di Melissa Frulloni – “Nessuno deve sentirsi esente. È successo a me che sono del ’90, ho 27 anni eppure mi sono ritrovata a dover affrontare una situazione del genere. Pensiamo che staremo sempre bene, che a noi certe cose non capiteranno mai… Specialmente noi giovani e magari, proprio per questo ce ne freghiamo del nostro Ospedale o di lottare per il nostro diritto alla salute, tanto ci pensano le persone più grandi, i vecchi che sono quelli più colpiti dalle malattie… Invece questa cosa riguarda tutti.”

Il nostro incontro con Valentina Ariani (fotografata nella nostra redazione) inizia così. Lei prende la parola e parte con il suo racconto.

Ariani

Valentina non ha mai avuto particolari problemi di salute. Ci spiega che da piccola un po’ di giri in ospedale ce li ha fatti e che non si è mai rifiutata di prendere medicine o di fare vaccini, ma che comunque non ha mai sofferto di nulla di così grave. Oggi infatti è una ragazza sana, in salute e proprio come ogni ragazza della sua età non si sarebbe mai immaginata di dover vivere una situazione che avrebbe seriamente potuto mettere a rischio la sua vita…

Tutto è iniziato la sera della Befana. «Il 6 gennaio sono stata tutto il giorno a casa. Ho passato delle vacanze di Natale piacevoli con la mia famiglia, il mio ragazzo, tutto era andato bene. Anche quel giorno che fuori faceva un freddo cane, decisi di restare in casa e di guardare qualche classico della Disney che sotto le feste ci sta sempre bene! La mattina mi ero svegliata con un dolorino alla gamba, hai presente quel male che senti come se avessi dormito male, in una posizione sbagliata; quindi nulla di grave, niente di preoccupante. La sera faccio una doccia, il dolore non era aumentato, ma spogliandomi noto che dall’inguine in giù la gamba era completamente viola! Non sono una che si scandalizza tanto, resisto anche molto al dolore e anche a vedere la gamba in quelle condizioni non mi sono impaurita, non mi sembrava la fine del mondo ecco… Decisi di andare a dormire e si vede che dormendo a pancia in giù, durante la notte sono riuscita a comprimere la gamba in modo da non sentire nulla. Ho dormito tranquilla e beata ed è arrivata la mattina… Faccio per scendere dal letto, ma niente la gamba mi cede, il colore era peggiorato e questa volta il dolore era pazzesco, davvero forte e insopportabile. Mio babbo decide di portarmi al pronto soccorso di Bibbiena. Una volta arrivata Mi fanno tutto, prelievi, analisi e accertamenti vari per capire che cosa avevo e che cosa mi aveva causato quel forte dolore e colore della gamba.

La dottoressa in turno lo disse subito: “Probabilmente si tratta di una trombosi.” Lo shock fu immediato. Fu subito disposto il mio trasferimento ad Arezzo per ulteriori controlli e accertamenti e soprattutto per capire quanto fosse grave la situazione. Sono entrata in pronto soccorso a Bibbiena alle 11.30, ma sono arrivata ad Arezzo alle 17 perché non c’era un’ambulanza disponibile! C’era stato un incidente nel bosco a Badia e non c’era un mezzo per potermi portare ad Arezzo. Per fortuna la situazione si è rivelata stazionaria e non così grave come si era prospettata all’inizio. Resta il fatto che ho aspettato 3 ore e mezzo in pronto soccorso e una volta arrivata ad Arezzo mi sono trovata davanti una scena davvero apocalittica. Sembrava davvero la guerra! Una quantità di gente davvero incredibile, erano al collasso, tanto che nel caos generale mi hanno persino dato una cartella sbagliata che non era la mia. Poi sono finalmente salita in reparto e mi hanno fatto un ecodoppler. Sono dovuta andare fino ad Arezzo a farmelo perché quel giorno non c’era il medico addetto a fare quell’esame a Bibbiena…

All’Ospedale di Arezzo mi confermano la diagnosi di Bibbiena: era una trombosi. Per fortuna non grave, ma sicuramente preoccupante, vista soprattutto la mia età. I medici iniziano a farmi un sacco di domande, a chiedermi da quanto avevo quel dolore alla gamba, da quanto tempo era messa così e soprattutto perché non ero andata subito in pronto soccorso: “Se il trombo fosse salito dalla gamba verso il cuore non saremmo qui a raccontarcelo.” Purtroppo sono quelle cose a cui non pensi mai. Un dolorino come quello non mi aveva spaventata; alla fine ho avuto davvero fortuna visto il tempo che ho aspettato prima di andare in Ospedale…

Lo sconvolgimento comunque è stato totale per me e anche per i miei genitori… Comunque torno a Bibbiena (anche non volendo: ad Arezzo non c’era un posto letto disponibile!) la situazione era stazionaria, quindi al San Donato decidono che posso tornare in Casentino.

Vengo seguita e curata nel nostro ospedale, nel reparto di medicina, dove sono stata ricoverata per 10 giorni. Mi hanno fatto ogni analisi possibile, rivoltata come un calzino per capire l’origine del trombo e soprattutto perché avesse colpito una ragazza giovane come me. I medici di Bibbiena si sono persino messi in contatto con un professore del Centro Trombosi di Careggi che, tutt’oggi, mi segue nel mio percorso diciamo riabilitativo.

In reparto a Bibbiena ero ovviamente la più giovane e non so se per questo motivo o per altro, ma non posso dire assolutamente niente di negativo nel nostro Ospedale. Medici davvero competenti, infermieri disponibili ad ogni ora del giorno e della notte; dal mio punto di vista l’Ospedale di Bibbiena ha funzionato egregiamente. Mi hanno trattato tutti benissimo con professionalità e amore, coccolandomi e facendomi sentire davvero una regina.

Le difficoltà dello stare in Ospedale sono state legate esclusivamente al dolore che sentivo. Il male che provoca una trombosi non lo augurerei davvero a nessuno. É effettivamente un dolore insopportabile, che ti ammazza.

Sono stata sottoposta ad una terapia farmacologica e ho dovuto indossare una calza comprimente, che si estende dall’inguine fino a sotto il piede proprio per evitare che il trombo potesse salire e riversarsi in parti vitali del corpo. Pensa che la mia gamba era ancora viola, mi pulsava e l’ho dovuta comprimere dentro a quella calza strettissima… Un dolore veramente assurdo!

Al momento la mia situazione è stabile, stazionaria, ma da tenere sotto controllo. I farmaci che prendo sono molto limitanti per la vita che dovrebbe fare una ventisettenne; non posso farmi male, ferirmi o farmi anche un piccolo livido per gli anticoagulanti che assumo, non posso fare sport, non posso stare sotto il sole, non posso prendere un aereo… Magari per una persona più anziana, in pensione, tutto questo non è così terribile, alla fine deve solo stare a casa, che so cucinare o fare qualche passeggiata… Ma per una ragazza delle mia età fare questa vita è davvero invalidante!

Pensa che dopo 10 giorni di ricovero sono dovuta stare ancora a letto e ho ricamminato dopo 3 settimane, riguidato dopo 1 mese e mezzo e prima di riuscire a fare tutto da sola mi sono dovuta far aiutare dai miei in ogni gesto quotidiano, dal lavarsi, ad alzarmi per prendere una cosa… È davvero brutto a 27 anni dipendere in toto da qualcun altro, dai tuoi genitori…

Le cose stanno lentamente tornando alla normalità e se tutto va bene tra un anno dovrei poter tornare a prendere il sole, giocare a calcio e, se mi va, perché no prendere un aereo.

Dopo la dimissione sono stata seguita ancora dal Centro Trombosi di Careggi che ha continuato ad indagare sulle cause della mia trombosi. Alla fine si è scoperto che ho un gene mutato e che la sua diversità, unita agli effetti di una pillola anticoncezionale che prendevo per curare un’altra patologia, ha dato vita ad un mix esplosivo che ha causato il trombo.

Tutto questo si sarebbe potuto prevenire e quindi evitare, ma a 27 anni nessuno ti fa fare degli esami per la coagulazione del sangue per prescriverti una pillola. Sono esami costosi e su 100 ragazze, magari solo 20 avere disturbi tali… La prevenzione sarebbe fondamentale in certi casi, ma ripeto alla mia età non ci vai davvero a pensare!»

Valentina ha raccontato questa storia durante un’assemblea indetta qualche tempo fa a Bibbiena dal Comitato Salute Casentinese. Lo ha fatto per tenere accesi i riflettori sul nostro Ospedale, sulla situazione sanitaria della nostra vallata e soprattutto perché non si può stare zitti e far finta di nulla mentre le sorti della sanità casentinese sono sempre più incerte.

Anche noi quindi, per gli stessi motivi, abbiamo voluto riproporre la sua storia ai nostri lettori.

Dopo la chiusura del Punto Nascita, infatti pare che la coltre di silenzio calata sull’Ospedale del Casentino sia sempre più fitta e che anche per i nostri sindaci la sanità di vallata sia un argomento su cui è bene tacere. Certo scomodo come tema lo è sicuramente…

Ma chissà, sarà stato agosto, le ferie e la voglia che avevamo tutti di evadere dalla routine della vita nostrale, fatto sta che l’estate ha facilitato tutto questo…

Settembre però sta arrivando, con lui l’autunno, il freddo e poi il lungo inverno casentinese… Tra poco il tempo delle sagre sarà finito, torneremo a concentrarci sui vecchi, ma ancora importanti temi di vallata e allora si dovrà per forza mettere fine a questo lungo e assordante silenzio…

(tratto da CASENTINO2000 | n. 286 | Settembre 2017)