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martedì, 22 Giugno 2021

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E se mezzo Casentino va in Provincia di Firenze?…

di Mauro Meschini – Con un occhio alla storia, questo mese di giugno 2021 permette di unire alle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, anche il ricordo della battaglia dell’11 giugno 1289, che vide lo stesso poeta tra i protagonisti della vittoria, nella piana di Campaldino, di Firenze su Arezzo.

Nell’intervista a Stefano Ceccherini, che trovate a pagina 30 di CASENTINO2000, proprio a proposito di quel conosciuto evento, risalta l’affermazione in cui si sottolinea come Pratovecchio si possa considerare tra i vincitori di quel giorno perché è uno dei paesi del Casentino profondamente legato alle sorti della Città del Giglio. Ancora oggi tre comuni casentinesi: Castel San Niccolò, Montemignaio e Pratovecchio Stia, a cui si uniscono alcune località situate nel Comune di Poppi, sono parte integrante del territorio della Diocesi di Fiesole, a cui sono profondamente e strettamente legati.

Facendo adesso un salto in avanti di sette secoli e cambiando completamente scenario e contesto, possiamo aggiungere che questo periodo ha visto recentemente mettere in atto un palese sgarbo nei confronti del sindaco di Castel San Niccolò Antonio Fani che, al momento della nuova redistribuzione degli incarichi all’interno della Giunta dell’Unione dei Comuni del Casentino, è risultato l’unico primo cittadino a cui non è stata affidata nessuna delega. Si è trattato, probabilmente, di una “punizione” inflitta per avere, proprio dalle pagine dello scorso numero di questo giornale, criticato e fatto emergere alcune pecche della stessa Unione dei Comuni, a cui si chiedevano e sollecitavano alcune sostanziali modifiche nel modo di operare.

Ora, a prima vista questa serie di eventi possono apparire quasi buttati là a caso, ma soffermandosi un attimo si può invece trovare un filo, rigorosamente rosso, che può legare quello scontro epico di più di settecento anni fa a decisioni e scelte che, invece, potrebbero essere assunte e messe in pratica oggi rompendo equilibri e una situazione che, a prima vista, appare immodificabile.

Insomma, ma cosa potrebbe accadere se il territorio casentinese che fa parte della Diocesi di Fiesole chiedesse di essere riconosciuto a pieno titolo appartenente alla Provincia di Firenze, cambiando così completamente i suoi riferimenti politici, territoriali ed economici?
Cosa potrebbe significare la rinascita di un ambito territoriale in Casentino saldamento e stabilmente legato a Firenze, con cui, per motivi storici, geografici e culturali già ora si sente in profonda sintonia?

Sembra già di vedere le facce perplesse di qualche autorevole politico di zona e le smorfie di fastidio dei cortigiani al seguito… Si certo, possono anche essere solo suggestioni senza fondamento, ma davvero in queste domande, in queste ipotesi che avanziamo e presentiamo all’attenzione di tutti, non si possono trovare elementi per ipotizzare una loro possibile trasformazione in fatti concreti e reali?

Prendetevi un paio di minuti e pensateci bene. Già ora l’Alto Casentino possiamo dire che abbia solidissimi legami con il resto del territorio?
Pratovecchio Stia è fin dalla sua nascita fuori dall’Unione dei Comuni e, con molta probabilità, anzi, sicuramente, non ha nessuna intenzione neppure in futuro di entrarci trovando maggiore giovamento, fino a quando gli sarà permesso, di continuare a perseguire la politica del “un po’ dentro e un po’ fuori”.

Castel San Niccolò, di fatto e come abbiamo poco prima ricordato, è stato recentemente messo alla porta e, in queste condizioni, non c’è da sperare che la parola del suo sindaco sarà comunque troppo ascoltata in futuro all’interno dell’Ente in cui sembrano pesare molto di più le posizioni dei sindaci geograficamente spostati verso Arezzo.
Rimane Montemignaio, un comune che, comunque, si trova oggettivamente e fortemente orientato verso l’area fiorentina, cosa che può essere valida e considerata anche per i territori che attualmente si trovano all’interno del Comune di Poppi.

Andando poi oltre gli aspetti puramente politici e amministrativi e considerando la quotidianità comune a molti residenti in questa parte di Casentino, altri elementi possono essere presi come riferimento per sostenere l’azzardata ipotesi che abbiamo proposto. Intanto le distanze dall’Alto Casentino per Firenze sono più facilmente superabili, visto che in fondo le difficoltà che comporta percorrere la SR70 non sono poi maggiori delle prove che si devono superare percorrendo la SR71 verso Arezzo. Inoltre se si considerano i tempi di viaggio ci sono forse ulteriori vantaggi, in poco più di mezz’ora si arriva già a Pontassieve, realtà più grande e ricca di offerte di quello che si può trovare nel fondovalle casentinese. Inoltre, e soprattutto, essere anche formalmente “parte” di Firenze, avrebbe sicuramente un altro peso a livello toscano, dopotutto si tratta sempre del capoluogo regionale con tutto ciò che questo può comportare sotto diversi aspetti.

Non sappiamo se siamo riusciti a convincervi o, almeno, a instillare qualche dubbio nelle vostre certezze, in ogni caso sarebbe probabilmente interessante vedere una parte così rilevante di territorio casentinese riuscire a costruire insieme una proposta di questo tipo ed essere in grado di proporla, sostenerla e portarla avanti. O meglio, se dobbiamo essere sinceri fino in fondo, saremmo già lieti di vedere aperto da queste parti un qualsiasi cantiere di idee e proposte orientate a dare una svolta davvero profonda al Casentino.
Abbiamo qui voluto presentare uno scenario per certi aspetti estremo, che qualcuno addirittura potrebbe essere spinto a considerare subito da fantascienza, non crediamo sia così, anzi, ma la scelta di andare oltre vuole essere una forte sollecitazione affinché qualcosa sia effettivamente realizzato.

Quello che si è visto mettere in atto con il Decreto n. 13 del 10 maggio 2021 firmato dalla presidente Eleonora Ducci, che ha di fatto messo in un angolo i cittadini di un intero comune solo perché il loro sindaco ha messo in pratica il legittimo diritto di esprimere il proprio pensiero, è grave.

Anche perché gli organi amministrativi dell’Unione non dovrebbero essere formati in base a maggioranze politiche, ma tenendo conto della rappresentanza di tutti i comuni che compongono l’Ente, quindi anche il sindaco di Castel San Niccolò ha tutto il diritto di vedersi riconosciute delle deleghe.
Ripensandoci non è la prima volta che Castel San Niccolò viene “escluso”, è successo non molti anni fa, anche se sembrano passati decenni.

Si fa presto a dimenticare e a fare dimenticare, ma anche quella non è stata assolutamente una bella pagina scritta dalla politica casentinese e il silenzio di molti che avrebbero dovuto spiegare il perché di certe scelte e comportamenti la rende ancora più oscura. In quell’occasione si sono verificati episodi su cui sarebbe interessante tornare a riflettere, in primo luogo per restituire a Paolo Agostini quello che, a livello politico e morale, gli è stato tolto.

Aspettando che vengano dette parole di verità su quella vicenda, torniamo comunque ad oggi, perché in questo caso ci sono i tempi e i modi per ritornare, all’interno dell’Unione dei Comuni, su una decisione sbagliata e, forse, anche illegittima. Sarebbe una dimostrazione di saggezza e concreta reale volontà di lavorare per e con il territorio casentinese e i suoi abitanti.
Continuare portando avanti scelte e politiche senza condividere e coinvolgere tutto il tessuto sociale del territorio non permetterà di costruire qualcosa di realmente utile per il Casentino.

Certo il fatto che, derogando alle consuetudini che vedono solitamente i politici di casa nostra a loro agio sulla stampa, a questo primo atto del nuovo presidente dell’Unione non si sia voluto dare risalto non appare una grande dimostrazione di trasparenza. A noi una “vocina” molto in alto ci ha segnalato il fatto dall’interno dell’Unione, sarà stata un’iniziativa di un singolo oppure faceva parte di un “piano” conosciuto da tutti? Non ha importanza. Come spesso facciamo abbiamo approfittato dell’occasione per affrontare la questione a modo nostro e apertamente.

Concludendo, vorremmo riprendere l’ipotesi che ha dato il via a questo articolo perché è forse bene sottolineare che nessuno potrà gridare allo scandalo se, davvero, in un tempo più o meno lontano, ci sarà chi, giustamente stanco per il tempo perduto, per le risorse gettate al vento, per le proposte e i suggerimenti non ascoltati, si convincerà che guardare a Firenze rimane l’unica strada da seguire.
C’è già una bella parte del territorio casentinese che, in passato, aveva lo sguardo orientato oltre la Consuma, niente vieta che possa accadere di nuovo.

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