di Francesco Benucci – “Il lavoro nobilita l’uomo”, se è vero, come recita il celebre proverbio, che un’occupazione, soprattutto quando fa rima con passione, conferisce dignità e valore al percorso che ognuno è chiamato a compiere, è altrettanto certo che il mestiere più importante da apprendere e, al contempo, intraprendere è la vita stessa, con tutte le sue peculiarità, i suoi snodi, i suoi momenti di crescita e le sue pause di riflessione. Spesso si tende a scindere i due aspetti ma ci sono altresì quelle circostanze, quelle traiettorie, quelle storie in cui esistenza e lavoro combaciano perfettamente, magari perché frutto di scelte e talenti che, attraverso le generazioni e la trasmissione di conoscenze ed esperienze, hanno trasformato una semplice mansione in una vera e propria vocazione, in una sentita ragion d’essere: è il caso dell’azienda di Stia F.lli Checcacci Mobili snc di Checcacci Maurizio e Marco, il cui principio affonda le radici anni addietro, in un salto a ritroso basilare per comprendere al meglio la narrazione di un successo non estemporaneo, bensì costruito volto dopo volto, passo dopo passo, con pazienza e professionalità.
Il nostro racconto inizia con nonno Donato che, nel periodo prima e dopo la Seconda guerra mondiale, in una bottega sotto casa a Lonnano, esercita la professione di falegname, già da lui ereditata da una precedente tradizione familiare e indirizzata alla realizzazione di botti, tini, bigoni e altri manufatti propri della realtà rurale del tempo. In questo contesto nasce e cresce Artemio che dal padre acquisisce la passione per il mestiere suddetto e la predisposizione a lavorare il legno, declinando tuttavia, ben presto, questa attitudine con un tocco personale, consistente nell’elaborare piccoli mobiletti. Quello che ancora non sa è che un interesse all’apparenza destinato a rimanere un diletto giovanile, si sarebbe trasformato nel filo conduttore di una lunga e rinomata attività lavorativa: infatti, dopo un iniziale apprendistato nella falegnameria paterna, i primi passi fuori “dal nido” lo portano, dalla fine degli Anni ’50 all’inizio degli Anni ’80, a collaborare con altri artigiani della zona, i quali, anche nell’ambito di linee promosse dalle rispettive ditte, gli richiedono di lavorare e produrre quei mobili che, in un ristretto lasso di tempo, diventano la sua riconosciuta e stimata specialità.
È il dicembre del 1981 quando, forte della competenza conseguita, tenendo presente la grande richiesta di mobili in massello su misura e desideroso di sperimentare le possibilità che una maggiore autonomia può concedere, decide di compiere il grande passo e si mette in proprio, prima concentrando i suoi sforzi sul mobilio da soggiorno (tavoli, credenze, madie…) quindi, nel giro di un anno, specializzandosi nel più complesso ed evoluto mobilio da cucina, aggiungendo così un tassello fondamentale al proprio tragitto, tramite l’affermarsi di un suo noto marchio di fabbrica. Le scelte effettuate si rivelano vincenti, come testimoniano il fatto che la giovane falegnameria diventa un punto di riferimento per la comunità circostante, il rapporto di stima e fiducia che si innesca tra Artemio e i suoi compaesani e il propagarsi del passaparola che attira anche i primi clienti “forestieri”.
Insomma, la ruota gira e, a ulteriore conferma di un virtuoso avvicendarsi e parimenti integrarsi generazionale, entrano successivamente a farne parte i figli Marco e Maurizio, i quali non si limitano a immettersi per inerzia in una strada già tracciata, quanto piuttosto, portatori di un’analoga passione coltivata sin da piccoli tramite la realizzazione dei primi mobiletti, intraprendono il cammino professionale con profonda convinzione e con l’obiettivo di dare il proprio, distintivo, apporto: così, nel 1997, costituiscono la società odierna e, di pari passo, mirano ad allargare la clientela, contattando non solo i privati ma, anche, direttamente i rivenditori, compreso il settore delle grandi firme, partecipando con costanza alla fiera del Salone del Mobile di Firenze, facendo breccia pure nei meandri di un’utenza straniera che comporta l’invio di prodotti negli angoli più disparati del globo.
Ne è trascorso di tempo da quella piccola bottega sotto casa e se, voltandosi, i nostri possono rinvenire le tracce di un percorso colmo di sudore, sacrifici e progetti tramutatisi in soddisfazioni, crescita, attestati di stima e successi, questo è dovuto sia a parole d’ordine come qualità, competenza, professionalità, sia a creazioni assai apprezzate, soprattutto nell’ambito delle cucine, sia al contributo, fondamentale, di tutti i collaboratori, passati e presenti, ai quali va un sentito ringraziamento, avendo deciso di identificare una tappa importante del loro percorso di vita in un’impresa così bella e così impegnativa, senza dimenticare infine i collaboratori futuri, perché, in un contesto sempre più ricercato e sempre meno praticato, la ditta stiana, dato che non mancano nuovi traguardi da raggiungere, oltre al proponimento di affinare ulteriori relazioni con altri partner, in aggiunta a quelli attuali, apre le sue porte a personale da inserire nel settore commerciale e nel settore pratico della falegnameria vera e propria.
Il tutto sotto lo sguardo vigile dell’ultimo ma non meno importante componente familiare a cui questa azienda deve la sua ascesa, mamma Loriana, presente in tutte le fasi del percorso, specializzata nella verniciatura, costante e incrollabile punto di riferimento. Con lei si completa il quadro di una vicenda, familiare e lavorativa, di lodevole successo, in cui ogni generazione ha dato il suo apporto originale, trasmettendosi a vicenda quanto appreso, vissuto e raggiunto.
E d’altronde questa storia insegna o perlomeno ci ricorda che la qualità di un prodotto è determinata, altresì, dallo spirito con cui si realizza: e giustappunto nel caso di Mobili Checcacci, tra gli anfratti del legno in massello, si possono chiaramente vedere i segni distintivi di più vite legate indissolubilmente tra loro e l’amore, viscerale, per quello che non si può considerare solo un mestiere.



