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domenica, 25 Febbraio 2024

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Società senza dolore

di Denise Pantuso – Felicità, benessere, successo, empowerment e determinazione. Il filosofo Byung-Chul Han ha descritto gli effetti di queste parole nel testo La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite. Credo che possiamo essere tutti d’accordo che in termini intrapsichici si presenta un utilizzo radicato di meccanismi di difesa come l’evitamento, il disconoscimento e la negazione. Usare un meccanismo di difesa psichico significa avere una precisa costruzione della realtà a cui conseguono specifici comportamenti.

Nel testo, Byung-Chul Han porta il suo contributo per spiegare come mai l’uomo cerca evitare il dolore e mi soffermerò su uno dei diversi punti che espone: il dolore segna un vincolo, un legame. L’uomo soffre per qualcosa o qualcuno a cui è legato affettivamente. I bambini piangono l’assenza della mamma, del giocattolo. Si piange da grandi per un lutto significativo. La sofferenza segna quindi il legame, dice l’importanza che ha per me quella persona.

I giovani della contemporaneità invece, guidati dalla comfort zone definiscono legame ciò “che ci fa stare bene” (Caparezza Docet), sentire pieni, senza titubanze. Ecco che i legami diventano particolarmente organizzati in giornate precise in cui i giovani si vedono. Sembra non esistere più “Ho voglia di vedere la/il mia/o ragazza/o per cui gli chiedo di uscire” perché in quel giorno è stato accordato che ognuno fa la propria vita. A lungo andare questo diviene un’abitudine che spenge sentimenti e desideri. La vita relazionale è quindi palliativa, nel senso che riduce il dolore, elimina ciò che turba, è lineare, organizzata, nessun grande slancio di entusiasmo e quindi di dolore.

Esiste il “Faccio la parte della fidanzata/o”. Questo fare la parte è quel principio che il filosofo chiama nel libro “derealizzazione del mondo” e che si avvicina alla pirandelliana maschera. Derealizzare il mondo è un effetto dell’anestesia affettiva che investe molti giovani di oggi e che li rende particolarmente smarriti interiormente salvo mostrarsi felici e sicuri di sé su tutti i social. C’è un vivere segretamente una particolare apatia, abulia, estraneazione dalla realtà mostrando il suo rovescio ovvero sovrastimolazione, iperfelicità e sovraprestazione.

Ecco che allora il dolore che si cerca di buttar fuori dalla porta prende nuove forme: crea soggetti che non hanno immagini di sé, parole per definirsi, mete a cui mirare ma un corpo che manda continuamente segnali di sofferenza.

Dott.ssa Denise Pantuso Psicologa e psicoterapeuta individuo, coppia e famiglia www.denisepantuso.it – tel. 393.4079178

(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)

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