di Terenzio Biondi – Da qualche anno giornali e televisione tutti i giorni ci terrorizzano con fosche previsioni climatiche e preannunciano tempi terribili di siccità. I rimedi che gli studiosi o presunti tali ci propongono prevedono duri sacrifici per tutti. L’acqua sarà sempre più scarsa e bisognerà risparmiarla in mille modi e in mille occasioni: quando ci si lava i denti, quando si fa il bagno, quando si lava l’auto… A pensarci bene però non è la prima volta che ciò accade. Anche nei secoli passati ci sono stati periodi di siccità accompagnati da carestia, con tutte le relative conseguenze nella vita dei nostri avi.

Come si rimediava o come si cercava di rimediare a quei tempi? C’era allora un solo sistema: pregare perché il Cielo mandasse l’acqua. E ci si rivolgeva, in tutte le zone del Casentino, ai Santi Protettori delle singole zone, alla Madonna e soprattutto a Gesù Cristo. A Borgo alla Collina si andava tutti a supplicare il Cristo della Chiesa di Orgi, sulle rive dell’Arno; a Cetica ci si rivolgeva e si portava in processione il Cristo della Chiesa di S. Michele Arcangelo… e così via. In Vallesanta il rito era veramente suggestivo ed è durato fino agli anni cinquanta. Ci si rivolgeva al Cristo delle Nocette, il Crocifisso in legno posto sopra l’altare principale della Chiesina delle Nocette.

La Chiesina delle Nocette (nella foto), sola sola in mezzo ai boschi a poca distanza dalla Rocca di Monte Fatucchio, è proprio al centro della Vallesanta. Lassù convergevano in processione tutti gli abitanti della zona, partendo ognuno dal proprio borgo di residenza, contemporaneamente. Una lunga processione da Biforco, un’altra da Rimbocchi, una da Corezzo, una da Frassineta, una dal Doccione, una dalla Pievina… E ognuno portava con sé l’ombrello.

Me l’ha confermato anche recentemente l’amico Schiaffino, che si ricorda benissimo quando da ragazzetto – allora abitava a Rimbocchi – prendeva in processione l’erta salita per Le Nocette fino a raggiungere il grande prato antistante la chiesina, dove iniziavano le preghiere e i canti. E sempre pregando e cantando la processione continuava fino alla vicina Rocca di Monte Fatucchio. Poi ognuno tornava al proprio borgo, e questa volta con l’ombrello aperto, perché sempre, immancabilmente, prendeva a tuonare e poi a diluviare. La Chiesina delle Nocette c’è ancora oggi, immersa nel silenzio dei boschi a metà strada tra la Verna e l’Alpe di Serra.

Chissà che un giorno non riprendano proprio qui gli antichi riti propiziatori della pioggia?