Il Casentino si conferma terra renziana per eccellenza con percentuali bulgare, anche se i votanti alle primarie sono quasi la metà dell’ultima volta. Niente di nuovo sotto il sole quindi, in questa terra di potere del PD, a tutti i livelli, l’omaggio al Capo è stato plebiscitario. Unica vera nota di sorpresa è stata la scelta di Ceccarelli, stella polare da sempre di queste lande, di appoggiare Orlando. Ne seguiremo gli sviluppi. Comunque sia, ora la catarsi del PD è definitivamente compiuta, la DC è rinata e ora tutto è possibile, fino all’alleanza e al governo con il “quasi amico” Berlusconi. Non si riesce a capire sinceramente come fanno a stare in questo partito i tanti che provengono dalla Sinistra e dall’ex PCI. La politica di Renzi può piacere agli ex democristiani e ai tanti Socialisti che imperversano in Casentino, ma non è facile comprendere come possa essere seguito e votato un personaggio come Renzi da chi ha visto e creduto nell’opera e nei valori di Berlinguer (scusate l’accostamento di questi due nomi, suona quasi come una bestemmia…).

Per quanto riguarda il dato nazionale, pubblichiamo sotto questo estratto di un articolo de “Il Fatto”, ci sembra che spieghi molto bene la situazione.

“Non è vero che il Pd continua a essere quello di sei mesi fa. Dopo le primarie che hanno rimesso Matteo Renzi laddove stava prima, il Partito democratico è cambiato. E’ più renziano di prima: come la leggenda della fenice, la sua fine è stata il suo nuovo inizio. L’ex capo del governo ha cancellato la disfatta del referendum costituzionale al quale hanno partecipato 33 milioni di elettori con le primarie sprint alle quali hanno contribuito poco più di un milione e 800mila persone. Ma per il segretario rischia di essere un’illusione ottica. La sua avanzata è quella di un carroarmato nel deserto. Mentre Renzi e il suo gruppo dirigente festeggiano, vedono restringersi la comunità alla quale il partito si riferisce: ai seggi si sono presentati un milione e 800mila elettori, cioè un milione esatto in meno rispetto al 2013 quando tutti aspettavano l’uomo nuovo che avrebbe dovuto portare il partito verso l’avvenire, la risposta alla vecchiezza del centrodestra e allo spettro dei Cinquestelle. Ora invece la reconquista del comando del partito è avvenuta senza avversari: non solo tra i candidati alla segreteria, ma anche tra gli elettori. Basta osservare la mappa del voto delle primarie: Renzi stravince soprattutto nelle Regioni in cui l’affluenza cola a picco rispetto a 3 anni e mezzo fa.”