di Monica Prati – AVIS è la più grande organizzazione italiana di volontariato dei donatori di sangue, in Casentino è stata fondata nel 1968 e da allora non ha mai interrotto la sua opera di raccolta e distribuzione del sangue. Oggi può contare su 700 donatori attivi più una serie di collaboratori che si occupano della gestione. Nel 2019 gli iscritti all’associazione hanno fatto 1.135 donazioni tra sangue e plasma. Nella nostra vallata è sempre stato garantito il fabbisogno e l’autosufficienza di sangue. Purtroppo nell’attuale situazione di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia del virus Covid-19 le abitudini di tutti sono state stravolte, siamo andati a chiedere al Presidente dell’AVIS, Paolo Bachini se anche per la raccolta del sangue si sono presentati dei problemi.
Com’è andata la donazione di sangue in questo periodo e come vi siete organizzati per garantire sicurezza degli operatori e dei donatori?
«Diciamo che le donazioni di sangue tutto sommato avvengono in maniera regolare, in seguito a prenotazione presso il centro trasfusionale dell’ospedale di Bibbiena e c’è un numero sufficiente, non tanto per garantire il nostro fabbisogno, sempre garantito, ma per contribuire a livello regionale. In questo particolare momento c’è una piccola flessione di donazioni, in quanto è stata ridimensionata la potenzialità del centro raccolta, nel senso che sono ridotte le donazioni effettuabili per evitare che ci siano assembramenti nella sala d’attesa. I donatori vengono tutti scaglionati e per fare questo, se prima si facevano 10/12 donazioni di sangue al giorno, ora se ne possono fare fino a 8 comunque, tutti i giorni vengono fatte le donazioni che si possono fare e quindi il problema è stato affrontato con grande serietà e responsabilità di tutti, donatori e responsabili. Per quanto riguarda noi dirigenti, lavoriamo da casa utilizzando il computer e il telefono per chiamare i nostri donatori abituali e invitarli a prendere prenotazione per recarsi all’ospedale e spesso anche cercando di indirizzare l’invito verso tipi di sangue che sono al momento più indispensabili. Perché tra i vari gruppi sanguigni non tutti hanno la stessa necessità, ad esempio il gruppo 0 negativo è sempre un po’ più scarso rispetto agli altri, mentre gruppi come A positivo oppure B sono più che sufficienti e allora il prelievo viene effettuato per fare il plasma. Siamo tutti impegnati a fare sì che i nostri donatori siano presenti, coscienti del momento delicato che si sta vivendo e che vengano in maniera regolare. Al momento non abbiamo l’obiettivo di raccogliere una quantità precisa di sangue al mese. Capisco che in un momento del genere ci si potrebbe far prendere dal panico e sull’onda emotiva si può pensare di andare tutti a donare il sangue, ma non è una cosa giusta da fare per diversi motivi, primo perché tra una donazione e l’altra devono passare 3 mesi, secondo perché se molti vanno adesso c’è il rischio che in seguito si possa stare per un certo periodo di tempo con meno afflusso di sangue. Ora tutto è organizzato in modo da avere un flusso regolare e continuo che satura i posti disponibili all’ospedale e questo ci permetterà di fare fronte anche nei mesi a venire a tutte le emergenze che eventualmente si verificheranno».
Voi come vi tutelate e che misure vengono messe in atto all’ospedale quando arriva un donatore?
«Io, come altri miei colleghi, soci del direttivo dell’AVIS facciamo il lavoro da casa tramite telefono e PC. Quando i donatori arrivano all’ospedale sono già “scremati” per così dire perché facciamo tutta una serie di domande. Chiediamo se sono nelle condizioni di poter donare sangue, che non siano in quarantena, che non abbiano contatti con persone infette, chiediamo se sono in buono stato di salute, che non abbiano sintomi quali raffreddore, febbre, bruciore al petto etc., chiediamo se negli ultimi mesi sono stati nelle regioni dove sono sorti i primi focolai del virus. Dopodiché i donatori si recano all’ospedale indossando le mascherine e all’ingresso viene fatta la disinfezione delle mani, vengono muniti di guanti, poi vengono condotti al centro trasfusionale. Lì vengono adottate tutte le cautele del caso, perché è evidente che una cosa delicata come la donazione di sangue deve sempre essere fatta, in qualsiasi momento, rispettando e garantendo in modo assoluto la sicurezza del donatore. In questo particolare momento ci sono ancora più attenzioni. Anche il personale sanitario è dotato di mascherine, guanti, le persone sono tenute separate in modo che sia garantita la distanza di sicurezza.”
Il tampone, potrebbe essere una misura “cautelare” necessaria?
«Potrebbe essere, ma questa non è una decisione che spetta a noi. Compito dell’AVIS è quello di garantire la donazione del sangue. Poi se verrà ritenuto necessario fare tamponi saranno le autorità sanitarie a decidere di farli, come quando e a chi. Quello che AVIS vuole, è che sia garantita la sicurezza di tutti e di questo siamo sicuri al 100%».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 318 | Maggio 2020)