di Marco Alterini – Se ci sono luoghi di svago che rappresentano un paese e un territorio uno di questi è senz’altro il bar estivo all’aperto del Pratello di Poppi. Ubicato in una posizione unica, inserito in una cornice che nessun pittore avrebbe potuto meglio immaginare, ai piedi del castello di Poppi, uno degli edifici meglio conservati dell’anno 1000, che sovrasta quella piazza posta alla sommità più alta del centro storico di Poppi e dalla quale si può ammirare uno dei panorami più suggestivi di tutta la vallata, questo locale ha sempre rappresentato uno dei ritrovi più gettonati del Casentino, un punto di riferimento per tutta la vallata.
Questo luogo per quelli della mia generazione e non solo, è un vero e proprio mito, perché ad esso sono legati i ricordi più belli e rappresentativi della nostra adolescenza.
Il Pratello deve senz’altro la sua fama agli anni che vanno dal 1972 al 1984, cioè alla gestione della Giuseppina Mazzi aiutata dal marito Giulio Niccolini, che rilevano direttamente l’attività dalla gestione precedente, allora non si accedeva per bando pubblico, come avviene oggi per le gestioni di luoghi di proprietà comunale.
Giuseppina, detta “la Beppina,” insieme a Giulio rivoluzionano questa attività mettendola in sintonia con i tempi. I primi anni ‘70 risentivano dell’onda lunga del ‘68 e i giovani conquistavano i loro spazi anche nella gestione del tempo libero smarcandosi dalle vecchie regole e imposizioni, imponendo atteggiamenti del tutto nuovi dettati dalla voglia di libertà di azione e di pensiero.
La liberazione sessuale è di quel periodo insieme alle ragazze in minigonna e con la sigaretta tra le labbra, senza dimenticare l’impegno politico che accomunava tanti giovani insieme alla voglia di rivoluzione. Atteggiamenti che solo pochi anni prima erano impensabili.
Il primo cambiamento della nuova gestione del Pratello fu l’eliminazione dei separé tra i tavoli che rappresentavano emblematicamente un vecchio modo di atteggiarsi, legato ad un centro storico ancora influenzato dall’esempio dei discendenti delle vecchie famiglie patrizie.
Racconta Giulio che il falò dei vecchi separé fatto nel prato antistante al bar, allora certe cose si potevano fare, fu veramente un momento di rottura col passato.
Una nuova gestione quindi più giovane e fresca che fece del Pratello un attività moderna e al passo con i tempi, ma quello che fece di questo locale un esempio per tutta la vallata ed oltre fu certamente il personaggio Beppina. Giulio, che fra l’altro aveva un suo diverso lavoro, come lui stesso dice, era solo una spalla.
La Beppina anteponeva di gran lunga il cuore agli interessi di bottega, mettendo amore verso quei giovani sempre più numerosi che frequentavano il suo locale, ne raccoglieva le confidenze ed era sempre pronta a dare consigli preziosi e disinteressati, come fosse stata la mamma di tutti loro che sentivano di potersi fidare e pensare che ce ne erano di irrequieti, agitati e contestatori.
Racconta Giulio delle numerose volte che doveva cancellare dai tavoli le scritte rivoluzionarie.
La Beppina ha certamente contribuito alla formazione di tante coppie di innamorati, dando una mano a chi era troppo timido, creando incontri occasionali che così occasionali non erano, o facendo riappacificare chi si era lasciato per quei futili motivi così comuni quando siamo giovani.
Mi dice Beppina di quanta gioia prova nel ritrovare oggi queste coppie che non sono più giovani ma che sono sempre insieme e delle quali si sente un po’ la madrina.
Non ci stupiamo quindi se al tempo si partiva dai punti più lontani del Casentino, magari dall’interno di bar blasonati, per andare a bere lo “sciacquone della Beppina,” sottolineando con questo modo di dire che non era per il caffè che ci si muoveva.
Non sono mancati neppure i momenti difficili come quella volta, mi racconta sempre Giulio, che due bande di facinorosi, una di Poppi e una di Bibbiena, dopo alcune sere di scontri verbali nei rispettivi paesi, stavano arrivando alla rissa proprio al Pratello. Tutto fu risolto con un cartone di bottiglie di spumante Martini offerto dalla Beppina al centro della pista da ballo, allora si ballava col jukebox, che bastò a placare gli animi, sempre grazie all’umanità che c’era dietro quel gesto.
Tante ancora le cose che si potrebbero dire su quell’epoca e quel posto così moderno per quei tempi, come le prime pizze e schiacciate fatte al Pratello con un giovane pizzaiolo improvvisato che usava l’impasto fatto a casa dai propri genitori, le gite scolastiche che giungevano al castello di Poppi da tutta Italia, si fermavano al Pratello e familiarizzavano subito con la Beppina, le squadre di calcio che venivano a Poppi in ritiro e venivano conquistate da questo ritrovo, senza naturalmente dimenticare i numerosi turisti che all’epoca venivano a Poppi da città come Firenze e Roma, stavano almeno un mese e tutti gli anni tornavano per ritrovarsi al Pratello dove si organizzavano serate danzanti con orchestra insieme ai donatori di sangue.
Nel 1984 anche la gestione Beppina lascia quello che è divenuto certamente il bar estivo più frequentato della vallata. Negli anni successivi si sono avvicendate altre gestioni, il Pratello è stato rinnovato e rimodernato e anche se la gestione dei coniugi Niccolini rimane irripetibile, quel posto non ha perso quell’anima e quello stile che Beppina e Giulio seppero dargli, almeno per quelli della mia generazione qualcosa di loro è rimasto in questo luogo che è sempre un punto di riferimento per il Casentino.
Oggi Beppina e Giulio sono anziani, sempre in forma ed amano ricordare quel periodo con emozione ma senza nostalgia, perché nessuno li ha dimenticati e sono consapevoli di far parte della storia del paese di Poppi.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 297 | Agosto 2018)