di Lara Vannini – Il pane è simbolo di vita, un alimento primario che in ogni epoca storica ha sancito momenti di festa, ma anche di dolore se pensiamo alle carestie. Il pane è simbolo religioso, ma anche culturale e ogni periodo storico ha avuto il “suo pane” da mettere in tavola. Nel mondo contadino questo alimento è stato il fulcro di precise ritualità e ha segnato il territorio facendo diventare i forni luoghi di passaggio ma anche di sosta, dove “andare a fare il pane” significava affrontare il preciso compito di sfamare la famiglia. Anche in momenti di cattive annate per il raccolto il pane non veniva mai a mancare anche se la farina di grano era “allungata” con altre macinazioni di fortuna come la veccia. Esiste un forno nel paese di Moggiona, a pochi chilometri dall’Eremo di Camaldoli, che per la sua intensa attività, ha sfamato per secoli intere generazioni di famiglie contadine e che oggi, grazie alla Proloco locale sta tornando a nuova vita. Questo ambizioso e interessante progetto che racchiude in sé una storia millenaria fatta di amore e passione per il territorio, ci viene raccontato dal Prof. Danilo Tassini, originario di Moggiona e attivo in numerosi progetti del suo paese.
A quando risalgono le prime testimonianze sull’attività del forno camaldolese?
«I monaci camaldolesi fin dalla fondazione dell’ordine, sono stati i custodi spirituali ma anche i gestori del territorio in cui si trova il paese di Moggiona, dove è collocato il forno. Se è vero che l’ordine di San Romualdo, fondatore della congregazione camaldolese risale all’XI sec. d.C., Moggiona stessa ha una storia ultramillenaria in cui il primo documento scritto risale all’anno 842 per non parlare delle probabili origini etrusche. Da una bolla papale del 1130, viene confermato l’acquisto del “villaggio di Moggiona” a favore degli Eremiti camaldolesi. Da qui in poi per ben sette secoli Moggiona sarà inestricabilmente legata con l’Eremo di Camaldoli. Da ciò che sappiamo con certezza, fin dal XII sec. d.C., i monaci camaldolesi possedevano un podere con una casa proprio nel centro di Moggiona dove è collocata anche la chiesa di San Giacomo. La casa in pietra aveva due piani, e presentava un forno, in cui veniva fatto il pane per tutti i contadini e gli artigiani del legno che ne avevano bisogno. Moggiona infatti è nota come il paese dei “bigonai” ovvero di coloro che costruivano i “bigoni” per il trasporto dell’uva alla fattoria nel periodo della vendemmia».

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Chi poteva usufruire del forno camaldolese di Moggiona?
«Se è pur vero che i contadini si recavano al forno per fare il pane, è anche vero che questi luoghi erano dei veri e propri centri di aggregazione, dove famiglie di paesi diversi si conoscevano, scambiavano opinioni e sfruttavano l’occasione per interagire gli uni con gli altri, non essendoci tutti i mezzi e le capacità di spostamento a cui siamo abituati oggi. Possedere un forno per una famiglia contadina non era poi così scontato e il pane non si poteva certo fare tutti i giorni perché accendere un forno aveva un costo e necessitava di una precisa ritualità. Così era prassi comune che chi possedeva un forno, lo “prestava” anche ad altre famiglie che ovviamente dovevano provvedere alle fascine e alla legna necessaria per l’utilizzo, avendo poi cura di lasciarlo pulito e in ordine. Uno dei momenti magici dei forni era la Pasqua: in questo periodo venivano sfornate tutte le prelibatezze tipiche casentinesi, dalla Panina agli zuccherini o berlingozzi, antiche ricette tramandate nei secoli e vive ancora oggi»
Quando avete avuto l’idea di rimettere in funzione il forno?
«La casa con il forno è oggi di proprietà comunale, e ospita al suo interno delle attività ricettive. A piano terra ha sede la Mostra permanente sulla Guerra e la Resistenza in Casentino, e al primo piano è collocato uno spazio educativo-didattico dedicato al lupo appenninico. È proprio in questo importante edificio che si trova l’antico forno camaldolese di cui stiamo parlando. Fu dimenticato per lungo tempo ma fortunatamente è arrivato ai giorni nostri in discrete condizioni. La Proloco di Moggiona, ha deciso di rimetterlo in funzione, facendo dei piccoli interventi di manutenzione e programmando la sua inaugurazione per la Pasqua 2020. L’idea sarebbe stata quella di mettere il forno a disposizione di tutta la comunità realizzando antiche ricette casentinesi per gustarle tutti insieme. Purtroppo l’epidemia da Coronavirus non ha permesso tutto ciò anche se il nostro augurio è quello di poter riempire nuovamente e in sicurezza le nostre piazze e i nostri spazi comuni, e di prepararci per la Pasqua di Resurrezione del 2021».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 319 | Giugno 2020)