di Mauro Meschini – Nel giorno in cui torna in TV “Rischiatutto”, una notizia che potrebbe mettere ancora più a rischio la sanità casentinese. Dopo aver chinato la testa di fronte alle richieste della Regione, che chiedeva la chiusura del Punto Nascita in cambio di qualche improbabile promessa, dai primi cittadini della vallata era partito nel marzo scorso un “appello” in cui si chiedeva il mantenimento di un distretto sanitario autonomo in Casentino. Evidentemente qualcosa di più di una semplice preoccupazione doveva aver iniziato a volteggiare dalle parti della conferenza dei sindaci casentinesi e, in vista del riordino che la Regione intende attuare entro il 30 giugno, qualcuno aveva pensato bene di mettere le mani avanti per non rischiare che il “dito” concesso con la chiusura del Punto Nascita non spingesse la Regione a portarsi via anche il “braccio” della zona distretto.

Pochi giorni fa la Giunta regionale ha dato una prima risposta a questo appello, una risposta che non lascia prevedere niente di buono.

Infatti nella delibera 317 dell’11 aprile 2016, in cui vengono indicati i “Primi indirizzi alle Aziende unità sanitarie locali in merito alle articolazioni di governo all’interno delle aziende”, si trova scritto, nero su bianco, che le strutture territoriali che operano all’interno della zona distretto “… sono individuate in relazione alla sussistenza di elementi oggettivi che ne giustifichino l’attivazione avendo come parametri di riferimento, in prima applicazione, un bacino di popolazione (min-max) pari a 100.000-350.000 abitanti”.

Ora, fatti due conti, sembra proprio che il Casentino in questa forbice non sia compreso e che, oltre al Punto Nascita si profili all’orizzonte il rischio di perdere anche le strutture organizzative di:

  • Cure Primarie
  • Salute Mentale Adulti
  • Salute Mentale Infanzia e Adolescenza
  • Dipendenze
  • Cure Palliative
  • Integrazione Sociosanitaria – Non autosufficienza e Disabilità

Certo, siamo “ai primi indirizzi”, ma, se il buongiorno si vede dal mattino, sembra che la strada abbia presa una brutta china.

D’altra parte cosa potevamo aspettarci da un governo regionale che ormai apertamente persegue lo smantellamento della sanità pubblica, l’accentramento dei servizi, la delega ai privati delle prestazioni?

Resta da vedere se occorrerà altro o se, finalmente, i sindaci di casa nostra si decideranno a prendere posizioni a tutela dei cittadini che pretendono di rappresentare, considerato che ci sono probabilmente i presupposti per rimettere tutto in discussione a cominciare dagli scellerati “Patti Territoriali” firmati a febbraio.