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lunedì, 23 Maggio 2022

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Etruria: era la “banca” di Arezzo

Sta riscuotendo un notevole successo e grande interesse il volume Amarcord di Banca Etruria, scritto da Alfredo Berni, già Direttore generale e poi Vice Presidente fino al Commissariamento della Banca, libro in vendita nelle librerie di Arezzo e provincia e sul sito fruska.it a 18,00 euro. Abbiamo intervistato l’autore, qui sotto in una foto del 1989.

Ci parli di come è nato questo libro e del suo titolo così evocativo.
«Diciamo che immediatamente alla conclusione per certi aspetti drammatica della vicenda Etruria, la estinzione della Banca con il fallimento dopo 133 anni di ininterrotta attività sul territorio di Arezzo e provincia soprattutto, ho sentito il bisogno di raccontare la storia di Etruria e la fine della storia. Come dico nel libro “vedere la luce per non rimanere nelle tenebre”. Non è un libro inchiesta ma è un vero e proprio “amarcord” della storia della banca e della mia vita personale in banca. Una forte e stretta relazione tra la mia vita, la mia famiglia e la banca essendo figlio di un dipendente che nel 1948 venne assunto in Banca Mutua popolare Aretina e che proprio a Ponte a Poppi nella filiale iniziò il suo lavoro. Io stesso ho fatto le prime due classi delle elementari a Poppi. Da qui tutti i ricordi personali e l’amarcord poi fino al 2007 anno della celebrazione del 125 ° anniversario dalla fondazione di Banca Etruria fondata nel 1882. Titolo evocativo? Certo tanta passione tanti ricordi felici, molto ha dovuto il territorio alla Banca, ma altrettanto ha dovuto la Banca alla città. Sono cresciute per tanti anni insieme e ognuna ha contribuito allo sviluppo dell’altra.»

Di cosa parla questa sua opera?
«Il libro si divide in due parti. La prima parte è il vero “Amarcord di Banca Etruria 125 anni”, la storia della Banca con riferimento anche alla storia della città di Arezzo ed anche alla squadra della città la mia altra grande passione, tutto si interseca con i miei ricordi e fatti personali in modo soft e mi dicono scorrevole e anche piacevole al lettore. La seconda parte “Il caso etruria” tratta proprio di come si è arrivati alla insolvenza Affronto la tematica con i colori pastello non neri della rabbia né rossi della vergogna, e credetemi non è stato facile. Anche nei vari passaggi della vita aziendale ho cercato di mantenere lo spirito toscano che ci contraddistingue.»

Nel libro affronta anche il crack che ha subito Banca Etruria. Quale è la sua versione in merito?
«Non cerco certo di giustificare qualcuno. Non entro nel merito dei processi e delle responsabilità degli amministratori e o dirigenti, questa è materia di tribunali. Ma nella vicenda Etruria troppi fattori esterni hanno avuto un peso determinante. Il disegno della Banca d’Italia di concentrare e consolidare il sistema bancario in Istituti di più grande dimensione; la crisi economica finanziaria originata in Usa nel 2008 con gravi ripercussioni anche sul sistema bancario; la presenza nel Consiglio di amministrazione della banca di Pier Luigi Boschi ha innescato polemiche politiche e partitiche; i conflitti tra Renzi e le istituzioni e la cornice Europea hanno poi chiuso il cerchio. Di tutto questo si parla nel libro con molti aspetti di novità e curiosità rispetto a quanto riportato dalla stampa a suo tempo.»

Arezzo e il suo territorio avrebbero ancora bisogno di una Banca Etruria?
«Assolutamente sì. Ma non sono più i tempi ormai il sistema bancario si è modificato e nel libro c’è anche una scorrevole analisi di facile lettura e interpretazione di questa crisi che ha attanagliato le banche facendo scomparire tutti i medi istituti soprattutto nel centro Italia e nel Nord Est. Da Arezzo a Ancona Ferrara Vicenza e Montebelluna (Veneto banca), banche in continua crisi anche Mps Carige e Popolare di Bari. Il futuro sarà molto diverso. Anche il futuro di Etruria era segnato dal mutare dei tempi ma quello che racconto è che non doveva finire così.»

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