Egr. Assessore Lorenzoni, avevamo scritto, come lei sa, una lettera al Sindaco di Bibbiena perché intervenisse in un confronto che assumeva i toni dell’offesa e della minaccia di stile mafioso. Noi siamo rispettosi delle istituzioni e del Sindaco che deve (dovrebbe) essere il garante di tutti i cittadini. Ad oggi, come temevamo, nessun cenno di riscontro né dal Sindaco, né, tanto meno, dai Consiglieri Comunali, né di maggioranza né di opposizione (ma esiste una opposizione?). Al di là della condivisione o meno delle nostre posizioni, avevamo posto un problema politico, di rispetto del confronto che è la base di ogni democrazia.

La mancanza di risposta, il silenzio imbarazzante del Sindaco, confermano che a Bibbiena esiste un amministratore unico, con un Sindaco ed una giunta (ed un Consiglio Comunale) che fanno da contorno plaudente.

Preso atto di ciò ci rivolgiamo direttamente a lei, Assessore e gestore unico del Comune, se non altro per chiarire che le sue affermazioni relative al comportamento della Regione Toscana (“dovete smettere di rompere..”) sono frutto di pura fantasia .

Abbiamo letto più volte la risposta dell’architetto Turci della Regione Toscana e da nessuna parte abbiamo trovato scritto di “smetterla di rompere”. D’altronde non lo avrebbe mai potuto scrivere, perché noi non abbiamo “rotto”, abbiamo soltanto esercitato un diritto collettivo, ovvero la più alta espressione della democrazia. Il territorio è un bene di tutti e proprio per questo la Regione Toscana ha permesso ai cittadini, come noi, di poter porre domande su un argomento così rilevante. Resta il fatto che ha invece scritto che “restano i dubbi sulla legittimità della variante” che però non è compito della Regione verificare. E lo stesso Garante della Regione ed i suoi tecnici in un incontro appositamente richiestoci, si sono con noi congratulati per la serietà delle nostre osservazioni, per le dettagliate motivazioni, tanto che in gran parte sono state fatte proprie dalla Regione e dallo stesso Comune di Bibbiena.

Sappiamo bene che lei ha uno strano concetto dello stato di diritto… diciamo alla marchese Del Grillo: “io sono io e voi non siete un c….!”, che farebbe volentieri a meno della democrazia; né è dimostrazione il suo rallegramento per l’approvazione all’unanimità (un tempo si sarebbe detto “con voto bulgaro”) della variante, sia pure dimezzata. A noi invece, questa vicenda, con l’opposizione che prima contesta la variante e poi approva quello che aveva contestato, fa venire in mente la famosa frase dell’Amleto di Shakespeare “c’è del marcio in Danimarca”.

Ma ancora più preoccupante è il fatto che lei, amministratore del bene pubblico, in questo caso non si sia interessato degli interessi della collettività, ma di una piccolissima parte di essa; lo ha scritto chiaramente nelle sue risposte, in stile mafioso, sul blog di casentino2000 e su facebook a Giorgio Renzi. Se il legislatore seguisse il suo modo di pensare dovrebbe fare Cavalieri del lavoro tutti i capi della criminalità organizzata per il semplice fatto di dare lavoro a migliaia di persone.

Il diritto al lavoro è sacro; gli amministratori pubblici e privati hanno il dovere di tutelarlo, però rispettando, sempre e comunque, tutti gli altri diritti, collettivi e individuali. E questo ci porta a farle, ancora una volta, la domanda: cosa ha fatto codesta amministrazione comunale, per esempio, per i lavoratori della Mabo e del suo indotto? Eppure, vogliamo ricordarlo, la Mabo ha ottenuto diverse gratificazioni urbanistiche dalla sua e dalla precedente amministrazione, con la solita motivazione del dare lavoro! Ma oggi i lavoratori della MABO PREFABBRICATI sono a spasso, mentre la MABO immobiliare sembra andare a gonfie vele!

Probabilmente la frustrazione nel veder ridotta ai minimi termini la sua megavariante, quella che doveva essere “la madre di tutte le cementificazioni” in Casentino, grazie anche alla nostra battaglia solitaria, le ha fatto perdere di vista l’epilogo di una tragedia annunciata come questa. E proprio la vicenda Mabo avrebbe dovuto insegnare e rendere le amministrazioni più accorte (che non significa diniego pregiudiziale) rispetto alle facili promesse di posti di lavoro. La trasparenza nel trattare certe problematiche, coinvolgendo le istituzioni e le rappresentanze dei lavoratori, i cittadini tutti, attorno a progetti non solo urbanistici/edilizi, ma a piani di sviluppo credibili, sarebbe stato un modo serio per dare risposte ad esigenze produttive realmente verificate e condivise, (ed in tempi brevi) senza impegnare il territorio agricolo in un generalizzato piano edificatorio.

Ma dobbiamo prendere atto che, per questa amministrazione, anzi per questo amministratore delegato, certe cose vanno trattate nelle segrete stanze. Al contadino non far sapere….. E guai a chi osa criticare pubblicamente! Reato di lesa maestà.

Certo questo modo di agire non è proprio dei comuni cosiddetti “virtuosi”. Non a caso non ci sembra di aver visto Bibbiena nel loro elenco. Magari lo ritroveremo tra i “virtuosi” del cemento!

Luca Tafi e Giorgio Renzi