Pubblichiamo sotto il comunicato del Parco Nazionale in cui si esprime grande preoccupazione per la presenza di procioni in Casentino. Dopo averci riflettuto e quasi aver espresso tutta la nostra solidarietà ai procioni stessi, il Badalischio suggerisce ai prestigiosi vertici dell’area protetta una soluzione molto semplice e pratica: il presidente Santini, noto cacciatore della zona. Una soluzione rapida e indolore (a parte i procioni) che procurerebbe anche un po’ di sano divertimento venatorio e di attività sportiva al Nostro. Tutti i procioni sono avvisati..
Il Badalischio

«A seguito di segnalazioni e ritrovamenti è ormai accertata la presenza nel territorio casentinese di alcuni esemplari di procione (Procyon lotor). L’emergenza è stata rilevata dal Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato ed è stata affrontata dal personale del Parco nazionale che ha ritenuto opportuno dare anzitutto una corretta informazione sulla specie agli abitanti del territorio.
Perché un’emergenza? Il procione non è una specie propria dei nostri territori. E’ originaria del Nord America e può essere a tutti gli effetti considerata “esotica”. Attualmente secondo la normativa italiana è iscritta nella lista degli animali pericolosi per la cui detenzione è necessaria una specifica autorizzazione (Allegato A del D.M. 19 aprile 1996 “Elenco delle specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione”). Inoltre è stato recentemente inserito dalla Commissione Europea nell’Elenco di specie esotiche invasive di rilevanza unionale (Regolamento 1143/2014), per cui è imposto ad ogni stato membro di evitare con ogni mezzo che questa specie sia presente in stato di naturale libertà.
Come è arrivato da noi? A questa domanda non riusciamo – per ora – a dare risposte precise. L’ipotesi più probabile è che ci sia stata una fuga accidentale di alcuni esemplari detenuti in cattività.
“Perché ci preoccupiamo della presenza del procione? Questo mammifero appartiene alla famiglia dei procionidi. Di dimensioni variabili da due a dieci chilogrammi, onnivoro, vive in nuclei familiari ed è attivo soprattutto di notte. L’animale, dall’aspetto peraltro piuttosto grazioso, costituisce, nel contesto del nostro territorio, un pericolo – dichiara Luca Santini, presidente del Parco – In primo luogo è portatore di alcune patologie, tra cui una in particolare può rappresentare un problema: una parassitosi intestinale che può colpire persone con sistema immunitario debole come bambini, anziani o persone immunodepresse. La trasmissione all’uomo può avvenire tramite l’ingestione delle uova del parassita che vengono emesse con le feci dei procioni (quindi ad esempio una contaminazione del cibo). Quindi anzitutto è presente un rischio per la salute pubblica. Un’altro problema che viene preso seriamente in considerazione dal Parco nazionale è che il procione è una specie pericolosa per il mantenimento della biodiversità. Questi animali si riproducono molto velocemente e competono con molte specie che invece sono proprie del nostro territorio. Non sono da sottovalutare gli impatti diretti nei confronti delle specie selvatiche autoctone per predazione diretta a carico di invertebrati, anfibi, pesci, piccoli mammiferi e uccelli (uova, polli) e competizione territoriale e per le risorse con mammiferi nostrani, quali volpe, tasso e rapaci notturni“.
I procioni inoltre sono animali opportunisti e tendono a vivere in prossimità delle attività antropiche (case, colture, allevamenti) dove possono cercare in maniera più semplice il cibo.
“Si raccomanda – fanno sapere dall’ente Parco – a tutte le persone che avvistano i procioni di evitare assolutamente di avvicinarli (sono anche mordaci se messi alle strette) e di segnalare immediatamente la presenza ai numeri 0575. 582706 – 0575. 503038 ore ufficio; mail: infosede@pnfc.it – cta.pratovecchio@corpoforestale.it.
Il personale del Parco nazionale, in collaborazione con le Istituzioni che hanno competenza all’esterno dei territori del Parco, sta mettendo in atto un piano di monitoraggio che permetterà di capire qual è la reale entità del problema per affrontare la situazione nel miglior modo possibile”.»