di Francesca Maggini – Bill Dodd, nato in Galles in un piccolo paese molto simile alla nostra valle, da tanto tempo ha scelto il Casentino come luogo in cui vivere, non solo un cambiamento geografico ma una scelta di vita dove le piccole cose e la semplicità della natura sembrano invitare a rallentare e a guardare con maggiore attenzione ciò che ci circonda. Qui tra boschi e piccoli paesi immersi nel verde ha trovato un ritmo dell’esistenza diverso, più lento e senza dubbio più autentico. Un luogo dove il tempo non è solo qualcosa da misurare ma qualcosa da osservare, il Casentino è una terra dove ancora la natura è protagonista e dove il susseguirsi delle stagioni rende visibile in modo schietto il passare del tempo.
E’ forse proprio questa la chiave della sua scelta, aver trovato in una terra appartata come un semplice rifugio, uno spazio capace di alimentare ogni giorno lo sguardo, la memoria e la creatività. Per molto anni è stato docente di Lingua e Letteratura Inglese all’Università di Bologna e poi di Siena, una vita dunque trascorsa tra libri, studio, ricerca ed insegnamento. La sua storia però è quella di un uomo che ha attraversato molte esperienze, conosciuto persone, realtà diverse, studiato e insegnato ma che non ha mai perso la curiosità.
Oggi il suo rapporto con la conoscenza ha assunto un legame diverso, più personale ed intimo: Bill scrive poesie, una passione che alimenta dentro di sé fin da quando era ragazzo ma che con l’età ha assunto un valore diverso fino ad arrivare, oggi, ad essere un tassello importante della sua esistenza. Dopo una vita dedicata alle parole della letteratura, Bill sembra aver trovato nelle proprie parole una forma ancora più intima di ricerca: non più soltanto capire il mondo ma ascoltarlo. Scrive di sera dopo un paio di bicchieri di vino rosso, accompagnati da cioccolato fondente. E’ questo il momento in cui, ci dice, «raccolgo le idee della giornata, trovo l’input iniziale e poi seguo l’istinto, scrivere è il mio modo di essere, di sentirmi vivo, di essere qui e ora».
C’è qualcosa di profondamente umano in questo rituale quotidiano, trasformare una giornata apparentemente normale in materia poetica, lasciando che sia un’immagine, una sensazione a indicare la strada. Con l’età non ha mai smesso di guardare il mondo con occhi pieni di curiosità ed ancora oggi ha la grande voglia di stupirsi, non ha perso quella capacità, così preziosa e così rara, di lasciarsi sorprendere dalle cose semplici. Dalla sua casa immersa nel verde, trova e riconosce la bellezza proprio là dove spesso gli altri non riescono a vederla: in un raggio di sole che attraversa gli alberi, nel rumore del vento tra le foglie, nell’ascolto di un merlo, per lui ogni piccolo elemento della natura nasconde una meraviglia.
Uno sguardo, a mio avviso, che apparitene profondamente anche al Casentino: una terra che non ha bisogno di esibire troppo la propria bellezza, perché la affida ai dettagli, alle sfumature e a ciò che si rivela soltanto a chi sa fermarsi con gli occhi e soprattutto con il cuore. La sua poesia, leggera e profonda, nasce da questo, non dalla ricerca di grandi avvenimenti ma dall’attenzione verso le piccole cose, quelle che spesso attraversano le nostre giornate e senza che ce ne accorgiamo contengono un significato profondo degno di riflessione.
Il Casentino, questa terra che Bill ci racconta essere ormai la sua casa, è un interlocutore silenzioso, la natura non è solo un paesaggio da guardare, è una presenza con cui dialogare una fonte continua di stupore e meraviglia e così con il suo più profondo sentire trasforma le cose semplici in immagini bellissime. Ed è forse questo l’aspetto più affascinante della sua personalità. La capacità di stupirsi e meravigliarsi è uno degli insegnamenti più belli che la sua storia può lasciare, la curiosità non appartiene soltanto ai bambini o alla giovinezza, Bill ci insegna che si può ancora guardare una foglia, una nuvola, il tramonto come se fosse la prima volta, del resto, scrivere poesie significa anche dare un nome alle emozioni e alle sensazioni che le cose più semplici e autentiche suscitano in noi.
In un tempo che ci spinge continuamente a correre, Bill ci ricorda il valore di una parola: fermarsi! Fermarsi per osservare, per ascoltare, per meravigliarsi. Lo fa con grande abilità e con una grandissima sensibilità perché forse la sua capacità più grande e la vera ricchezza degli anni trascorsi è aver capito che il segreto non è sapere tutto, ma conservare sempre la capacità di sorprendersi e stupirsi per qualcosa.
Le sue poesie, giunte oggi ad una quarta raccolta, edita da Fruska, diventano una forma attraverso cui esprimere il suo modo di guardare la realtà, nascono dall’osservazione, dalla memoria, dalle emozioni e soprattutto dalla capacità di cogliere il significato nascosto delle piccole cose. Dopo tanti anni trascorsi nell’ambiente universitario potrebbe sembrare naturale che oggi preferisca il silenzio della natura alle aule degli atenei, in realtà, il suo sapere ha cambiato forma.
Le poesie di Bill ci insegnano che non bisogna mai smettere di farci domande perché, ogni giorno, può insegnarci qualcosa e offrirci una piccola sorpresa… La vita rimane meravigliosa finché conserviamo la capacità di meravigliarci, osservando qualcosa che è già lì vicino a noi, basta avere il tempo e la sensibilità per accorgersene.



