di Mauro Meschini – Non si possono scegliere i parenti, figuriamoci se possiamo farlo quando si tratta di vicini di casa. Ci dobbiamo rassegnare e prendere chi capita anche se, con l’aria che tira nell’era gialloverde dove è normale invocare le ruspe e la costruzione di muri, non è poi così infondato pensare che a qualcuno potrebbe venire in mente di chiedere l’emanazione di una norma che permetta di scegliere o mettere veti a malcapitati nuovi vicini.
Ma lasciamo perdere, per adesso, le follie a cui ci tocca assistere in questi tempi tristi, e torniamo a parlare dei particolari vicini di casa a cui vogliamo dedicare queste pagine. Lo abbiamo già fatto in altre occasioni, perché sembrano diventati oggetto di qualsiasi discussione e vengono citati spesso ancora più dello spread o dei migranti. Non c’è da meravigliarsi, perché, in particolare come i migranti, è facile additare il lupo come causa di tutti i mali e non capita di rado di sentire ripetere l’elenco dei problemi di cui sono causa: sono scomodi, ingombranti, fastidiosi, pericolosi, quando non addirittura “nocivi”.
Tutto questo viene detto anche in Casentino, un territorio in cui dovrebbe essere normale immaginare possano vivere anche degli animali, un territorio in cui è stato istituito anche un Parco Nazionale, motivo in più che dovrebbe portare a pensare che si, in effetti, da queste parti la natura e gli animali dovrebbero avere un minimo di attenzione e considerazione.
Siamo consapevoli di proporre considerazioni indigeste. Allo stesso tempo comprendiamo che vedere il proprio cane ucciso o il gregge aggredito non è un fatto che può lasciare indifferenti. Ma forse, e per esempio, se il cane non fosse stato lasciato da solo fuori e legato ad una catena magari sarebbe stato diverso; se il gregge fosse stato gestito diversamente qualcosa avrebbe potuto cambiare…
Sono solo riflessioni che lasciamo su questa pagina. Speriamo possano essere utili, perché siamo convinti che sia fondamentale in un territorio come il Casentino, dove l’ambiente e la natura sono ancora così preziosi, trovare l’equilibrio ideale tra uomini e animali, tra uomini e lupi, tra uomini e ambiente.
Non è semplice, anche perché forse da nessuna parte del mondo si è mai provato a farlo seriamente, ma al tempo stesso è indispensabile se non vogliamo soffocare definitivamente questo pianeta.
Abbiamo prima accennato alla presenza del Parco Nazionale in Casentino, anche questo ente da qualche anno sta portando avanti interventi specifici all’interno del progetto “Wolfnet 2.0”, abbiamo voluto sapere dalla Dr.ssa Nadia Cappai, medico veterinario del servizio Pianificazione e Gestione dell’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, quali obiettivi ha questo progetto e quali iniziative sono state realizzate.
Perché si è pensato di attivare un progetto dedicato al lupo, quali sono i contenuti di questa iniziativa? «Il progetto Wolfnet. 2.0, finanziato dal Ministero dell’Ambiente con fondi dedicati alla biodiversità, è attivo dal 2014 in partenariato con i Parchi Nazionali della Majella, del Gran Sasso, dei Sibillini e dell’Appennino Tosco Emiliano. L’obiettivo principale di questo progetto è lo sviluppo di varie attività che rendano possibile l’attuazione concreta, condivisa e su vasta scala, di un sistema di monitoraggio-conservazione-gestione in grado di assicurare sul lungo termine la conservazione del lupo in Appennino e il contenimento degli eventuali conflitti che possono generarsi sul territorio».
Quali sono le attività svolte dal Parco nell’ambito del progetto? «Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi svolge nell’ambito del progetto varie attività: il monitoraggio della popolazione di lupo con l’integrazione di varie metodiche quali il videofototrappolaggio, l’analisi genetica sugli escrementi, il wolf howling; la prevenzione della mortalità illegale attraverso la preziosa attività investigativa svolta dal Reparto Carabinieri del Parco Nazionale; il miglioramento della conoscenza dell’impatto del lupo sul patrimonio zootecnico e lo sviluppo di soluzioni gestionali, come il progetto sui cani da guardiania; la promozione di una cultura della coesistenza e delle attività di corretta comunicazione, tramite attività di divulgazione o la creazione di siti didattici come “Il percorso del lupo a Moggiona”».
Quanti lupi vivono nel Parco e quali altri animali condividono con loro questo territorio? «Attualmente sono monitorati in tutto territorio del Parco, che insiste su un’area di circa 36.000 ettari, 14 branchi, che sono costituiti dai 4 ai 10 individui a seconda della stagione: all’inizio dell’autunno i branchi sono più numerosi poiché vi sono i cuccioli nati nell’anno, ma alla fine dell’inverno il numero si riduce notevolmente sia per fattori di mortalità che di dispersione. Il lupo ha a disposizione un considerevole numero di prede: il cinghiale è la preda principale, poi abbiamo i cervi, i daini e i caprioli. Le densità di queste specie nel Parco sono elevate e gli ungulati selvatici rappresentano la principale fonte di cibo per il lupo».
Quali accorgimenti concreti si possono prendere per evitare problemi e tutelare animali domestici e allevamenti? «Tra gli obiettivi dei progetti LIFE wolfnet prima e ora di Wolfnet 2.0 troviamo la riduzione del conflitto anche attraverso la promozione e l’uso di sistemi di prevenzioni (ad esempio l’uso di recinzione adeguate o di cani da guardiania) che sono un utile deterrente per il lupo e possono drasticamente ridurre il rischio di predazione. Le esperienze fatte dall’Ente in questi anni in tal senso, mi sento di dire, sono positive e replicabili anche fuori dal territorio del Parco Nazionale. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) ha promosso un’iniziativa di comunicazione e informazione, denominata “Proteggi il tuo bestiame”, condivisa con Organizzazioni Professionali Agricole (OOPPAA), tecnici, ricercatori del settore e imprenditori agricoli zootecnici. Questa iniziativa ha portato alla creazione di un utilissimo sito (www.protezionebestiame.it) dove, tra i vari contenuti, sono descritte nel dettaglio le tecniche e gli strumenti di prevenzione».
All’esterno dei confini del Parco la presenza del lupo, come prima quella dei cervidi e dei cinghiali sta creando danni e malumori. Sembra che il Casentino non sia terra per animali, anche se la loro presenza in questo territorio dovrebbe essere considerata un fatto più che normale…
«La presenza del lupo in tutto l’Appennino è ormai assodata da qualche decennio, ma pare che non tutti siano disposti a condividere con questa specie il proprio habitat. Ma oggi in Italia, e quindi anche in Casentino, alla luce sia degli strumenti normativi vigenti a tutela del lupo che delle esperienze di prevenzione fatte, l’obiettivo dovrebbe e potrebbe essere quello della pacifica convivenza. Una delle problematiche più difficili da affrontare e risolvere è certo quella della corretta comunicazione: spesso la percezione che si ha del lupo è distorta rispetto alla realtà, e i peggiori conflitti nascono proprio quando a farla da padrone sono i luoghi comuni e i falsi miti. Speriamo che l’educazione, soprattutto nelle future generazioni, possa far comprendere che la presenza di questo predatore nel nostro ecosistema è fondamentale e che la biodiversità non è solo una parola che va tanto di moda».

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(tratto da CASENTINO2000, nr. 301, dicembre 2018)