Di Cristina Li – Un’esperienza vissuta insieme a coetanei provenienti da vari Paesi. Giorni che hanno permesso di crescere insieme. Ecco il racconto del campo estivo di Rondine…
Un’estate diversa
Qual è il vostro concetto di “campo estivo”? Prima che prendessi parte a uno di questi, pensavo che l’unico scopo dei campi estivi, per ragazzi, fosse di passare una piccola parte dell’estate imparando balli di gruppo insieme a tante altre persone; anzi, pensavo proprio fossero cose riservate ai bambini piccoli mandati dai genitori troppo impegnati per badare a loro una volta che la scuola fosse finita. Poi, un giorno, mi hanno parlato di “NATyouRE SupPORT”… Non sapete di cosa sto parlando, giusto? Nemmeno io ne sapevo nulla, fino a quando non ho deciso di affidarmi al mio istinto e di provare questa nuova esperienza.

Aprire il cuore alla pace
NATyouRE SupPORT è la nuova versione del TRIUMPH (Today’s Revolution Is Understanding Make Peace Happen), iniziato negli Stati Uniti e approdato a Rondine (nei pressi di Arezzo) quattro anni fa, che si è trasformato in un campo sulla pace, con elementi per la crescita e lo sviluppo personale dei partecipanti. Il progetto è partito con ragazzi italiani, israeliani, arabi ed ebrei di religione cristiana, ebraica e musulmana; l’anno seguente si sono aggiunti partecipanti della Bosnia di tre diverse etnie; fino ad arrivare a quest’anno in cui sono stati accolti partecipanti provenienti da Italia, Israele, Palestina e Turchia. Grazie ai finanziamenti di “Gioventù in azione” della commissione europea e di “Rotary Internazional” di Haifa, questo progetto è interamente gratuito, dando quindi la possibilità a tutti di partecipare.

Guardare oltre
Una volta fatto il colloquio con chi di dovere e dopo essere stata selezionata tra gli otto partecipanti italiani al campo, l’unica cosa che sapevo per certo era che avrei parlato in inglese per dieci giorni. Ero ansiosa ed eccitata allo stesso tempo; inizialmente avevo scelto di provare solamente perché spinta dall’idea di migliorare il mio inglese, senza tener conto che avrei dovuto convivere per dieci lunghi giorni con dei perfetti sconosciuti, condividendo tende, bagni, pasti e attività. Non avevo mai partecipato a qualcosa del genere prima di allora e non sapevo cosa aspettarmi, tanto da arrivare quasi a ripensarci! Ma poi mi sono detta: «Perché aver paura di fare nuove esperienze? È cosi che si cresce, che si impara ad affrontare la vita. Scoprendo e imparando!».
Perciò, ho dato il via a NATyouRE SupPORT!
Trentadue partecipanti (uno in più quest’anno), otto per nazionalità, equamente divisi tra maschi e femmine, che mettono alla prova il loro inglese in ogni singolo momento. Il contesto è speciale: Rondine, in cui studenti di Paesi in conflitto vivono insieme. Tra le novità di quest’anno vi sono stati gli “helpers”, aiutanti tuttofare per il campo, che hanno già vissuto questa esperienza o progetti simili e mettono a disposizione il loro tempo per l’organizzazione delle attività e per i momenti di relax e divertimento collettivo; Luca li definisce le “mani” sue e di Giedre, sempre operativi, pronti, disponibili, allenati alla fatica e al sacrificio. Non è stato sprecato neanche un secondo del nostro tempo: le giornate iniziavano alle 7:15 del mattino (con il consueto “GONG”, seguito dalla frase “GOOD MORNING PEOPLE, THE SUN IS UP!” come sveglia) fino ad arrivare alle 23:30 (spesso e volentieri anche oltre), per poi rientrare in tenda e addormentarsi a mezzanotte passata. Non mi è possibile dare un esempio di giornata-tipo, perché ogni giorno vi era in programma qualcosa di diverso: uscite, laboratori, attività di crescita e sviluppo personale, materiale educativo e all’avanguardia proveniente da Stati Uniti, Sud Africa e Nord Europa, tutto gestito dai due trainers internazionali Luca Crivellari (Italia) e Giedre Kaupaite (Lithuania).

Grazie, amici miei
Ma il bello di quest’esperienza, sapete qual è? Che ha un effetto a lungo termine. I partecipanti, dopo aver vissuto giorni intensi in costante impegno, nello scambio di opinioni e nella pace, tornano alle proprie vite con la voglia di fare qualcosa di utile per se stessi e per gli altri, di non stare con le mani in mano, ma di attivarsi, mettendosi in gioco in prima persona al 100%, nella vita di tutti i giorni. Non è facile mettere per iscritto tutto ciò che vi è stato da imparare, ciò che ci ha fatto stare bene; sono pensieri e sentimenti troppo grandi perché un foglio di carta li possa trattenere tutti… ma, come mio solito, ci provo, aiutata anche dai miei compagni di viaggio…

«È stata semplicemente l’esperienza più emozionante che una persona possa vivere; una persona che può passare dalla paura del contatto col nemico al dolore di abbandonare un fratello per colpa di una guerra per loro forzata. Inizialmente, io, italiano senza conflitti, mi chiedevo cosa ci facessi in quel posto, perché ero stato scelto… ma poi mi sono reso conto che quel campo non era stato fatto per parlare della guerra, ma per creare amicizie forti e aiutare giovani menti ad aprirsi al mondo. Così ho affrontato i MIEI scheletri nell’armadio e ne sono uscito più forte, più felice. Insieme, abbiamo semplicemente confermato che un mondo dove tutti si accettano e si vogliono bene non è un’utopia e le persone che trovano scuse hanno soltanto paura di provare».
(Neri Fuochi, Italia)

«Prima del campo a Rondine non sapevo bene cosa sarebbe successo, perché io vengo da Israele e ci sarebbero stati ragazzi provenienti dalla Palestina… sarebbe stata una situazione strana. Ma ora, dopo aver vissuto quest’esperienza, ho capito che non bisogna mai giudicare le persone solo perché sono di un’altra nazionalità o religione. Ho imparato come guardare sempre al positivo; ad ascoltare anche i pensieri altrui, non escludendo la possibilità di poter cambiare opinione; ho imparato che ognuno di noi è il giocatore della propria vita e che quindi solo noi possiamo prendere o cambiare decisioni che la riguardano. Ora, dopo il campo, mi sento cambiato; mi sento più maturo».
(Asaf Davidovitch, Israele)

«Prima di iniziare il campo, la sola idea di venire in Italia già mi rendeva felice. Ero curiosa di incontrare “l’altra parte”, gli Israeliani, per sapere quali fossero i loro pensieri e i loro punti di vista riguardo alla nostra situazione di conflitto. Sì, ero curiosa e non spaventata, perché avendo già partecipato a un progetto simile negli Stati Uniti, pensavo che sarebbe stata la stessa cosa, con incontri per parlare delle ostilità e altre attività al riguardo. Ma una volta iniziato il campo a Rondine, mi sono accorta che era qualcosa di diverso: è stata un’esperienza bella a tal punto da farci dimenticare dei conflitti, delle guerre, dei nostri problemi; ci ha insegnato il significato di vivere in pace. Ci è stato insegnato a esprimerci, a “uscire dalla scatola” aprendo la mente a ciò che il mondo ci offre, a dire la nostra opinione. NATyouRE SupPORT mi ha cambiata in meglio e sono davvero grata per ogni momento che vi ho trascorso».
(Shaden Shaer, Palestina)

«Prima di iniziare il campo ero emozionato all’idea di incontrare più di trenta persone provenienti da quattro Paesi diversi, con diverse culture e tradizioni. NATyoure SupPORT è stata un’esperienza fantastica, oltre che il mio primo viaggio all’estero. Ho imparato a dare sempre il 100% di me stesso; ho imparato che criticare un’altra persona non serve a niente; che non importa quale sia la nostra nazionalità, cultura o religione, siamo tutti esseri umani e non esistono conflitti che non possiamo risolvere.”
(Sercan Yectas, Turchia)

E ora, terminato questo “campo estivo”, posso dire che quello che ho imparato non sono balli di gruppo, bensì i passi che, giorno dopo giorno, abbiamo fatto insieme e che hanno contribuito a costruire quel percorso ricco di conoscenze, che seguiremo e metteremo in pratica tutti insieme, per il resto della nostra vita, anche se in parti diverse del mondo: lontani fisicamente, ma vicini col cuore.