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domenica, 27 Novembre 2022

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Sanità: luci e ombre

di Melissa Frulloni – Intervista esclusiva a Enrico Rossi e Stefano Mugnai: due punti di vista opposti sulla sanità toscana e casentinese. L’intervista doppia delle Iene ormai è diventata un cult! Negli anni le loro terribili e incalzanti domande hanno colpito proprio tutti, mostrandoci sempre i due lati di una stessa medaglia, con temi tanto irriverenti quanto forti, che davanti alla telecamera hanno messo a nudo chiunque.
Guardandoci intorno nella nostra vallata, in questo ancora assolato fine ottobre, anche noi abbiamo voluto porre le stesse domande, su uno specifico tema, a due politici completamente diversi che, pur da lontano, sono direttamente coinvolti nelle vicende casentinesi, due personaggi molto influenti per quel che riguarda le scelte del nostro territorio.
Stiamo parlando del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e di Stefano Mugnai, Capogruppo di Forza Italia e Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana.
Nella nostra personalissima intervista doppia abbiamo scelto di interrogarli su un tema su cui non ci stanchiamo mai di accendere i riflettori e in particolare di domandarci se le scelte che sono state fatte siano giuste o meno.
A costo di sembrare ripetitivi (non ci importa niente vista l’importanza del tema!) torniamo ancora a parlare di sanità e lo facciamo ancora perché ci sembra che la volontà di appiattire la discussione su questa questione sia tanta, mentre manca totalmente la forza (ormai tutta dei cittadini, i nostri sindaci ci hanno abbandonato da un po’!) di fare qualcosa per cambiare davvero le cose. La rassegnazione che tutto sia immutabile è tanta e con l’arrivo dell’inverno e del freddo casentinese, sarà ancora più dura lottare, ritrovarsi e decidere come riprenderci il nostro diritto alla salute.
La nostra intervista doppia quindi si giocherà soprattutto sulla sanità casentinese, e su quella toscana, sulla “salute” e il futuro del nostro ospedale, sul punto nascita ormai chiuso… Su noi utenti che, anche per avere un’assistenza sanitaria adeguata, combattiamo ogni giorno con la stradina (ora potenziata con la grande opera di Santa Mama (?!) e con i tornanti della Consuma, cercando di raggiungere l’Ospedale attrezzato e completo (con la O maiuscola) più vicino…
Mugnai da un lato e Rossi dall’altro (mettiamolo pure a sinistra…); la nostra intervista doppia può cominciare.

Quale è oggi lo “stato di salute” della sanità toscana?

Rossi: «Ogni ricerca effettuata, ogni comparazione tra i sistemi regionali delle regioni italiane, conferma la sanità toscana come eccellenza nazionale. Non siamo perfetti, e siamo consapevoli di tanti difetti. È evidente però che l’impianto organizzativo e la qualità dei nostri professionisti consente alla Toscana di continuare a primeggiare nel panorama delle regioni italiane. Anche la nostra riforma sanitaria, che abbiamo chiamato “rivoluzione della qualità”, approvata nel 2015 e la cui implementazione è iniziata nel 2016, ha cominciato a dare frutti positivi. Su questa strada dobbiamo andare avanti speditamente, con il passo giusto di chi è convinto che la qualità dei servizi erogati è strettamente connessa al miglior uso delle risorse.»

Mugnai: «É quello che quotidianamente toccano con mano tutti i cittadini che hanno la ventura di aver bisogno di accedere ai servizi di assistenza e cura, fatto di liste d’attesa esagerate, pronto soccorso che traboccano, servizi tagliati negli ospedali mentre quelli territoriali – che dovevano essere potenziati – non lo sono stati affatto. É il portato di una riforma sanitaria finalizzata, anziché a tagliare gli sprechi legati ad apparati e burocrazie, a tagliare ad esempio i posti letto. Ovvio: chi la sconta per primo sono i piccoli ospedali come quello di Bibbiena…
Tra l’altro si tratta di una riforma che la maggioranza ha fatto, abrogato e poi rifatto in spregio a un referendum a cui proprio il Casentino aveva fornito un importantissimo contributo. Noi l’abbiamo sempre sostenuto. Siamo quelli della prima ora. Adesso, però, le voci critiche si levano anche da insospettabili: sindaci del Pd che rispondono agli interessi dei cittadini e non a quelli del partito, ad esempio; e addirittura il dottor Panti, vicino a Rossi, per anni presidente dell’Ordine dei Medici e uomo chiave del sistema sanitario; per non parlare di operatori e pazienti.
Con in più il paradosso: tutto questo riformare mirava a mettere in sicurezza i conti della sanità evitando che il fallimento politico di Rossi divenisse conclamato. Ebbene: il 22 settembre scorso dalla giunta regionale è partita all’indirizzo dei vertici della sanità una mail che impone il blocco delle assunzioni di personale dipendente, convenzionato e anche interinale da qui a fine anno altrimenti saltano i bilanci. Naturalmente tutto questo non fa che acuire le situazioni di disagio.»

Parlando di Casentino, secondo lei quale è il futuro più realistico per l’ospedale di Bibbiena?

Rossi: «L’ospedale, come abbiamo ribadito più volte e come spero ormai tutti abbiano ben compreso, non chiuderà. Anzi, con la firma dell’anno scorso del patto territoriale fra i Sindaci del Casentino e la Asl, si sono poste le basi per uno sviluppo della sanità, al passo con le esigenze dei cittadini. La riorganizzazione parte dalla lettura dei bisogni sanitari della popolazione, che vede un’ampia presenza di adulti ed una bassa natalità. L’offerta dei servizi territoriali ed ospedalieri sarà mantenuta ed anzi potenziata per quanto riguarda pronto soccorso, chirurgia e rete dell’emergenza territoriale. Le attività dell’Ospedale di Bibbiena, come si è visto in questi ultimi mesi, sono in crescita sotto molti profili: potenziamento delle attività sia di chirurgia generale che di chirurgia ginecologica con introduzione di nuove attività; incremento di quelle esistenti con aumento del numero di interventi. Potenziamento dell’attività diagnostica ginecologica, delle attività pediatriche ospedaliere e dell’ambulatorio allergologico, ed attivazione dell’ambulatorio pneumologico pediatrico. Sviluppo dei day service in collaborazione con i medici di famiglia, ecc.»

Mugnai: «Realistico dipende. Dipende da chi governa. Se continuerà a toccare a questa sinistra, il futuro più realistico è tragico e l’ospedale si ritroverà ad essere poco più o poco meno di un poliambulatorio. Perché c’è poco da fare: la responsabilità è di chi ha l’autorità delle scelte di politica sanitaria. Finché ci saranno il Pd, Rossi o chi per loro proseguirà per forza d’inerzia il cammino avviato verso il baratro. Però in Toscana gli equilibri politici stanno cambiando. Se fossimo chiamati noi a governare, i cittadini lo sanno: per noi il territorio è fondamentale e altrettanto imprescindibile è per noi garantire omogeneità nelle capacità di accesso alle cure per tutti ovunque. Non solo a Firenze, Siena e Pisa come avviene adesso.»

Di recente è stato chiuso il punto nascita, ma era davvero necessaria la sua chiusura? La volontà politica contraria dei sindaci avrebbe potuto cambiare le cose? Quale è stata la posizione della Regione in questa vicenda?

Rossi: «Per quanto riguarda la chiusura del punto nascita di Bibbiena, innanzitutto vorrei premettere che le linee guida internazionali indicano la soglia di 1.000 nascite l’anno quale limite di sicurezza per offrire le massime garanzie per la salute delle donne e dei bambini; cosa difficile in strutture sottodimensionate che non possono garantire ostetriche, ginecologi, pediatri ed anestesisti presenti 24 ore su 24. I numeri dicono che quasi la metà delle strutture sanitarie italiane è sotto questa soglia e il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni di adeguarsi indicando in 500 il numero minimo di nascite. I centri nascita più grandi, come si può facilmente capire, offrono garanzie maggiori a madre e bambino: più personale, più attrezzature, più formazione continua. La riorganizzazione del percorso nascita, quindi, è stata pensata garantendo la piena e completa presa in carico della gravidanza da parte dei servizi di zona, ad eccezione del solo momento del parto, che avverrà presso l’ospedale provinciale di Arezzo.»

Mugnai: «In sette anni che mi occupo di sanità in Consiglio regionale della Toscana io una cosa l’ho capita: la politica di lungo periodo della Regione è chiudere gli ospedali come quello di Bibbiena. Mica di punto in bianco con delibera. No no: chiuderli per asfissia, praticando lentamente una politica del carciofo che sfoglia e sfila un servizio dopo l’altro, così da sbriciolare la contestazione e minimizzare i fatti. C’è un unico modo per difendere questi ospedali, ed è la voce dei cittadini levata attraverso i loro rappresentanti territoriali. Mai visto in questi anni la Regione chiudere o tagliare qualcosa contro la volontà manifesta dei sindaci del territorio. Ora: su Bibbiena il problema non è solo quello del punto nascita. Quel presidio viene lentamente svuotato di contenuti in termini di offerta sanitaria. Deve essere garantito un pronto soccorso in grado di stabilizzare le emergenze, ma bisogna far sì che complessivamente l’ospedale non sia tale solo sulla targhetta del citofono. A nostro avviso gli ospedali come quello di Bibbiena si salvano, e anzi si valorizzano, individuando in ciascuno di essi una vocazione specifica di eccellenza regionale su un segmento dell’offerta sanitaria per poi, attorno a quella, incardinare i servizi rivolti a tutti i territori e a tutti i cittadini toscani.»

Molti ritengono che la sanità toscana stia andando sempre più verso il “modello americano” con privatizzazioni soprattutto a favore di cooperative, assicurazioni e associazioni di volontariato. Lei cosa ne pensa?

Rossi: «É una sciocchezza. Le nostre scelte tutelano, pur nelle difficoltà derivanti dai tagli governativi degli ultimi anni, l’appropriatezza e la sicurezza degli interventi sanitari, la risposta al bisogno e l’equità dell’accesso alle prestazioni. L’obiettivo della nostra riforma è quello di offrire un’assistenza migliore ai cittadini toscani, sicura e di alta qualità. Il tema della sostenibilità in sanità è un dovere che accomuna cittadini, amministratori e operatori, e ci obbliga, inevitabilmente, alla corretta gestione delle risorse umane, finanziare ed organizzative.
È chiaro però che, se proseguiamo sulla strada che da alcuni anni il Paese sembra aver preso, ad esempio con la decontribuzione per le mutue integrative, il servizio sanitario nazionale continuerà a perdere finanziamenti. Tutto questo produrrà diseguaglianze tra i cittadini, e persino situazioni di conflitto. E le categorie più deboli saranno peggio assistite e più vulnerabili. Già oggi più di 11 milioni di persone rinunciano alle cure, la spesa sanitaria è ferma al 2011, manca il personale e non si rinnovano i contratti. L’Italia è ormai sotto la media europea e al di sotto della soglia del 6,5% del PIl, una cifra che per l’OMS comporta il rischio di regresso nella speranza di vita. È ora di cambiare. È un sistema iniquo che non rinuncerò a combattere e che in Toscana, per quanto rientra nelle competenze regionali, non avrà vita facile.»

Mugnai: «Eh sì purtroppo credo proprio che questo sia il disegno strategico di Rossi e che sia a favore di alcune assicurazioni, una in particolare. E per noi è inaccettabile. Il problema non è privatizzare: in Lombardia, per esempio, la sanità funziona benissimo grazie a un sistema di convenzioni che consente un accesso al servizio degno di chiamarsi tale per tutti i cittadini in maniera omogenea. Dunque, ripeto, il punto non è la privatizzazione. Il punto è che qui in Toscana l’apparato è pesantissimo, e il sistema viene continuamente stressato per l’impossibilità di fornire risposte adeguate al bisogno di salute. Alla fine, in sanità, l’importante è che il servizio al cittadino arrivi. Ecco: qui non arriva. O almeno, arriva secondo una traiettoria che persegue quello che si dice il “modello americano”.
Già ora è in parte così, perché il combinato disposto tra liste di attesa infinite, ticket esorbitanti e intramoenia di fatto costringe il cittadino a pagare o a dotarsi di polizza. Pensiamoci. In Toscana abbiamo i ticket più alti d’Italia, quando in realtà il ticket nasce col concetto dell’euro nel carrello del supermercato: un deterrente per evitare che il cittadino non si comporti in maniera civile facendosi prescrivere di tutto e di più, magari senza averne una reale necessità ma solo per il fatto che tanto è gratis. In questo senso il ticket è pensato per essere, se non simbolico, per lo meno diciamo tarato sul basso. Perché non ce lo dimentichiamo: per accedere al servizio sanitario il cittadino paga già le tasse. E allora: paga le tasse, paga in Toscana un ticket altissimo e per cosa? Per sentirsi dire che la prestazione la otterrà dopo 18 mesi di attesa che però in intramoenia, pagando, possono diventare 18 ore. Ovvio: chi può si attrezza. Così per i bilanci delle Asl quegli introiti della libera professione si sommano ai mancati investimenti per abbattere le liste di attesa.
Ecco qui, dunque: il combinato disposto lungo cui opera la sanità toscana sta già determinando la condizione per cui per curarsi la gente deve pagare o attivare una polizza. Chi può, però. E gli altri? Un dato negli ultimi mesi mi ha colpito, ed è quello registrato dal Rapporto Osservasalute 2016, presentato nell’aprile scorso: per la prima volta dopo anni in Italia, al 2015, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014. Questo accade proprio perché la gente rinuncia a curarsi e fare prevenzione. E fa specie che Rossi, proprio Rossi, quando deve fare il demagogo di sinistra nella sua eterna tournée in giro per l’Italia rilasci interviste come quella a La Stampa di qualche settimana fa dove parla di una sanità pubblica sempre più in ginocchio a furia di tagli, e quando invece torna in Toscana ripeta ossessivamente la favola della sanità perfetta proprio mentre impugna cesoie e taglia servizi, posti letto e personale sanitario come se non ci fosse un domani». Come nei migliori talk show americani, alla vigilia delle elezioni presidenziali, nella nostra intervista doppia abbiamo potuto leggere due posizioni opposte, contrastanti tra loro, una che va a difesa del sistema sanitario toscano e l’altra che lo attacca, in un ping-pong di risposte che ci fanno vedere il problema da due diverse visuali.
Sotto a queste parti e al dibattito ci siamo noi cittadini a cui, ormai da troppo tempo, fanno bere la balla che tutto è già stato deciso e che ogni cosa che ci piove dall’alto ce la dobbiamo bere come oro colato. Siamo noi che viviamo ogni giorno nel nostro sistema sanitario, nel nostro Ospedale, nel nostro (ex) punto nascita e dobbiamo fare i conti con liste interminabili e l’impossibilità di curarsi senza un adeguato portafoglio. Leggendo queste due posizioni quindi ognuno potrà farsi la sua idea, con la consapevolezza che siamo noi a vivere ogni giorno nel nostro sistema sanitario…

(tratto da CASENTINO2000 | n. 288 | Novembre 2017)

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