che si occupa del commerciale, donna sveglia e meno austera della sorella, tutte e due con dei sorrisi splendidi, anche più belli di quelli di Giuseppe. Il Fondatore ha raggiunto traguardi lusinghieri ma credo che la soddisfazione maggiore sia quella di aver trasformato l’Azienda in una famiglia e la famiglia in un’Azienda. Le figlie poi, si sentono rassicurate dal Babbo, così impegnato ma così aperto alle innovazioni, ma soprattutto un padre affettuoso.

Come sempre dietro a un uomo di successo c’è sempre una donna di valore, una moglie e una madre su cui ruota tutta la famiglia, Giuseppe è fortunato perché di donne di valore accanto a sé ne ha ben tre, il numero perfetto. Questa azienda è riservata, ha una filosofia casentinese, quella dei piccoli passi che altre realtà ben più grosse della valle hanno seguito, ha sposato l’innovazione produttiva con la tradizione, tanto che ancora oggi il core business è rappresentato dai banchi da lavoro della prima ora affiancati da carrelli porta utensili e armadi.

Un sogno nel cassetto? Espandersi ancora di più nei mercati esteri, e dopo averli visitati siamo certi che centreranno l’obbiettivo, non solo perché quello che sono non è stato costruito per caso, ma perché quando si lavora con amore e passione non si può fallire, non sempre per trovare Aziende capaci e dinamiche bisogna lasciare la nostra valle, questo il messaggio per i giovani casentinesi che vogliano mettersi in gioco.

Rimane la piacevole sensazione donataci dalla tranquillità di Federica, dalla dinamicità di Silvia e l’entusiasmo di Giuseppe che ancora sembra essere il più giovane della squadra, sicuramente sentiremo parlare di questa interessante realtà perché tutti noi tifiamo per il Casentino e per chi con umiltà e dedizione ha contribuito, contribuisce e contribuirà a rendere migliore la vita in questo piccolo angolo di paradiso. Il segreto del successo qui in Casentino? Impegno, sogni e famiglia, what else?

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