di Umberto Rossi – Come tradizione insegna i Fochi (detta alla badiana) stanno a simboleggiare la vita nella fede e vengono accesi in onore e devozione della Vergine Maria, data in cui si festeggia la sua natività (l’8 settembre cc.), i vangeli non parlano di questo lieto evento e non ci rivelano i nomi dei genitori della SS. Vergine, li rivelano invece i vangeli apocrifi; quindi la sera del 7 settembre in ogni castelletto (piccoli villaggi, ognuno con un proprio nome e identità), si accendeva un gran falò, prevalentemente con legna di abete raccolta nel bosco dai ragazzi, rami secolari caduti o tagliati dai boscaioli. Intorno al fuoco si raccoglievano gli abitanti del castelletto che cantavano laudi alla Vergine di cui l’8 settembre si festeggia la natività. La tradizione popolare rurale vuole che sia il fuoco a purificare la “natura umana” e fondendo la religione alla cultura pagana dei paesini siamo giunti al parallelismo fuoco = simbolo di fede. I Fochi costituivano anche una vera e propria competizione tra i vari castelletti, per fare quello più grosso e che si spengeva più tardi, ed il tutto era allietato ed accompagnato dallo scoppio di fuochi artificiali, che coloravano questa fantastica valle. Ancora oggi tale antica tradizione è tenuta in vita (logicamente rivisitata in chiave moderna). Le origini di questa splendida celebrazione si ritrovano in alcuni manoscritti che risalgono proprio all’8 settembre del 1008, in cui Elemperto, vescovo di Arezzo, consacro a Assunta la chiesa della Badia di Prataglia. Nei primi decenni del secolo, al carattere religioso si è aggiunto un nuovo motivo più popolare. Inoltre i Fochi rappresentavano il saluto ai boscaioli badiani che partivano nei giorni successivi per la Maremma, dove lavoravano l’intero inverno per ritornare poi nei giorni di Pasqua.