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martedì, 22 Giugno 2021

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Il melo e le mele casentinesi

di Marco Roselli – Il centro di origine del melo selvatico Malus sieversii progenitore del melo coltivato Malus domestica pare sia il Kazakistan.

Premessa Andando avanti nella stagione primaverile, nonostante questa stenti a decollare e somigli più all’inverno che all’estate, le piante da frutto proseguono la loro evoluzione fenologica. In Casentino melo, pero, ciliegio e susino sono i principali fruttiferi che troviamo sia allo stato spontaneo che coltivato.
In questo numero ci occuperemo del melo e nei prossimi delle altre specie, in modo da creare una piccola guida sia per il piccolo produttore amatoriale sia per chi volesse fare una produzione da reddito.
Di alcuni aspetti ci siamo già occupati in precedenti numeri di CASENTINO2000 pertanto, a partire da questo, ci concentreremo su gli aspetti pratici della coltivazione.

Caratteristiche generali Il melo, albero generoso e ricco di innumerevoli virtù benefiche, in Casentino ha sempre trovato un ambiente particolarmente adatto al suo sviluppo.
Come in molte montagne appenniniche il melo si trova selvatico all’interno di contesti boschivi, oppure al limitare di coltivi abbandonati, inselvatichito.
Un tempo rappresentava una importante integrazione vitaminico minerale per i contadini, soprattutto nel periodo invernale. In foresta è possibile incontrare vecchi soggetti spinescenti che ancora producono colorati e croccanti pomi appetiti dagli animali, i quali, in tal modo, contribuiscono alla loro diffusione territoriale.

Varietà

MELA NESTA (o INNESTA)
E’ una mela di origine antica, diffusa soprattutto nelle pendici del Pratomagno.
Il frutto di questa varietà è facilmente riconoscibile dalla sua buccia che in piena maturazione si presenta con una colorazione vivace, gialla, con macchie rosse a contorno ben definito. L’epidermide è liscia, di colore verde-giallo e chiazzata di rosso fino al 70% della sua superficie. La polpa è bianca, la tessitura è fine, la consistenza è soda, croccante, dolce, succosa e buona.
Questa mela è generalmente molto apprezzata soprattutto per la lunga conservabilità in fruttaio che, addirittura, la rende più gustosa e croccante anche dopo mesi dalla sua raccolta.
È una pianta molto resistente alle malattie più diffuse. In alcune zone del Casentino questa varietà viene chiamata “mela rosa”.

MELA RUGGINA (o ROGGIA)
La mela Ruggina è una cultivar da sempre coltivata in Casentino ed è diffusa su tutto il territorio. Il frutto ha forma rotondeggiante e spesso irregolare; la pezzatura è variabile. La buccia si caratterizza per l’uniforme rugginosità. La polpa è dura, di sapore acidulo che con la maturazione si ammorbidisce assumendo un colore bianco crema ed acquistando un ottimo sapore dovuto all’equilibrio che si stabilisce fra acidità e contenuto zuccherino. E’ di maturazione tardiva e molto serbevole (fino a marzo). Durante la conservazione diviene leggermente aromatica e grinzosa, senza per questo perdere le sue ottime caratteristiche organolettiche. E’ una mela molto resistente alle malattie in quanto riesce a produrre anche in condizioni di totale abbandono. Questo fatto fa ben sperare in un suo recupero produttivo soprattutto nell’agricoltura biologica.

MELA SASSOLA
La pianta di mela Sassola produce frutti di medie dimensioni, simmetrici, di forma piatta e sub circolare in sezione trasversale. La buccia è liscia, di colore verde-giallo e chiazzata di rosso soffuso. La polpa è bianco giallastra fine e succosa, di sapore dolce. I frutti si raccolgono nella prima metà di ottobre ed in fruttaio si conservano a lungo. Vengono utilizzati principalmente crudi, ma anche cotti in forno come “boffoli” sono ottimi. La varietà è rustica e non richiede nessun trattamento chimico.

MELA PANAIA
Matura nella prima decade di ottobre. E’ una pianta rustica, poco sensibile alle principali avversità (es. ticchiolatura). Ha una polpa farinosa e succosa ed è una mela molto conservabile. Ottima per la cottura. E’ consigliabile impiantare varietà diverse per favorire l’impollinazione.

MELA MORA
E’ ritenuta una delle migliori antiche varietà casentinesi. Frutto a forma sferica e di piccole dimensioni; è di colore verde con sovra colore rosso scuro.
Polpa bianca e succosa. Raccolta in autunno ha ottima conservabilità.

Malattie e difesa biologica Pur cercando di minimizzare gli interventi con mezzi tecnici, alcune malattie debbono essere conosciute e controllate, non solo per difendere la produzione ma anche la pianta. Fortunatamente, soprattutto nel frutteto di piccole o medie dimensioni progettato con sistemi tradizionali è possibile utilizzare la difesa biologica; questo metodo offre ormai diverse specialità efficaci anche nel caso del melo. Le principali avversità sono rappresentate dai cancri rameali e dalla ticchiolatura per ciò che riguarda le malattie fungine. Tra gli insetti abbiamo la Carpocarpsa del melo (verme delle mele) e gli afidi (pidocchi delle piante).

Bibliografia
– Biolabs, Le antiche varietà di fruttiferi del Casentino. Recupero, caratterizzazione e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone di interesse agro-alimentare.
(Camangi, Segantini, Stefani)
– Edagricole, La difesa delle piante da frutto. Avversità, sintomatologia, provvedimenti.

Nel prossimo numero parleremo del PERO

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