Casa è sinonimo di protezione, di accoglienza, di vita. Quando in una nuova casa si aprono le porte e si accendono le luci il cuore si allarga, facendo spazio a tanti sentimenti positivi che portano benessere al contesto sociale. A Bibbiena è accaduto proprio questo. Si è aperta una nuova casa, ma una casa speciale, la “Casa di Adama”, in memoria del giovanissimo migrante del Gambia – Adama Danso –  morto lo scorso anno nel fondo di una pozza d’acqua a Partina in una calda giornata estiva. Un evento che sconvolse il Casentino e portò tutta la comunità a riflettere anche sul problema dei migranti in un’ottica più locale, ma anche più “umana”.

Questo appartamento è a disposizione di tutti coloro che hanno ottenuto la protezione umanitaria ed hanno un legame già forte con il territorio casentinese. Ad aprire quella porta è stata l’Associazione Tahomà con la volontà espressa di tamponare le emergenze che seguiranno (e già di fatto stanno emergendo) all’indomani della “Legge Salvini” la cui prima e più grave conseguenza è la preclusione al sistema di seconda accoglienza SPRAR (adesso SIPROIMI) per i migranti a cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria.

La Dr.ssa Melina Paluani Presidente dell’Associazione Tahomà commenta: “I problemi creati dalla Legge Salvini sono tanti, e riguardano soprattutto le persone, comprese donne con figli anche piccoli, che riceveranno una protezione umanitaria, ma non più una seconda accoglienza. Nello specifico la nostra associazione si è posta subito il problema di quegli ospiti oggi impegnati in attività lavorative quali tirocini formativi o servizio civile. Si tratta di attività che per loro natura devono essere svolte nel luogo di residenza. Fino a pochi mesi fa questi ragazzi avrebbero avuto diritto ad una seconda accoglienza, adesso, senza un luogo in cui andare, sarebbero stati destinati a perdere tutto il percorso sino ora intrapreso”.

Nel concreto l’Associazione Tahomà ha affittato una casa a Bibbiena per aiutare questi giovani legati ormai al territorio da vincoli di studio o, in molti casi, lavorativi e le motivazioni sono così spiegate da Melina stessa: “Il nostro progetto intende dare un appoggio a tutti coloro che hanno ottenuto la protezione umanitaria e che otterranno la protezione per casi speciali ma, che per effetto dei recenti cambiamenti introdotti con il Decreto, non hanno più diritto ad accedere alla rete SPRAR/SIPROIMI ovvero senza un tetto e tutti quei supporti che aiutano le persone già inserite in contesti di studio o lavorativi a continuare in modo virtuoso gli stessi, quindi a favorire un’ integrazione vera evitando nel contempo tensioni sociali”.

L’importanza del progetto di Tahomà è scritta tra le righe della legge stessa. Coloro a cui è concessa la protezione umanitaria e ai nuovi titolari della protezione per “casi speciali”, di fatto, è stata tolta la possibilità di entrare nel circuito SPRAR/SIPROIMI. La mancanza di “reti” siffatte può portare a problemi reali di sicurezza pubblica, oltre che ad un aggravio dei costi per i comuni già oberati da tanti problemi.

Il sistema dei Cas (centri di accoglienza straordinaria), ovvero appartamenti dislocati sul territorio, alberghi ecc, in Casentino ed in particolare a Bibbiena, hanno funzionato molto bene, offrendo supporti basilari all’ospite e un percorso di integrazione che ha portato benefici diretti anche alla comunità. La prima accoglienza, infatti, può avere due conclusioni: il riconoscimento di una forma di protezione o il diniego. Nel caso del riconoscimento il migrante ha diritto ad una seconda fase che mira a consolidare la sua autonomia sociale. La suddetta protezione poteva essere di tre tipi fino all’ottobre 2018, data di entrata in vigore del Decreto, poi convertito in legge. Status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria. Solo quest’ultima ha un carattere nazionale. Il riconoscimento di questo tipo di protezione dava titolo per il rilascio di un permesso di soggiorno della durata di due anni che permetteva, tra le altre, l’iscrizione all’anagrafe; alla scadenza poteva essere anche convertito in permesso per motivi lavorativi.

La Casa di Adama ha all’attivo sei posti letto, di cui uno già occupato da un giovane che ha un impegno lavorativo. Adama è stato un po’ il simbolo dei migranti bibbienesi e casentinesi presi in carico da Tahomà: persone entusiaste, desiderose di imparare, di lavorare e di sentirsi a casa e seguite con grande serietà dagli operatori dell’Associazione che, con questo progetto, vuole gettare un seme di speranza per il futuro, ma anche un grido di allarme per il presente, un grido che non viene da oltre il Mare, ma dal territorio stesso.