da Vicepresidente Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai – “L’emergenza Covid ha comportato sacrifici enormi per moltissimi pazienti in cura per altre patologie, tra cui quelli reumatologici. Inoltre, con la chiusura dei reparti reumatologici e l’assegnazione di tutto il personale alla gestione della pandemia viene a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza. In queste settimane si registra, infatti, una progressiva chiusura degli ambulatori, dei Day Hospital e Day Service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina, con conseguente e diretto impatto sul numero delle visite disponibili. Così come si registra nuovamente anche l’annullamento degli appuntamenti per le terapie, i controlli delle stesse. E’ però necessario che vengano garantite, anche a queste categorie di pazienti cronici, cure sicure, con la disponibilità h24 di medici specialisti competenti all’interno delle unità territoriali e dei reparti di reumatologia. Ho dunque presentato un’interrogazione al ministro della Salute per spronare il governo a prendere iniziative utili a ripristinare i presidi ambulatoriali, la telemedicina e i reparti specialistici reumatologici per le terapie ospedaliere non differibili, ma anche per garantire la continuità assistenziale, eventualmente attraverso i caregiver, e al fine di assicurare ai lavoratori fragili affetti da malattie croniche reumatologiche, impossibilitati a ricevere le cure del caso, la possibilità di fruire di periodi di malattia prolungati allo scopo di tutelare la sicurezza dei medesimi”. Così, in una nota, il deputato e Vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera, Stefano Mugnai.

INTERPELLANZA
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute – Per sapere – premesso che:
le malattie reumatologiche rappresentano la prima causa di dolore e di disabilità in Europa, e circa la metà delle patologie croniche ad alto potenziale di disabilità e di handicap che colpiscono la popolazione di età superiore ai 65 anni;
molte delle malattie reumatologiche sono particolarmente gravi e hanno carattere sistemico, coinvolgendo più organi e apparati vitali. Si tratta, nello specifico, delle malattie reumatiche infiammatorie croniche, autoimmuni e autoinfiammatorie, che colpiscono generalmente gli individui più giovani e nel pieno della loro vita lavorativa;
nel nostro Paese circa il 10 per cento della popolazione è affetto da malattie reumatologiche e la spesa per queste malattie è stimata in 5-6 miliardi di euro l’anno, di cui una parte consistente è riferita a costi indiretti legati a perdita di produttività per circa 300.000 lavoratori;
le patologie reumatologiche più severe, su base autoimmune, sono caratterizzate da cronicità e necessitano di presa in carico continuativa sia per l’evoluzione/follow-up delle stesse sia per le terapie immunosoppressive che sono alla base dei trattamenti da garantire sempre per evitare esiti irreversibili di malattia;
per la diagnosi e il follow-up sono richiesti normalmente diversi accessi specialistici, ambienti dedicati sia per gli esami di secondo livello – come capillaroscopie ed ecografie articolari eseguite dagli stessi reumatologi – sia per i trattamenti, spesso infusionali, che hanno necessità di stretto monitoraggio, da parte di medici specialisti, durante l’infusione stessa;
l’attuale emergenza sanitaria legata alla diffusione del Sars-Cov-2, ha richiesto un sacrificio per tutti i pazienti, reumatologici e non, ma l’impatto sull’area reumatologica è diventato particolarmente gravoso sia per la natura stessa delle patologie – oltre 120 con bisogni differenti, molte delle quali rare e ultra specialistiche – sia per la derivazione internistica della specialità reumatologica/immunologica, che vede i professionisti spesso inseriti in strutture non autonome, ma afferenti a dipartimenti internistici oggi impegnati in prima linea nel contrasto alla pandemia in atto;
in queste settimane si registra una progressiva chiusura degli ambulatori, dei Day Hospital e Day Service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina, con conseguente e diretto impatto sul numero delle visite disponibili. Così come si registra nuovamente anche l’annullamento degli appuntamenti per le terapie, i controlli delle stesse;
con la chiusura dei reparti reumatologici e l’assegnazione di tutto il personale alla gestione dell’emergenza sanitaria, viene, inoltre, a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza;
è necessario che vengano garantite, anche a queste categorie di pazienti cronici, cure sicure, con la disponibilità h24 di medici specialisti competenti all’interno delle unità territoriali e dei reparti di reumatologia –
se non si intenda avviare quanto prima tutte le iniziative volte a:
– ripristinare i presidi ambulatoriali ed i reparti specialistici reumatologici per la gestione delle urgenze specialistiche e per garantire la continuità assistenziale attraverso la somministrazione delle terapie ospedaliere non differibili allo scopo di assicurare la stabilizzazione e la remissione di malattia ovvero la sicurezza delle cure e delle persone assistite;
– attivare tutti i servizi legati alla telemedicina all’interno di un sistema interoperabile per garantire la salute e la continuità di cura dei malati cronici reumatici tra ospedali, specialisti, territorio;
– garantire la continuità assistenziale attraverso la proroga dei piani terapeutici e l’approvvigionamento dei farmaci, ad eccezione dei soli casi per i quali risulti necessario modificare, secondo il responsabile parere del medico specialista, la terapia in corso per evitare ricadute di malattia;
– garantire ai lavoratori fragili affetti da malattie croniche reumatologiche la possibilità di fruire di periodi di malattia prolungati allo scopo di tutelare la sicurezza dei medesimi;
– inserire nelle autocertificazioni la voce “visita dei congiunti alle persone affette da patologie croniche”;
– considerare i caregiver come persone che si dedicano a familiari e congiunti e che possano essere a loro garantiti permessi speciali;
– attuare la rete integrata ospedale-territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico.