«La Regione sostenga presso il governo il celere finanziamento della cassa integrazione in deroga già approvata per l’azienda Inthema di Subbiano, in provincia di Arezzo, dove oltre 70 lavoratori in gran parte donne sono da febbraio senza stipendio»: è a questo che Stefano Mugnai (Pdl) intende impegnare la giunta toscana attraverso una mozione appena depositata e destinata ad approdare davanti al Consiglio regionale forse già nella prossima seduta di inizio luglio.
«La storica azienda di abbigliamento e confezioni Inthema di Subbiano – spiega Mugnai nella prima parte del suo documento – è al centro fin dal 2009 di una vertenza che vede messi a repentaglio gli oltre 70 posti di lavoro in cui sono occupate per la stragrande maggioranza donne. Il 3 giugno scorso – ricorda – il Tribunale di Arezzo ha dichiarato il fallimento dell’azienda del Casentino. I lavoratori della InThema si trovano da mesi privi di qualunque retribuzione». Eppure, sottolinea Mugnai, già nel febbraio scorso la procedura di cassa integrazione in deroga era stata approvata. Peccato non sia poi mai stata finanziata. Per questo, ritenendo «opportuno assumere tutti i provvedimenti ed esperire tutti i tentativi utili a garantire ogni tutela possibile ai lavoratori InThema», dopo aver manifestato loro la solidarietà del Consiglio regionale il documento di Mugnai «impegna la Giunta a sostenere presso il governo il celere finanziamento della cassa integrazione in deroga e a garantirne l’erogazione in tempi regolari e certi e ad attivare quanto prima un tavolo regionale di confronto».
L’auspicio dell’esponente del Pdl – che ha già interessato della questione il presidente e il componente della Commissione emergenza occupazionale Paolo Marini e Nicola Nascosti – è che una volta in aula il documento trovi da parte degli altri gruppi le necessarie convergenze: «In altri casi – afferma – si è già dimostrato che un intervento unitario della politica nell’interesse esclusivo del territorio e dei cittadini si rivela più efficace di tante esternazioni barricadere che invece lasciano il tempo che trovano.».