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mercoledì, 21 Febbraio 2024

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G come Godot. “Una lettera per ogni mese. Un sasso nello stagno paludoso della discussione sul Casentino”

“E mentre aspettiamo non succede niente”. Il viaggio Arezzo-Stia di notte, su gomma, rimanda alla tetra e metallica ambientazione del primo Terminator. Lande deserte e poco illuminate attraversate da una strada – la SR71 – che fa pensare ad un horror di serie B girato con scarsi mezzi finanziari verso la metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Opera incompiuta che, pur provocando vittime e disagi continui, non ha ancora sollevato una protesta civica, popolare.

I gilet gialli che vediamo non sono quelli della ribellione al potere costituito; semmai la declinazione sul territorio di quello stesso potere per niente occulto che rende cittadini e imprenditori schiavi di una mobilità inesistente. Mentre l’Italia è in perenne campagna elettorale – la più lunga ed estenuante della storia contemporanea – nonostante l’esito chiaro delle ultime elezioni, il Casentino “che non ti basta mai” si adagia sulla liturgia degli amministratori e uffici stampa collaborazionisti del work in progress. Aspettiamo con ansia il nostro Godot, comodamente seduti in platea mentre la politica rottama se stessa e il Rottamatore si siede al centro, ribadendo che in questo Paese morire democristiani è quasi un dovere morale.

In questo perfetto “Teatro dell’Assurdo” i cittadini pendolari pagano il proprio, eventuale funerale a loro spese, lodando contemporaneamente le gesta di chi li ha costretti ad una perenne immobilità; mentre molti imprenditori scelgono di restare nonostante gli assurdi costi di gestione relativi alla scottante voce “trasporti”. I nostri gilet gialli li trovi ogni mattina a spostare semafori provvisori di cinque o sei metri; palette rosse e slow motion che siglano quotidianamente la nostra atavica subalternità rispetto ad altre aree – e stiamo parlando sempre della nostra provincia – che sulla mobilità hanno costruito veramente un modello di economia e cittadinanza attive.

I grotteschi tentativi di “raddrizzamento” della SR71 vengono festeggiati a suon di comunicati stampa dalla Pravda locale; elogio del “piccolo è bello”, una mentalità latifondista e feudale eretta ad esempio di progresso. Fioccano laboratori d’idee inconcludenti perché – ahinoi – mancano gli idealisti. In fondo, la bella stagione ormai alle porte scaccerà via i nostri sette/otto mesi di pensieri invernali costellati di attese; i geni della politica locale hanno ripetutamente detto no a progetti infrastrutturali che ci avrebbero avvicinati al mondo reale: ma quanto ci è costata questa farsa?

Malediciamo l’amministratore di turno per poi, un secondo dopo, stringergli la mano in segno di ossequioso rispetto. Nel frattempo aspettiamo Godot, la manna dal cielo, mentre ogni giorno di più la politica si allontana dai bisogni reali dei cittadini. Sarebbe utile ed interessante indagare più a fondo sui costi di questo scempio, anche se i “terrapiattisti” nostrani sostengono che, in fondo, è proprio dall’isolamento che deriva l’unicità della valle.

In realtà, lo “splendido isolamento” del Casentino non ha niente a che vedere con quello inglese; in alcuni casi, aziende leader nel proprio settore di riferimento – realtà che in molti casi investono e credono fermamente nel valore dell’innovazione – fanno fatica ad attrarre l’attenzione di potenziali figure professionali che non sempre se la sentono – perché questo è il vero dato di fondo – di “giocare in serie B”. A questo punto, non ci sembra più sufficiente cantare le gesta del pelide Achille locale – lasciamo questo compito a nani e ballerine vari – sempre che esistano figure realmente combattive nell’ambito di uno scenario politico votato ormai ad un progressivo svuotamento di senso.

Godot “oggi non verrà, ma verrà domani”.

(Rubrica ALFABETO CASENTINESE del Barone Rampante)

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