da Federico Caleri – I mostri non sono generati solo dal sonno della ragione, ma anche dai suoi deliri di onnipotenza. Le progettualità architettoniche internazionaliste nostrane hanno contaminato gran parte dei sonni dei nostri progettisti, politici e funzionari pubblici, propensi all’incubo più che al sogno. Progettualità che mai possono essere immaginate lontane rispetto alla realtà di chi le vive laddove i progetti di rigenerazione urbana devono poter corrispondere a quell’esigenza di recupero di radici e di identità che è alla base di tanti fermenti positivi che oggi più che mai affiorano in una società tradita dalle prospettive globaliste.

Microsoft Word - I mostri non sono generati solo dal sonno della

L’architettura è stato uno degli ambienti di maggior esercizio di progetti e programmi “in linea” con le visioni di socializzazione derivate da un modello di aggregazione pensato da una ben connotata classe politica la quale ha veicolato nel tempo un modello di edilizia in cui categorie come il bello e l’umano sono state programmaticamente marginalizzate lungo l’incomprensibile stagione della costruzione di periferie e quartieri che sono diventati in pochissimo tempo sinonimo di incipiente degrado abitativo ed anche sociale in molte metropoli italiane.

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D’altro canto i programmi di rigenerazione urbana finanziati negli anni hanno sofferto e soffrono di un peccato originale: i soldi vengono messi a bando con una modalità in cui le idee non nascono da una progettualità e da una visione della realtà cittadina e locale, ma dall’esigenza di vincere un concorso, intercettando i punteggi fissati da una valutazione più o meno ministeriale. Così operando il Paese costituzionale prevale sul Paese reale. Spesso ci vuole il coraggio di procedere a demolizioni, e poi a ricostruzioni. Questo è l’approccio necessario per salvaguardare i paesi da un decadimento che deve essere contrastato con soluzioni che consentano alla qualità architettonica di abbinarsi alla sostenibilità energetica, alla sicurezza antisismica, alla socializzazione, alla parsimonia, al decoro, alla misura e all’identità.

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Manca quasi ovunque la capacità di innescare un processo complessivo di feconda ibridazione tra pubblico e privato, inevitabile ormai in tutte le dimensioni del vivere e dei servizi, ma evidente nella progettazione urbana, dove pubblico e privato sono fatti di mattone e di evidenza fisica non separabile. La leva finanziaria e quella urbanistica devono operare in sintonia sulla base di una strategia che restituisca valore, per quanto possibile, alla proprietà immobiliare.

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Perché ciò accada questi processi devono essere gestiti e progettati coinvolgendo la comunità locale e consentendo ai Comuni di svolgere un ruolo primario ed indipendente dalla politica. I nostri Sindaci non possono non essere i protagonisti principali della rigenerazione dei nostri paesi e delle nostre periferie.

Federico Caleri, Gruppo Consiliare Patto Comune – Pratovecchio Stia

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