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martedì, 13 Ottobre 2026

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«La Nostra Storia Camminando» I cartelli che spiegano il Casentino #26: Rassina

di Giorgio Innocenti Ghiaccini – Credo di non sbagliare se sostengo la tesi che il toponimo Rassina possa veramente derivare dal nome con cui si riconosceva il popolo degli etruschi, vale a dire: Rasna o Rasenna. Questo farebbe pensare che da Rassina probabilmente iniziava l’Etruria. D’altra parte le due vie che costeggiano l’Arno da Rassina fino ad Arezzo erano antiche vie etrusche: oggi la strada regionale 71 Umbro – Casentinese e la via della Zenna. Queste sono confermate da ritrovamenti archeologici ovvero: il bronzetto ritrovato nei pressi di Casa Ducci lungo la SR 71 databile al VI – V sec. a.C. e le tracce di una villa rustica romana (GAC Nuovi contributi per una carta archeologica) e la l’ara etrusca di Pieve a Socana lungo la via sulla destra dell’Arno. Un ponte sull’Arno, che univa le due sponde e vie, è ricordato nell’anno 1144 come: “[…] ad fluvium Arnum […] ad ponte de Soka […]” (Regesto Cam., doc. 1012) quindi il ponte di Rassina doveva essere di origine Romana.

Il Castello di Rassina è ricordato nel luglio del 1385 in un verbale di ispezione fatta nei castelli del contado aretino dagli incaricati del Comune di Firenze per conoscere se fosse valsa la pena di tenerli o abbandonarli. Il documento è scritto in volgare e vi si legge: “RASSINA – Sono intorno di 30 (uomini). È un castello su la strada con uno cassero. Evvi uno castellano, tre compagni. Sono confidenti et è da tenerlo (nelle note: Avealo in custodia mess. Ludovico dell’Asino d’Arezzo)”. Mentre quello di Castelfocognano è ricordato: “CASTELFOCOGNANO – Sono intorno di 60. È un castello forte. Tutti Guelfi: guardansi per loro medesimi: sono da tenersi cari”. (U. Pasqui).

Bartholomeus Xantius vicario del vescovo cardinal Francesco Armellini visitò, il giorno 15 giugno 1521, l’ospedale di s. Anna di Rassina che era tenuto in malo modo e minacciava rovina. Nel 1583 il vicario papale vescovo di Sarsina Angelo Peruzzi vi fece una visita apostolica (per conto del Papa) e vi furono trovate due stanze; una per i sacerdoti, che era in condizioni «optime»; un’altra per i laici da sistemare meglio e si ordinò di non ospitare uomini e donne insieme. In quasi tutti i casi dormivano nello stesso letto: … quanti ce ne entravano. (Pieri – Volpi).

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