di Terenzio Biondi – I paesini abbandonati delle montagne casentinesi, con i muri sventrati, i tetti crollati, le viuzze fra le vecchie case sommerse dai detriti, la vegetazione di alto e basso fusto che tutto invade, ti mettono addosso un senso di tristezza e talvolta di paura. Montesilvestre no. Montesilvestre ti trasmette ancora oggi un senso di pace e di serenità, direi addirittura di allegria.

Quando andiamo a pesca nel Fosso del Monte (è così chiamato il Torrente Corsalone nel tratto a monte della strada provinciale che da Rimbocchi porta alla Verna), arrivati a poca distanza dalle sorgenti nei verdi prati sotto il Passo delle Gualanciole, si prende, per tornare al fondovalle, il sentiero 57, che attraversa l’altipiano di Montesilvestre, un altipiano delimitato dai bianchi calanchi del canjon del Fosso Sodaccio da un lato e del canjon del Fosso del Monte dall’altro. Prati verdissimi, con miriadi di fiori colorati e acqua che in primavera nasce da mille sorgenti.

Incontri dapprima un antico tabernacolo, in un punto leggermente sopraelevato, panoramico. Il tabernacolo guarda verso il Monte Penna, il sacro monte dal quale secondo la leggenda San Francesco ancora veglia vigile e protegge gli animali e gli uomini della Vallesanta, e volge le spalle al cucuzzolo di Monte Fatucchio con nei pressi la chiesina delle Nocette, col campanile mozzato, la chiesina più amata nei secoli passati dalle popolazioni della Vallesanta, che nei periodi di siccità per chiedere la pioggia da tutte le località lì convergevano, sempre naturalmente con l’ombrello in mano, ché nella via del ritorno pioveva immancabilmente, a dirotto. Ti sembra di sognare.

Ancora pochi passi lungo il sentiero ed eccolo il paesino di Montesilvestre, abbandonato dal dopoguerra. Pare uscito da una favola: i resti di un agglomerato di vecchie case nella parte centrale dell’abitato, coi tetti tutti crollati, ma miracolosamente intatto uno splendido balconcino con ringhiera in ferro battuto; quasi intatto l’antico pozzo del paese, meraviglioso, sul cucuzzolo al centro dell’abitato, con acqua ancora freschissima; poco più sotto la chiesina, col tetto crollato ma la facciata e il campanile intatti, e fiori giallissimi e profumati che dal prato si spingono fin quasi al sacrato; e lì accanto i resti della grande canonica, in mezzo all’enorme prato che si spinge giù a valle fino a perdersi nei bianchi calanchi del canjon del Fosso Sodaccio. Alcuni caprioli ti guardano, da lontano, quasi immobili, e con lo sguardo ti seguono curiosi mentre cammini per il sentiero che ti porta al fondovalle.

Layout 1Tutti i mesi su CASENTINO2000 la rubrica “I Racconti del Torrente” di Terenzio Biondi. Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino.