da Valerio Bobini, Presidente del Crest – Quattro anni dalla chiusura dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia, ovvero del Punto Nascita dell’Ospedale di Bibbiena, quando si erano date ampie rassicurazioni sul salvataggio e la funzionalità del nostro Presidio. Con la nuova firma dei Patti Territoriali avvenuta nel Febbraio 2016 le parole spese dal Presidente della Conferenza dei Sindaci di Bibbiena furono: “Con questa firma abbiamo salvato l’Ospedale”. Tralasciamo il fatto che prima della chiusura lo stesso Sindaco, rappresentando la Conferenza dei Sindaci del Casentino, in una nutrita Assemblea avvenuta al Cinema Sole alcuni mesi  prima  alla  presenza dell’Assessore alla Salute Regionale Luigi Marroni e l’Assessore ai Trasporti Pubblici Vincenzo Ceccarelli, aveva dichiarato che MAI avrebbero permesso questa  chiusura. Tale dichiarazione fu ribadita mesi dopo anche sul quotidiano online Arezzonotizie: “Faremo le barricate, non svenderemo il Punto Nascita con altri servizi”.  Questa sofferta chiusura era avvenuta dopo almeno 8 riunioni intercorse tra i Sindaci del Casentino ed i Vertici di Area Vasta in assoluto silenzio, con smentite di rito alle voci che circolavano e senza  che ne  fossero interessati i Consigli Comunali o i cittadini.

Nei nuovi Patti Territoriali che non sto ad elencare tanto sono pubblici, si parlava di: mantenimento e potenziamento degli allora servizi ed unità operative con ampie garanzie sulla continuità di Buona Chirurgia, interventi operatori grazie anche alla permanenza in zona del chirurgo primario Dott. Rinnovati. Furono spese rassicurazioni sulla continuazione e presa in carico delle gestanti ed accompagnamento durante l’iter che portava al parto così come furono promessi corsi per preparare  tutto il personale adibito al P.S. per il parto in emergenza. A quasi 4 anni da quella data la domanda che mi pongo è: i patti territoriali sono rispettati? Davvero sono stati rispettati e garantiti tutti quei punti siglati, compreso sedute aggiuntive di pavimento pelvico, di ortopedia ed altri servizi?

Manca un’analisi certa, un controllo della situazione attuale ed un riscontro reale, nei fatti e non numerico, mentre si ha la sensazione di un pendolarismo sempre più marcato verso Arezzo e la periferia per accedere alle varie indagini diagnostiche e prestazioni con la conseguenza che porta a una disaffezione verso il nostro Ospedale.  La dirigenza d’ Area Vasta, con la presenza dell’Assessore alla Salute Stefania Saccardi, si è riunita per ben 2 volte negli ultimi 2 anni presso la sala dell’Unione dei Comuni del Casentino a Poppi, alla presenza di alcuni Sindaci e dei Comitati civici zonali, garantendo e manifestando propositi di mantenimento e potenziamento per tutto il lotto.

La riduzione delle reperibilità anestesiologiche non più di Plesso Ospedaliero ma divise in tre Ospedali PO3 Arezzo, Val Tiberina e Casentino con residenza dell’Anestesista Rianimatore presso la  postazione di Arezzo. Il taglio delle reperibilità Infermieristiche di Sala Operatoria, con la riduzione delle sedute operatorie con anestesista che passano da due giornate ad una sola per settimana e la stessa cosa per gli interventi di ginecologia, l’operatività e qualità degli interventi operatori subisce un drastico calo e la percezione dentro e fuori l’ambiente è che si stia andando verso il basso. Le garanzie date sulla nuova attività di ortopedia, le due giornate di sala non ci sono, siamo solo ad una per settimana, alcuni tipi di interventi di ortopedia che erano stati garantiti non ci sono, sembra si stia facendo il gioco delle tre carte.

I pediatri che una volta garantivano l’emergenza pediatrica infantile ed erano 4 in turno sulle 12 ore con reperibilità notturna e festiva poi passati a 2 più reperibilità, successivamente ridotti ad 1 ed adesso niente turni con presenza di pediatra.  Esiste la sola presenza di 3 ambulatori alla settimana che viene venduta come potenziamento, bontà loro! Quali garanzie ci sono in caso di emergenza pediatrica diurna, notturna e festiva? La mancanza di un ostetrico/a ginecologo, radiologo, medico di P.S., che costringe una gestante in un sabato pomeriggio (30/11 u.s.) ad andare ad Arezzo per avere un’ecografia e controllare se il/la bimbo/a è vivo data la non percezione di movimenti in pancia da due giorni.

La scomparsa delle reperibilità del medico cardiologo e del medico radiologo che una volta costituivano asse e raccordo con il Pronto Soccorso e la Rianimazione. La sensazione, tenuta viva da voci che si rincorrono che con la mancanza di anestesisti e rianimatori   in tutta l’area Vasta “di cui non vogliamo nemmeno sentire” voglia far si che con la Piastra venga tolta la Rianimazione, asse portante sia per l’Ospedale che per garantire quella qualità richiesta negli Ospedali siti in Area Disagiata e Montana, ci preoccupa assai perché le voci circolanti in questi anni nulla hanno portato di buono, se non l’avverarsi puntuale di ciò che circolava.

Credo, avendo seguito ed essendomi occupato, prima da infermiere e sindacalista da dentro l’Ospedale e adesso, da anni e da pensionato, come Presidente del Crest, Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana da fuori, che si vada ad un lento depauperamento di professionalità e di unità lavorative in toto, come lo sfogliamento di una margherita.

Richiamo l’attenzione delle Istituzioni del Casentino per richiedere una riunione alla Dirigenza dell’Area Vasta per fare il punto della situazione ed avere tutte le garanzie e blindare le attuali piante organiche in essere al gennaio 2019 oltre al mantenimento e potenziamento reale, non a parole, degli attuali servizi, implementando i mancanti e promessi. Non ultimo, un intervento sulla questione della Psichiatria per non scaricare ed abbandonare le già precarie famiglie ed i pazienti che necessitano di terapia TSO o TSV.