di Melissa Frulloni – A Certomondo un cane ispira un progetto che rivoluziona il concetto di casa di riposo. La pet therapy, un’attività terapeutica alternativa per curare anche gli anziani.

Se andate alla Rsa di Certomondo a Ponte a Poppi, oltre a vedere letti, pazienti, anziani, infermiere e quant’altro ci si può aspettare di trovare in una casa di riposo, scoprirete anche una strana ma piacevole novità, che rende questo posto unico e un po’ diverso dalle altre residenze per anziani.

Questa novità si chiama Argo ed è la mascotte della struttura. Argo è un cane, un po’ vecchiotto, ma ancora pieno di vita e bisognoso di affetto. È un randagio, un trovatello, che la struttura ha deciso di ospitare finché non troverà una famiglia che voglia adottarlo. Argo ha vissuto una vita triste, fatta di abbandoni e maltrattamenti, ma nella casa di riposo sta vivendo ora felice e amato. (Avrete già scoperto la storia di Argo nella rubrica “Casentino a 4 zampe”).

Oltre ad essere la mascotte della residenza, Argo ha stimolato un’idea che, alla casa di riposo, ha coinvolto tutti, specialmente gli anziani. È grazie a lui, infatti, che a settembre 2011 è partito un ciclo di 10 incontri del “progetto Pet Therapy”. La pet therapy è un insieme di attività terapeutiche condotte con animali domestici e d’affezione. L’effetto benefico prodotto dalla presenza di animali in contesti sanitari è stato riconosciuto persino dalla Presidenza del Consiglio che, nel 2003, ha individuato nella pet therapy una cura da affiancare ai programmi terapeutici tradizionali. Per saperne di più e per capire come realmente si svolge un programma di pet therapy abbiamo raggiunto a Certomondo, Stefania Mosconi, coordinatrice della struttura e Laura Cipriani, educatrice.

Come ha fatto un cane ad ispirare un progetto così importante?

«Quando abbiamo accolto Argo nella nostra struttura era malconcio e diffidente, timoroso nel lasciarsi avvicinare dalle persone. Il veterinario che l’ha seguito dal primo giorno, il Dottor Omizzolo, ci ha consigliato di sottoporlo ad una serie di lezioni di addestramento, per renderlo più docile e gestibile. L’idea del “progetto pet therapy” è nata quando abbiamo visto in Argo un possibile “cane-dottore” da impiegare nella struttura. In questo modo non solo avremmo dato ai nostri ospiti, la possibilità di giovare di una terapia alternativa ed efficace come la pet therapy, ma avremmo, anche, dato ad Argo una seconda possibilità, riscattandolo da una vita di sofferenze e mettendolo al servizio dei malati. L’operatore cinofilo che l’ha addestrato ha cercato di recuperarlo e socializzarlo, ma, nonostante i grandi progressi che ha fatto, non è stato possibile inserirlo nel programma di pet therapy. Infatti, i cani impiegati in questa terapia, sono generalmente di razza Labrador e vengono addestrati fin da cuccioli, vivono una vita incentrata su questa attività, lavorando sempre e sottoponendosi a continui addestramenti. Argo è risultato, quindi, incompatibile con questo progetto».

Chi sono i protagonisti del “progetto pet therapy”?

«Innanzitutto, i nostri “vecchietti” che, anche se con un po’ di titubanza e timori iniziali, hanno partecipato con gioia a quest’attività. Il progetto ha coinvolto 10 ospiti della nostra struttura, tutti con gravi disabilità fisiche, soltanto due di loro soffrono di una disabilità medio grave, ma comunque tutti affetti da demenza senile e problemi psichici. I progetti di pet therapy, come il nostro, sono calibrati e pensati in base all’utenza e cercano di correggere o migliorare i comportamenti dei pazienti. Questi, infatti, sono chiamati ha ripetere degli esercizi che gli addestratori fanno fare ai cani in una riabilitazione simile al gioco e incentrata sulla motricità. Gli altri protagonisti del progetto sono coloro che rendono materialmente possibili queste attività terapeutiche, non solo nella nostra casa di riposo, ma anche in molte altre strutture sanitarie della provincia di Arezzo, i membri dell’associazione G.A.I.A. (Gruppo di Aiuto Interdisciplinare con ausilio di Animali). All’interno dell’associazione ruotano una serie di esperti e professionisti che organizzano e gestiscono gli incontri. Fanno parte di questo team il Medico Veterinario, Dott. Paolo Omizzolo; la psicologa Dott.ssa Bartolina; la psicoterapeuta Dott.ssa Caremani; l’educatrice Dott.ssa Faini e due operatori cinofili, Maria Elena Bisconti e Enrico Omizzolo. Tutte queste figure lavorano insieme per cercare la tipologia d’intervento più adatta al paziente. L’associazione lavora con molte tipologie di utenza, dagli adolescenti agli anziani, a persone con deficit mentali e fisici, fino a quelle affette da autismo. Infine ultimi, ma non ultimi protagonisti di questa avventura, i cani, che sono le vere star del progetto. Come già detto, non abbiamo potuto includere il nostro Argo nell’attività, quindi i cani-dottori che sono stati utilizzati sono quelli dell’associazione G.A.I.A. Speravamo che Argo potesse diventare un “dottore” perché il nostro sogno sarebbe quello di creare una struttura con pet therapy integrata, ma vuoi per le disabilità dei pazienti, molto anziani, vuoi per la mancanza di fondi che un progetto del genere richiede, non siamo, per adesso, riusciti nel nostro intento».

Chi ha finanziato il progetto?

«Oltre a ricevere finanziamenti da enti e aziende del Casentino, abbiamo organizzato una festa per raccogliere i soldi necessari per far partire questo progetto. Il 25 settembre scorso abbiamo organizzato un “pomeriggio a 4 zampe”. La giornata prevedeva una sfilata canina, alla quale hanno partecipato, oltre ai cani di razza e meticci, anche i cani dell’associazione G.A.I.A. e i cani del canile di San Piero. A fare da giuria, gli anziani della casa di riposo e i bambini delle scuole elementari del Casentino. Inoltre, con la vendita dei biglietti della lotteria, effettuata da alcuni commercianti di Poppi e Bibbiena, e con le offerte raccolte durante la giornata abbiamo accumulato quasi 1.400 euro, un grande risultato che ci ha permesso di partire con il progetto di pet therapy. Sicuramente anche quest’anno organizzeremo la festa perché, oltre ad essere un modo molto efficace per raccogliere dei fondi, ci permette di creare “un ponte con l’esterno” e far conoscere ai cittadini come lavoriamo e che cosa facciamo dentro la Rsa. I nostri pazienti vivono chiusi in questo spazio che è il loro mondo perdendo ogni contatto con la realtà esterna. Anche per la sua ubicazione e posizione geografica Certomondo si presta ad essere un isola lontana e, se vogliamo, felice. Soltanto grazie ai familiari e alla bella stagione, che permette agli anziani di uscire nel giardino della struttura, questi possono agganciarsi con l’esterno e conoscere che cosa c’è “al di là dei cancelli”. Queste giornate sono, quindi, utilissime per i nostri ospiti perché li riportano nel mondo che hanno abbandonato entrando nella casa di riposo».

Quello che succede a Certomondo è la dimostrazione di come stia cambiando ed evolvendo il concetto della “casa di riposo”. Siamo abituati a pensare a queste strutture come a luoghi tristi e grigi che tutti, sin da bambini, abbiamo imparato a detestare e ad associare alla vecchiaia e alla morte. Oggi scopriamo invece degli spazi colorati e felici, dove gli anziani possono trovare calore e amicizia e dove posso svolgere attività di svago e riabilitazione. Però è, comunque, vero e inevitabile che, nelle case di riposo, l’unica cosa che si può fare è dare un aiuto agli anziani, trasmettergli gioia ed entusiasmo, ma non si può arrestare un processo naturale che porta, purtroppo, alla morte. Per questo Laura Cipriani ci dice che Argo è la metafora vivente della casa di riposo e dei suoi ospiti.

È un cane molto anziano e malato che si può aiutare, al quale si possono alleviare delle sofferenze, ma non lo si può riportare alla giovinezza e non gli si può restituire quella voglia di vivere che aveva un tempo. Progetti come quello della pet therapy sono, quindi, utili per stare vicini ai “nostri nonni” e ai “nostri vecchietti”, per farli sentire meno soli e per aiutarli a scrivere, serenamente, l’ultima parte della loro storia.