di Mauro Meschini – Anche in Toscana la “corsa al centro” continua ad essere uno sport ampiamente praticato. Il PD, nonostante sia orfano di Renzi, proponendo Eugenio Giani come candidato alla presidenza della Regione rende palese quale sia la politica che intende portare avanti e come abbia scelto di contendere i consensi dei toscani alla destra, non proponendo una politica alternativa, ma giocando sullo stesso tavolo, portando avanti le stesse proposte, omologandosi alle non brillanti scelte di alcuni amministratori del nord.
Ma c’è un altra tipo di corsa che, sempre in Toscana, si sta da tempo portando avanti, anch’essa in perfetta sintonia con le visioni politiche ormai radicate nel partito ancora maggioritario (forse) nella Regione, si tratta della corsa all’accentramento e all’accorpamento che nel tempo ha investito servizi fondamentali per i territori e per i cittadini, una corsa che ha visto concretizzarsi scelte che, già nel breve periodo, hanno poi spesso evidenziato molti aspetti negativi e criticità rilevanti.
Ma nonostante questo non si cambia approccio, non si fa tesoro degli errori commessi, non si propongono alternative. Non è stato sufficiente vedere cosa è successo con l’accorpamento degli ATO per la gestione di acqua e rifiuti; non è servito a niente, ancora più di recente, verificare cosa ha significato, in piena emergenza Covid-19, avere una struttura sanitaria regionale organizzata in 3 macroaree e accompagnata da un progressivo indebolimento e smantellamento della rete di assistenza locale nei singoli territori. No, si insiste sulla stessa strada e il prossimo obiettivo sarà avere, a livello regionale, un unico centro di comando per l’intera rete dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma.
Per la verità non è proprio un’idea nata ieri, ma un bel po’ di tempo fa e già l’iter sofferto e complicato che ha comportato dovrebbe essere un ulteriore motivo di ripensamento e riflessione, anche per il pesante scontro che ormai è in atto e che vede coinvolti a vario titolo la Regione Toscana e i suoi vertici e i soggetti che hanno partecipato alla gara.
Facendo più di un passo indietro possiamo trovare nell’archivio dei comunicati e delle dichiarazioni parole che ci riportano ai primi momenti di questa vicenda.
Siamo al 3 gennaio 2012 quando l’allora assessore ai trasporti della Regione Toscana, Luca Ceccobao, presenta obiettivi e tempi di un progetto che aveva già percorso le prime tappe: “La riforma del TPL va avanti, il 2012 sarà l’anno della gara regionale e dell’affidamento del servizio ad un’azienda unica. Sarà l’anno decisivo per costruire il nuovo trasporto pubblico locale su gomma in modo da avere dal 2013 un nuovo sistema efficiente, moderno e sostenibile”.
L’anno successivo, il 20 settembre 2013, tocca a Vincenzo Ceccarelli, da pochi mesi nominato assessore alle infrastrutture e alla mobilità intervenire di nuovo sull’argomento: “Sarà pubblicato entro l’anno il bando di gara effettivo per il TPL e in questi giorni stiamo lavorando per l’affidamento della gara al nuovo soggetto gestore entro il settembre 2014”.
Il gioco dello spostamento in avanti della data di conclusione dell’affidamento del servizio è poi andato avanti e si è trascinato fino ai giorni nostri, arricchito dalle battaglie legali e dai ricorsi che sono stati più volte presentati nelle diverse fasi di questa complicata vicenda.
Mobit (Mobilità in Toscana) e Autolinee Toscana sono i due soggetti che si sono affrontati, anche duramente, in questi anni.
Mobit è un consorzio costituito tra i principali operatori toscani del trasporto pubblico locale. Nasce nell’ottobre 2012 a Firenze con l’obiettivo di partecipare alla gara per l’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale e al suo interno vede la presenza di Ctt Nord srl (società a capitale misto attiva nelle province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara); Tiemme spa (Società a capitale interamente pubblico che opera nelle province di Arezzo, Siena, Grosseto e comprensorio di Piombino e di cui fa parte anche La Ferroviaria Italiana); BusItalia Sita Nord srl (area fiorentina); Cap (società cooperativa presente nella zona Firenze-Prato-Pistoia); Copit (Pistoia); Trasporti Toscani srl (attiva con servizi extraurbani nelle province di Lucca, Pistoia e Arezzo); Autoguidovie spa (area fiorentina).
Autolinee Toscane è, invece, una società del gruppo francese Ratp Dev che svolge oggi un servizio di trasporto pubblico tra il territorio fiorentino ed aretino.
Ad inizio del 2016 il bando per la gestione del trasporto pubblico locale su gomma è stato assegnato ad Autolinee Toscane per il periodo dal 2020 al 2031 per un valore di 3,5 miliardi di Euro. Da allora, come detto, si sono succeduti i ricorsi ed è stato anche necessario, a fine 2017, procedere alla stipula di un contratto ponte per permettere di continuare a garantire comunque, in attesa degli esiti delle controversie legali legate alla gara per il lotto unico regionale, il servizio di trasporto pubblico ai cittadini. Il contratto ha visto l’assegnazione diretta della gestione in via d’urgenza per due anni alla società One s.c.a.r.l. che comprendeva tutti i soggetti fino a quel momento gestori del servizio di trasporto pubblico su gomma. Le cronache delle ultime settimane sembrano presentare uno scenario che vede, dal 1 agosto, l’affidamento definitivo ad Autolinee Toscane, questo potrebbe permettere di mettere la parola fine alla telenovela ma, il contenzioso aperto dalla Regione proprio con la One s.c.a.r.l. perchè metta a disposizone del nuovo gestore i mezzi e i beni necessari per garantire il proseguimentto del servizio, unito ai risvolti giudiziari che intanto si sono palesati all’orizzonte con tanto di avviso di garanzia per l’attuale presidente della Regione Enrico Rossi, rischiano di costringere tutti ad assistere ad ulteriori puntate, sicuramente non esaltanti.
Ma riprendendo le considerazioni che abbiamo proposto in precedenza commentando i contenuti di questa storia, vorremmo sottolineare che non dovrebbero essere le vicende che vedono per scenario le aule dei tribunali ad interessare maggiormente, anzi, chi punta adesso i riflettori solo su questo aspetto contribuisce a non mantenere alta l’attenzione sul merito della scelta di affidarsi ad un gestore unico regionale e sulle sue conseguenze.
Si tratta di una scelta che, se ci pensiamo un momento, è coerente con l’altra “perla” renziana che ha portato allo svuotamento del ruolo delle province e all’azzeramento dei loro organi elettivi e decisionali.
Non dovrebbe essere così difficile collegare la “guerra” alle province con il graduale accentramento dei servizi che proprio a livello provinciale, o comunque tra territori limitrofi, hanno sempre avuto e dovrebbero ancora avere il proprio vero ambito ottimale. Acqua, rifiuti, sanità, trasporto pubblico con maggiore integrazione tra ferro e gomma, dovrebbero vedere a questo livello intermedio e sovracomunale il proprio contesto di riferimento.
Chi nella Costituzione aveva previsto una certa organizzazione dello Stato, prevedendo le province come parte fondamentale, probabilmente aveva una visione migliore di chi, adesso, alle assemblee elettive preferisce i consigli di amministrazione e, a figure democraticamente elette, amministratori delegati nominati da pochi e che non rispondono a nessuno.
Anche in un territorio periferico come il Casentino dovrebbe esserci maggiore attenzione e, forse, anche più di una preoccupazione per quello che potrebbe accadere. Lo abbiamo già visto più volte quanto sia irrisorio il ruolo dei nostri piccoli comuni all’interno degli ATO regionali che gestiscono acqua pubblica e politiche dei rifiuti, adesso la cosa potrebbe ripetersi anche per il trasporto pubblico locale. Si, perché l’altra faccia della medaglia, che vede da una parte la “corsa al centro”, mostra la volontà di mantenere nei territori l’attuale anacronistica frammentazione amministrativa.
Con territori così divisi è facile imporre decisione dal centro e allora si capisce anche perché l’assessore Vincenzo Ceccarelli, che negli ultimi anni ha santificato ripetutamente la gara regionale sul trasporto pubblico locale, sia un accanito avversario di qualsiasi proposta che preveda una semplificazione amministrativa nella nostra vallata e la creazione di uno o due comuni in Casentino. Sarebbero un ostacolo in più, per lui, ma sarebbero soggetti in grado di portare con più forza la voce dei casentinesi nelle sedi dove si prendono decisioni importanti.
Certo, poi c’è il problema di avere amministratori che, quando ci sono vertenze importanti, siano in grado di tutelare interessi e necessità del territorio. Da questo punto di vista la genuflessione collettiva dei sindaci e dei politici casentinesi alla Regione, che voleva chiudere il Punto Nascita e depotenziare l’ospedale, è lì ogni volta a ricordare come, dalle nostre parti, questo non sia un dato acquisito e come sia invece più facile trovare amministratori impegnati a scrivere o postare video sui social oppure a stare in posa per le foto da pubblicare su qualche giornale.
Tornando infine all’argomento che abbiamo proposto, vedere presto, anche su questo tema, svilupparsi un confronto e una riflessione potrebbe essere un primo segnale positivo, un risveglio dal letargo, in cui sembra che questo territorio sia caduto ben prima della diffusione dell’epidemia.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 320 | Luglio 2020)