In vista della discussione in Consiglio Regionale per la definitiva approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, il Comune di Bibbiena entra nel merito della discussione, puntando il dito sulla mancata semplificazione e quindi sui problemi disattesi dei cittadini. In particolare tramite l’Assessore di riferimento Federico Lorenzoni l’amministrazione commenta: “Si mettono al sicuro i vincoli, anacronistici e vecchi di un secolo, senza semplificare nulla. Il giorno dopo l’approvazione del piano paesaggistico i cittadini e le imprese avranno di sicuro una cosa sola: più vincoli e più oneri per modificare i loro immobili, più incertezza sulla identificazione delle aree soggette a vincolo, essendo le cartografie prodotte ricognitive e spesso non conformi a quelle comunali utilizzate per decenni”.
Per Bibbiena si tratta di uno “stratagemma” sordo ai bisogni dei cittadini: “Per le semplificazioni i cittadini dovranno attendere il buon fine della procedura semplificata prevista all’art.26, che non dipende dalla Regione: uno “stratagemma” per approvare il piano prima delle elezioni piuttosto che un’attenzione reale ai loro problemi”.

L’amministrazione Bernardini, infatti, sostiene che non corrisponde al vero che “molte osservazioni non possono essere accolte perché contrastano con il Codice dei beni culturali (decreto 42/2004)”, ma che si tratti di una vera e propria “scelta politica”, quella di approvare il Piano Paesaggistico prima delle elezioni rinviando ogni semplificazione e snellimento alla successiva procedura di adeguamento e conformazione dei piani strutturali ed operativi comunali (art. 26 Disciplina di Piano), con il rischio che la mancata validazione della procedura del Mibac (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) renda vano ogni contributo comunale. “Questo non è espressamente previsto dal Codice – continua Lorenzoni – Del resto la Toscana è la prima regione ad approvare il piano”.

Bibbiena ripropone anche la problematica deei decreti di vincolo e l’elenco dei corsi d’acqua: “Allo stesso modo i perimetri dei decreti di vincolo e l’elenco dei corsi d’acqua vecchi di oltre 50 anni andavano aggiornati e verificati. Sono anacronistici. Rappresentano una realtà che non c’è più. Occorreva molto più tempo, ma saremmo stati sicuri di un risultato che i singoli comuni non potranno poi ottenere dalla Soprintendenza con l’art.26 della Disciplina. Soprattutto saremmo stati sicuri di una reale tutela, ma delle aree inedificate e di valore paesaggistico, non di quelle degradate. Per quale motivo il Mibac dovrebbe validare quello che non ha fatto per dieci anni negli accordi sottoscritti con la Regione una volta approvato il piano paesaggistico?”.