Il comunicato di Bernardini naturalmente difende la sua posizione, non dice nulla di concreto sulla sua ricandidatura e sembra un libro dei sogni, che, nella realtà, non esiste o esiste solo in minima parte. Alcune affermazioni addirittura fanno sorridere ed esprimono cose che solo Lui vede. Questo è il nostro parere. Il problema non è Bernardini, ma una politica che aveva suscitato tante speranze (e che questo giornale ha sostenuto all’inizio in modo convinto), che doveva essere di cambiamento e invece, nella sostanza, non è stata. Basta citare la supina chiusura del Punto Nascita e la firma dei Patti territoriali. Si legge nel comunicato: “Un progetto che ha dato fastidio a molti perché ha scardinato meccanismi vecchi di trent’anni”. E’ stato davvero così? Non ce ne siamo accorti.

Il ritorno dalla vacanze ha un solo tormentone: Bernardini e il referendum. Era assolutamente prevedibile, ovvio fino ad essere banale, qualcuno dice anche giusto. In realtà il referendum sulla fusione ha una sola faccia: se passa e vince il sì il territorio si arricchisce, soprattutto Ortignano-Raggiolo; ci saranno grandi progetti che potranno vedere la luce in breve tempo. Se non passa il futuro sarà un po’ più duro. Andranno avanti – faticosamente – le strutture più grandi ed organizzate che potranno, con le loro forze, stare dietro a progetti, bandi e così via. I tempi per qualsiasi cosa si allungheranno. Anche su questo dico ovvietà.

In realtà non comprendo bene quando ci si chiede che progetto politico ci sia dietro all’operazione. Personalmente sono nove anni che parlo di accorpamenti come steps necessari ad un Casentino unito. Le fusioni portano fondi vivi, e questa è realtà innegabile. Se qualcuno mi dimostra che questi non servono, sono bene felice di ascoltare e magari di cambiare idea se sono “buone ragioni”. Lo stesso farei se qualcuno mi dimostrasse che un Casentino frazionato politicamente è più funzionale di un Casentino unito.

Le buone ragioni sono indispensabili, però. Appellarsi solo ad un “No Bernardini a prescindere” non è una buona ragione. Io cerco di portare le mie ragioni.

Credo e sostengo il “sì” al referendum perché credo che uniti siamo più forti non solo politicamente, ma anche economicamente e da punto di vista funzionale. Penso alla capacità organizzativa e lavorativa anche di uffici strategici per un ente pubblico. Credo nella fusione perché sarebbe un modo per far ripartire micro economie nell’immediato, dando una spallata allo stallo in cui ci troviamo. Credo nella fusione perché rende più fluide le relazioni tra comuni accorpati e più semplice l’organizzazione di comparti come il turismo, l’urbanistica, la cultura, il sociale, che funzionano bene solo se costruiti sul territorio e non sull’orticello. Credo nella fusione perché possiamo insieme organizzare meglio il futuro ai giovani, ma anche agli anziani e garantire la tenuta dei supporti sociali che sono a rischio nel prossimo futuro perché mancheranno economie vive.

La mia personale candidatura non è sul piatto poiché è ancora oggetto di valutazione da parte della Lista Civica.

Una cosa è certa: la lista civica – oggi arricchita sia numericamente che culturalmente, di altri elementi  – è decisa a portare avanti il progetto politico iniziato circa dieci anni fa. Un progetto che ha dato fastidio a molti perché ha scardinato meccanismi vecchi di trent’anni;  si è opposto a logiche gestionali tollerate solo per appartenenza politica; un progetto che ha fatto grande Bibbiena e il suo territorio, con lavori importanti che ne hanno migliorato l’immagine, la fruibilità, il decoro. Lavori che mancavano da anni, bloccati in chi sa quali logiche.

Difficile fare elenchi senza essere noiosi… ciclopista, scuole sicure e scuole ex novo, investimenti sul museo archeologico, strade sicure, rivitalizzazione dei centri storici e ora in gestazione e prossima realizzazione San Lorenzo, Serravalle e Marciano, Dopo di noi, collegamento con ciclopista dell’Arno e poi fino a Camaldoli, Binario 0 per il turismo e il portierato sociale, Cammini di Francesco, Ippovia, via Dante, sostegno ai giovani con la partecipazione a 5 bandi regionali e nazionali, sostegno alle micro imprese, un’altra nuova scuola.

Qui le poltrone non c’entrano nulla. Certo, è facile per i detrattori ripetere il mantra “E’ attaccato alla poltrona”. L’odio politico si traduce in critiche vuote di logica e deboli in sana ironia. Ma anche queste sono ovvie. In realtà, al di là di Bernardini, la Lista ha intenzione di concludere tanti progetti avviati e realizzarne di altri perché Bibbiena e tutto il comune continui ad andare avanti nel cammino intrapreso, liberi da logiche politiche.

Poi viva la democrazia, ognuno è libero di poter esprimere la propria opinione e soprattutto di esprimersi politicamente. L’importante anche qui è dare buone ragioni ai propri elettori: non si può dire “vota no al referendum per fare fuori Bernardini”. Questo significa ferire la democrazia e fare del male al territorio. Orribile sacrificare lo stesso in nome della politica.

Daniele Bernardini