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domenica, 26 Giugno 2022

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Covid: alla Consolata di Serravalle, dopo la tempesta…

di Francesco Meola – Nonostante il piano vaccinale abbia iniziato il suo corso già da diverse settimane, il Coronavirus continua a mietere vittime e a far registrare un preoccupante indice di contagio. Al momento in cui scriviamo (siamo poco oltre la metà di febbraio, n.d.r), la regione Toscana sfiora infatti i 150.000 casi, con una mortalità vicina alle 5.000 unità. Dati decisamente poco confortanti, come preoccupanti restano quelli della provincia di Arezzo, tra le più colpite dell’intera regione con oltre 13.000 contagiati.
E non fa eccezione, purtroppo, neanche l’area del Casentino, con la vallata pesantemente segnata da una seconda ondata che non ha risparmiato neanche alcuni sindaci, come nel caso di Mario Francesconi, primo cittadino di Capolona e di Carlo Toni, sindaco di Poppi.
Ma i più colpiti restano sempre i soggetti più deboli e fra questi naturalmente gli anziani, con le Rsa tra le strutture più coinvolte in assoluto. Emblematico, in tal senso, il caso della residenza per anziani di Stia del novembre scorso (con i pazienti costretti al trasferimento nelle Rsa Covid di Arezzo) o la situazione simile di quella di Poppi, del mese seguente.
Fra le varie residenze coinvolte, ce n’è una che ha dovuto affrontare l’emergenza moltiplicando ancora di più gli sforzi visto le diverse necessità specifiche dei propri ospiti; stiamo parlando di Villa Consolata a Serravalle di Bibbiena, una struttura che accoglie anche giovani con problemi psichiatrici.
L’edificio, strutturato e organizzato per accogliere 110 ospiti, è diretto dalla Dott.ssa Antonella Orlandi che, molto gentilmente, coadiuvata anche dal Dott. Danilo Zuccherelli, si è offerta di raccontarci quale sia la situazione odierna e come hanno superato i momenti più critici legati alla pandemia in corso.

«Passata la tempesta delle scorse settimane, l’attività è tornata a ritmi più ordinari, anche se dobbiamo mantenere sempre la massima attenzione nei confronti di questo virus e delle sue varianti. Fortunatamente abbiamo potuto ricominciare a svolgere la buona parte delle prestazioni indispensabili per riabilitare e tenere in attività quotidiana i pazienti ‘speciali’ che ospitiamo, ma le procedure d’isolamento continuano a essere elevate – esordisce la dottoressa prima di entrare nel dettaglio di quante difficoltà implichi doversi misurare con il virus, in particolar modo in una Rsa. – Ogni famiglia del nostro territorio ha avuto un’esperienza diretta o vicina rispetto a cosa comporti ammalarsi di Covid: le restrizioni nei contatti umani, il distanziamento dai familiari stessi, gli impegni nel monitorare la propria condizione di salute, tutto diventa più difficile; dal farsi recapitare la spesa allo smaltire i rifiuti. Per non parlare poi dell’atmosfera di distanza, di solitudine, di mancanza dei normali e quotidiani rapporti sociali e familiari. Questo è quanto accade in un nucleo familiare ordinario. Moltiplicate per mille queste difficoltà e sarete vicino a rappresentare il quadro drammatico e sconvolgente che si presenta nelle comunità dedicate all’assistenza dei soggetti più fragili: all’improvviso, senza neanche avere il tempo di rendersene conto, questi si trovano in un ambiente dominato da regole opposte a quelle precedenti: interrotte le relazioni con gli altri ospiti, impossibilitati i contatti fisici con familiari e amici (Quanto ci mancano gli abbracci!….), annullate le gite all’esterno, sospese le attività di gruppo.
Le stesse relazioni con gli addetti all’assistenza sono mediate e raffreddate da doppi guanti, doppie mascherine, visiere, tute, copriscarpe e altri dispositivi».
Questi, in breve, gli effetti dell’uragano che si è scatenato sugli ospiti del Villaggio della Consolata con l’irrompere della pandemia nei primi giorni di gennaio. Un’esperienza sulla quale ha voluto spendere alcune considerazioni anche il direttore sanitario, il Dott. Danilo Zuccherelli.

«I tre nuclei della comunità (Rsa per anziani, la Residenza Sanitaria per Disabili e la Comunità Alloggio Protetta), sono stati tutti colpiti dal virus. E il virus, come accaduto in tutte le altre comunità di soggetti più fragili, ha trovato, nonostante le procedure di sicurezza continuamente aggiornate, suscettibilità individuali immediate per attaccare la maggior parte degli ospiti e dei dipendenti.
A tal proposito, l’improvvisa assenza degli operatori diventati positivi al Covid, ha causato una grave crisi di operatività e di assistenza, che è stata tuttavia ovviata mediante una diversa organizzazione e la pronta disponibilità della ASL. Infatti, grazie alla fattiva e continua collaborazione delle strutture di quest’ultima, gli anziani sono stati trasferiti in ambiente sanitario (Ospedale o Cure Intermedie), mano a mano che essi risultavano positivi. In particolare, si sono impegnati a dare man forte al personale del Villaggio della Consolata, con grande competenza e professionalità, gli infermieri e gli OSS del Distretto, i medici delle USCA e il personale del 118 (che hanno affiancato quello di assistenza rimasto al lavoro), nonché il personale medico e il sempre presente medico di famiglia, il Dott. Giancarlo Matini che durante tutto il periodo non ha mai saltato una visita o una presenza.
E grande e continua è stata anche la collaborazione dei volontari della Misericordia e della Farmacia di Badia Prataglia. Dagli inizi della pandemia, nei primi mesi del 2020 – prosegue nel racconto il Dott. Zuccherelli, – il Villaggio della Consolata era rimasto indenne dagli attacchi del virus ma, dopo le festività di Natale, nonostante le procedure continuamente aggiornate, l’impegno di tutti gli operatori e il sacrificio degli ospiti e dei familiari che si erano visti interrompere le attività esterne e di gruppo, l’infezione purtroppo è riuscita a fare breccia.

Nelle settimane successive, gradualmente, sono divenuti positivi anche buona parte degli ospiti psichiatrici, i quali sono stati comunque assistiti nella struttura stessa; soltanto coloro che hanno manifestato sintomi più gravi (specialmente segni di broncopolmonite con difficoltà di saturazione) hanno avuto necessità del ricovero in ambiente ospedaliero specialistico. Il personale rimasto al lavoro ha garantito in particolare i turni notturni, i servizi essenziali di assistenza agli ospiti, la logistica e le relazioni con i familiari. Ciononostante, dopo diversi giorni di ricovero in ospedale, quattro anziani con un’età media di 93 anni e quadri di patologie importanti, sono purtroppo deceduti come anche un ospite del nucleo di assistenza ai disabili».
Riprendendo la parola la Dott.ssa Orlandi tiene a non dimenticare il ruolo delle famiglie alle quali porge un «grande ringraziamento. Pur dinanzi alla preoccupazione per i propri cari, che purtroppo in alcuni casi è diventato dolore anche nostro, hanno dimostrato vicinanza, attenzione e fiducia, rendendo meno pesanti le nostre difficoltà e la nostra fatica».
Ma che non deve essere stato semplice, continuare a svolgere il proprio lavoro in un contesto del genere, lo si comprende dal tono con il quale la dottoressa continua nella narrazione di quanto vissuto: «Il dolore per le perdite ha dovuto lasciare spazio alle molte cose da fare: assistere da vicino i casi ancora positivi attendendo la loro negativizzazione e assistere tutti gli altri ospiti, procedere alle igienizzazioni quotidiane dei locali frequentati dagli ospiti, riaggiornare le tabelle di assistenza e riabilitazione attraverso il graduale ritorno alla normalità e, non ultimo, allestire le procedure per le vaccinazioni dei soggetti e degli operatori negativi.
Il tutto con la partecipazione, la predisposizione ad ascoltare e la vicinanza (forzatamente mediata da guanti, mascherine, camici, tute e altri DPI obbligatori) che il personale del Villaggio della Consolata ha sempre tenuto nel proprio lavoro quotidiano di assistenza diretta ai suoi ‘ospiti speciali’».

Un impegno, probabilmente, oggi ancora più intenso di prima, come dimostra la voglia di ripartire che in queste ultime settimane sta accomunando i responsabili della Rsa. A tal proposito, la struttura si è data delle linee guida ben precise per il prosieguo della propria attività, mettendo a punto un protocollo che ha come scopo principale quello di perseguire i seguenti obiettivi: continuare a sorvegliare strettamente le procedere in atto per contenere la diffusione del Covid-19 e delle sue “varianti” (distanziamento, protezione delle vie aeree, igienizzazione delle mani, igienizzazione dei locali e degli oggetti, corretto uso e smaltimento dei DPI usati, educazione degli ospiti al mantenimento di comportamenti corretti); monitorare attentamente la terapia farmacologica degli ospiti adeguandola ai nuovi ritmi di vita e di attività (in stretto coordinamento con il Dipartimento Salute Mentale della USL); ri-orientare i ritmi della comunità del Villaggio armonizzando gli orari delle attività quotidiane a quelli ordinari; verificare periodicamente lo stato di immunizzazione di ospiti e operatori verso il Covid-19 attraverso i test programmati dalla USL; riprendere le attività educative occupazionali, fisiche e fisioterapiche individuali, aggiornando i piani individuali di ciascun ospite; riprendere e aggiornare gli obiettivi individuali e i relativi programmi di riabilitazione di ciascun ospite; uniformarsi ai programmi di vaccinazione anti-Covid-19 della ASL.
E intanto, proprio a proposito dei vaccini, in Casentino tutto sembra procedere secondo i piani: dopo le prime somministrazioni del vaccino Astrazeneca delle scorse settimane, sono giunte anche le dosi attese per gli under 55 e gli over 80. Le fiale di Astrazeneca continuano a essere somministrate nel Centro Sociale Arci di Bibbiena, individuato dai comuni e dalla ASL come punto vaccinale della vallata, mentre le prime dosi per gli over 80 sono state rese disponibili nella Casa della Salute di Poppi e da qualche settimana, con i nuovi vaccini, sono state coinvolte anche la Casa della Salute di Stia e quella di Rassina.
Tutto questo, nell’attesa che i medici di base inizino a somministrare il rimedio anche a domicilio e si riesca finalmente a mettere fine a una delle peggiori pandemie che la storia ricordi.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 328 | Marzo 2021)

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