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sabato, 25 Giugno 2022

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Il fascino della burocrazia: il caso della ex scuola di Papiano

di Anselmo Fantoni – Ancora una volta ci occupiamo di gestione economica del Comune di Pratovecchio Stia, direte voi: “e che scatole”, ma noi siamo così ci piace fare le iene.
Prima della fusione tra i due Comuni, entrambi iniziarono la lunga via delle ristrutturazioni di scuole e case comunali, con vicende a volte positive a volte un po’ meno, sia in termini di costi che in termini di tempo impiegato per concludere il progetto, ma anche per alienazioni di immobili. L’ultimo atto è stato l’alienazione della ex scuola di Papiano, un discreto immobile, abbandonato da tanto tempo che poteva essere recuperato per fini culturali, come si conviene ad un edificio scolastico, e di promozione del territorio. Qualcuno aveva sognato la creazione dell’Accademia del tortello e della trota, con la creazione di un archivio delle ricette familiari casentinesi dei tortelli di patate e delle trote. Sarebbe stata un’opportunità per valorizzare due prodotti oggetto di sagre proprio nel piccolo paese alle pendici del Parco Nazionale. Ma questa è un’altra storia.
Ora il bene è stato venduto per sostenere lo sforzo economico per la trasformazione dell’ex municipio in Casa della Salute per un importo pari a €. 214.000 (Delibera n° 40 del 26/09/2020), un prezzo equo visto le condizioni, infatti l’incuria dell’amministrazione ha causato il totale crollo del tetto e quindi uno sconto per l’acquirente di ben €. 21.000. Tutto questo perché tanti anni fa il Comune di Stia previse che per finanziare la ristrutturazione del Comune si doveva vendere la ex scuola e quindi da allora il bene fu abbandonato a se stesso, sette anni fa il tetto iniziò a cedere e forse sarebbe bastato un piccolo intervento per difenderlo dal crollo totale per mantenerne alto il valore, le lungaggini burocratiche hanno aggravato la situazione tanto che solo oggi si è provveduto alla formalizzazione del passaggio di proprietà.
Qualcuno potrebbe obbiettare che in fondo non è stato un cattivo affare, ma €. 21.000 sono quasi lo stipendio di un anno di un semplice operaio e in questi tempi di crisi avrebbero fatto comodo per sostenere i più deboli. Di fatto l’incuria e le lungaggini burocratiche hanno come sempre condannato il cittadino a subire perdite e gli amministratori a bearsi di aver compiuto chi sa quale atto eroico di buona amministrazione, sempre naturalmente tutto secondo le ferree leggi della cara burocrazia.
In effetti sempre più spesso le leggi e le procedure, in principio nate per difendere il cittadino dallo spreco di denaro pubblico, finiscono per dilatare i tempi e per far perdere ricchezza al patrimonio collettivo.
Come sempre ci saranno due fronti oppostamente armati, gli uni difensori adoranti di un Amministrazione non proprio parsimoniosa, e gli altri oppositori, ma poi neanche tanto. Eppure tutto viene fatto per le “next generations”, oppure per la difesa della montagna, per la salvaguardia del territorio o dell’aiuto allo sviluppo di nuove opportunità lavorative.
I fatti poi si incagliano sulle asperità di un sistema che da decenni ormai non mette più l’interesse collettivo al centro dell’azione politico-amministrativa.
Tutto nella macchina pubblica è sempre più lento e inefficiente, dalle prenotazioni di un esame clinico, alla costruzione di una scuola, tutto ha bisogno di carte, scartoffie e oggi anche di giga byte di dati per arrivare a una conclusione che, quando arriva, sembra essere oramai superata, perché fuori dagli uffici burocratizzati il mondo corre, e in molte parti del mondo decisioni e realizzazioni hanno tempi rapidissimi e permettono uno sviluppo tecnologico che la nostra burocrazia ci fa solo sognare. Eppure risorse e capacità non mancano, ma mentre a Genova abbiamo dato prova di grande vitalità per i terremotati di Umbria, Lazio e Marche le cose non vanno altrettanto bene.
E allora di cosa ci lamentiamo? Di 21.000 miseri euro? No, non è certo questo il male peggiore, ma se ancora non siamo in grado di curare un raffreddore, come possiamo sperare di guarire da una polmonite?
Ogni soldo sprecato, ogni deturpamento del paesaggio, ogni infrastruttura non realizzata sarà un disvalore per le “next generations”, ma ricordiamoci che alcuni di noi, quando i giovani di oggi capiranno che cosa gli abbiamo lasciato in eredità, saranno ancora in vita, magari un po’ vecchietti e con tanto bisogno di attenzioni.
Il mostro silente che mina le fondamenta della società occidentale non è il debito, non è l’immigrazione incontrollata, non sono le malattie virali, il nemico subdolo è la burocrazia, di cui l’Italia, ma anche l’Europa sono ai vertici come peggiori sistemi.

(trtto da CASENTINO2000 | n. 324 | Novembre 2020)

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