Adelmo Baracchi è stato riconfermato presidente della delegazione Confcommercio in Casentino. 68 anni, sposato, titolare di un’agenzia immobiliare con sede a Bibbiena e succursali a Poppi e Pratovecchio, Baracchi inizia così il suo quarto mandato alla guida dell’associazione di categoria del terziario, che nella vallata conta circa 1.300 imprese di commercio, turismo e servizi, di cui oltre 500 nel solo comune di Bibbiena.

Accanto a Baracchi siedono in consiglio i vicepresidenti Alberto Alberti e Roberta Cipriani e gli imprenditori Renato Francalanci, Lina Giorgi, Manuela Innocenti, Alberto Marri, Enzo Masetti, Rosanna Mazzetti, Giuseppe Mechelli, Marcella Morelli, Massimo Ristori, Alessandra Simoncini, Stefano Raperoni e Giancarlo Gori. Un consiglio trasversale per età, nel quale siedono ristoratori, albergatori, edicolanti, operatori dei servizi ma soprattutto titolari di negozi al dettaglio, espressione del tessuto più tradizionale del terziario che anima i piccoli borghi della vallata. Imprenditori che, dunque, sono di riferimento per la popolazione e non solo dal punto di vista economico.

La prima sfida per il neoeletto consiglio sarà quella di trovare interlocutori istituzionali validi. “La creazione dell’Unione dei Comuni li ha fatti sparire in un colpo solo, con il risultato che anziché semplificare ha complicato la vita ai cittadini e alle aziende”, sottolinea il presidente Adelmo Baracchi. “I fatti degli ultimi mesi hanno aggravato le cose: siamo alla paralisi operativa e senza una direzione politica strategica non vedo un futuro roseo. Nel frattempo, le imprese attendono risposte. Ad esempio, che fine ha fatto il bando del 2014 che prevedeva la concessione di duemila euro di contributi a fondo perduto per circa ottanta imprese? Ventisette hanno ricevuto i soldi, le altre in lista stanno ancora aspettando. Il timore è che la politica oltre al tempo ci faccia perdere anche i nuovi finanziamenti disponibili grazie al bando sulle aree interne. Le organizzazioni di categoria invece hanno fatto la loro parte per essere unite e propositive.”.

Il momento per il Casentino è difficile. “La crisi continua a mordere duro, abbiamo assistito impotenti alla chiusura di tante fabbriche che garantivano occupazione e il terziario ovviamente ne risente. A sferzare un ulteriore colpo all’umore e al portafoglio di tanti casentinesi si sono aggiunte le vicende amare di Banca Etruria. Dobbiamo correre in fretta ai ripari. A rischio, insieme alle imprese e all’occupazione, c’è anche la vivibilità dei nostri centri”.

Secondo il presidente della Confcommercio, l’unica strada per risollevare le sorti dell’economia casentinese passa dal turismo. “L’ingresso del nostro Parco Nazionale nella rete europea del turismo sostenibile è stata una buona notizia per tutti, preparata con il lavoro di anni anche grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria. Ora dobbiamo giocarci bene questa carta”.

“In una annata fosca come il 2015, il turismo è stato l’unico settore a regalare qualche sprazzo di sereno”, spiega Baracchi, “merito anche del bel tempo, che d’estate ha fatto arrivare molti turisti. Nel 2016 il Giubileo dovrebbe smuovere qualche numero in più, ma siamo ancora un po’ scettici. La natura resta il vero punto di forza su cui scommettere”.

Punto debole del Casentino restano invece le infrastrutture, prime fra tutte la viabilità. “A Santa Mama la strada nuova è ancora ferma; gli accessi ai centri storici sono ancora poco efficienti, vedi la storia infinita delle scale mobili a Bibbiena, per non parlare dei centri a fondo valle soffocati dal traffico come Ponte a Poppi, che in potenza potrebbe essere un ottimo polo commerciale ma poi ha a che fare con i pedoni che non riescono ad attraversare la strada”, dice Baracchi, “forse non è nemmeno questione di soldi pubblici che mancano, a volte ci vorrebbe solo un po’ più di buon senso”.

Non tutto è negativo, però. “Ci sono anche begli esempi di collaborazione ed efficienza. Penso ad esempio al comune di Stia-Pratovecchio, che ha stanziato aiuti per chi apre una nuova attività nei centri storici dei due borghi o la rinnova. L’unione fra i Comuni di Bibbiena, Chiusi e Ortignano Raggiolo potrebbe diventare un’ulteriore opportunità per far arrivare più finanziamenti alle imprese. Poi penso a realtà come Soci, dove si sono affacciati nuovi imprenditori con tanta voglia di rilanciare questo centro. Ecco, il nostro territorio è forte quando a fare squadra con le imprese sono le Amministrazioni. I battitori liberi non vanno lontano da soli”.