Luglio e agosto sono i mesi in cui molti paesi in provincia di Arezzo celebrano l’anniversario della loro Liberazione dal nazifascismo e poi la fine della guerra. Sempre più queste celebrazioni si stanno trasformando in una stanca liturgia e a volte anche un po’ triste. Poche presenze istituzionali obbligatorie, una deposizione di corone, sempre più misere anche queste in onore della spending review…si sa non si può spendere in cose di poco conto. La banda, anzi le bande, fanno il oro doveroso servizio, magari a ranghi sempre più ridotti, con botte di Il Piave mormorava, Fratelli d’Italia ed un doveroso, sempre più frettoloso, Bella Ciao.

Ho riflettuto su queste cose in questi ultimi tempi alla luce di avvenimenti non italiani, ma che ci interrogano, ci dovrebbero inorgoglire e magari dovrebbero risvegliare il nostro scarso senso civico di appartenere ad un paese che ha costruito una repubblica democratica dopo una dura lotta di resistenza ,che ha visto come protagonisti molti giovani, anzi, giovanissimi.

Nel mese di giugno scorso tutti forse siamo stati sorpresi da un fatto: ad Istanbul, in piazza Taksim, un popolo in rivolta contro il proprio governo per difendere un bene storico e naturale ha cantato in coro, e in Italiano, Bella Ciao, accompagnati da un famoso pianista. Che emozione ascoltare una piazza con migliaia di persone che avevano scelto il canto dei nostri partigiani per manifestare la loro voglia di libertà, di lotta ai sorprusi!.(soprattutto se confrontato con le nostre attuai miserie politiche)

Ho riflettuto sul valore assunto a livello internazionale da questo nostro canto partigiano nello stesso periodo in cui in Italia sembra quasi sempre più un canto clandestino. Negli ultimi anni, anche nella legittima volontà di riscoprire il valore dell’appartenenza alla “patria”, sempre più si è, consapevolmente o meno, messo in ombra il canto partigiano, e con esso anche il ruolo della Resistenza. Accanto ai revisionisti storici di professione, dichiarati, in modo silenzioso e subdolo (mi verrebbe da dire con messaggi subliminali ripetuti) si è diffusa una cultura, che in onore della “patria”, della nazione di tutti, ha teso ad avvalorare l’idea della resistenza come movimento “divisivo” di parte…insomma meglio dimenticarlo. Man mano che i partigiani che ne furono protagonisti scompaiono per l’inesorabile scorrere del tempo, la resistenza viene sempre più relegata a fatto marginale. Anzi, in tempi poi di larghe intese, meglio proprio non parlarne. Non si sa mai. Potrebbe far cadere il governo, irritare Berlusconi, qualche “innovatore del PD”. Ed allora via con botte di Fratelli d’Italia!!

Ci volevano i turchi per ricordarci che Bella Ciao è il canto della nostra Liberazione? Che da essa è nata la nostra costituzione e la nostra repubblica democratica? Che non è un canto “divisivo” (che orrenda parola da casta di politicanti) ma il canto della rinascita nazionale, come fratelli d’Italia lo fu per il Risorgimento?

D’ora in avanti anziché dire “mamma li turchi” dovremo dire “Meno male che ci sono i turchi”. Con la speranza di non essere costretti ad andare a piazza Taksim ad Istanbul per ascoltare Bella Ciao in coro in una piazza.

Il 28 agosto si celebra la liberazione di Bibbiena. Non so che cosa abbia organizzato la nostra amministrazione comunale. Ma mi piacerebbe sentire una piazza che canta in coro Bella Ciao. Magari in collegamento con la Turchia!

Buon anniversario della Liberazione a tutti i bibbienesi

Giorgio Renzi