di Fiorenzo Rossetti* – Mentre sto ultimando di scrivere questo articolo (siamo a fine giugno) l’orologio della storia sta per essere riportato indietro. Il Governo di questo paese, di questa nazione chiamata Italia, prova a invertire la storia con un colpo di penna, portandola ad un’era pre ambientalista, pre europea, pre scientifica, sacrificando biodiversità, legalità e credibilità internazionale.
La macchina del tempo in grado di compiere tutto questo si chiama “DDL caccia”, ovvero il disegno di legge sulla caccia, la modifica della legge 157/92 sulla fauna selvatica, che dopo quasi un anno di vita, arriva al vaglio nelle sedi istituzionali in grado di convertirlo in legge. Mentre l’Unione Europea rinforza le politiche di tutela ambientale, l’Italia sceglie di andare nella direzione opposta, con un Governo che vuole accontentare una fazione del proprio elettorato costituita dalle lobby delle armi e dalle associazioni legate all’attività venatoria.
L’Italia del Governo Meloni è stata più volte richiamata e sanzionata dall’UE per violazioni che riguardano la tutela dell’ambiente naturale e anche questa volta ci si pone completamente in contraddizione rispetto alle regole comunitarie (che porteranno altre sanzioni). SI parla di un settore, quello della caccia, in completo declino, con un numero dei cacciatori in Italia che è crollato dagli Anni ’70 a oggi, passando da oltre due milioni a poche centinaia di migliaia.
Il testo di legge tenta addirittura di rilanciarlo! Il disegno di legge estende le specie cacciabili, addirittura a quelle delle liste protette dalla Direttiva europea Uccelli, allunga i periodi di caccia ai periodi biologici più delicati, trasforma le deroghe europee in strumenti ordinari decapitando il senso della tutela faunistica e apre spiragli per ampliare la caccia proprio dove dovrebbe essere più rigorosamente limitata (addirittura sulle spiagge e aree protette).
L’attacco del Governo è anche diretto alla competenza, alla ricerca e alla tutela della biodiversità, attraverso un’azione che depotenzia l’ISPRA (organo tecnico-scientifico indipendente dello Stato) che garantisce che la caccia non comprometta la conservazione delle specie. Allo stesso modo, con questo principio imposto, in una seconda ipotetica battuta legislativa, potrebbero essere rivisti gli Enti che sono impegnati in prima linea nella gestione conservativa del patrimonio naturalistico italiano, come quello delle Foreste Casentinesi, che in decenni di duro lavoro ha operato con un altissimo livello e rigore scientifico.
Ma una delle “perle” della cosiddetta riforma sulla caccia riguarda il cambio di definizione e ruolo dei cacciatori, ora intesi e definiti come «bioregolatori» e la caccia diventa formalmente «attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi».
E allora, per continuare su questa “rivoluzione”, se tanto mi desse tanto, potremmo vedere in un brevissimo futuro la sostituzione del Direttore del nostro Parco con un Presidente di un’associazione venatoria e la laboriosa attività di educazione ambientale gestita con doppietta in spalla? Vedremo. Tutto dipenderà da come andranno a finire le elezioni politiche nazionali del prossimo anno.
In un momento in cui il mondo discute di crisi climatica, perdita di biodiversità e tutela degli ecosistemi, il Governo italiano sceglie di ampliare la caccia, ridurre le tutele, ignorare la scienza e sfidare apertamente l’Unione Europea. Quando leggerete questo articolo, il verdetto sul disegno di legge sarà stato espresso. Poco importerà a questo punto del risultato.
La cosa importante sarà quella di operare per relegare queste modalità di governo di uno Stato, all’epoca dell’oscurantismo (dove chi governa pone una sistematica opposizione alla diffusione della conoscenza, al progresso scientifico, sociale o culturale, attraverso la censura, il dogmatismo e il mantenimento dell’ignoranza nelle masse per preservare privilegi o poteri costituiti), del medioevo (epoca sinonimo di ignoranza e poca cultura e di secoli bui) e dell’era contemporanea di «post-alfabetizzazione», in cui l’accesso immediato alle informazioni (tramite internet) può generare superficialità, «mezza cultura» e la presunzione di sapere.
* Fiorenzo Rossetti, autore dell’articolo, è un esperto di educazione ambientale con una laurea in Scienze Biologiche.
Esperienza Professionale e Ruoli Istituzionali
• Funzionario Pubblico: Ha lavorato per la Regione Emilia-Romagna, svolgendo attività in distacco presso gli enti di gestione delle aree protette regionali.
• Direttore del Centro di Educazione Ambientale: Ha guidato per moltissimi anni la scuola e il centro di educazione ambientale dell’Ente Parchi Romagna, coordinando progetti educativi, di volontariato e di sensibilizzazione ecologica per giovani e scuole. Ha lasciato formalmente la guida della struttura a fine 2021.
• Accompagnatore Nazionale di Escursionismo (ANE): È una figura di riferimento per la Scuola Sezionale di Escursionismo del CAI di Cesena, all’interno della quale ricopre il ruolo di Direttore dei Corsi e di formatore tecnico per la sicurezza e l’escursionismo in ambiente montano e invernale.
Competenze e Attività di Formazione
• Formazione Guide Alpine e Ambientali: Ha operato attivamente come docente e relatore scientifico nei corsi di formazione e programmazione delle attività per le Guide del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola.
• Divulgazione Scientifica: È autore di articoli e contributi legati alla pianificazione strategica territoriale, alla biodiversità e alla gestione dei territori naturali appenninici.


