di Mauro Meschini – Quello che sta accadendo in queste ore, in cui vediamo anche le lavoratrici dei CUP di Casentino e di Arezzo in sciopero per chiedere certezze per il loro futuro lavorativo, riporta in primo piano la realtà della situazione in cui si trova il sistema sanitario.

Forse solo adesso scopriamo davvero chi sono le lavoratrici dei CUP e quali le loro condizioni di lavoro: part time, per circa 25 ore la settimana, a circa 8 euro l’ora, in una condizione che le vede dipendenti di un soggetto che ha in appalto la gestione del servizio di prenotazione. Un appalto che, dopo tre anni, il 1° di luglio (domani!) vedrà subentrare il vincitore della gara appena conclusa senza che ancora ci siano certezze proprio per le lavoratrici e i loro contratti.

I sindacati che hanno promosso le due giornate di sciopero di ieri e di oggi hanno sottolineato come “L’unica cosa certa è che si prefigura un peggioramento delle condizioni contrattuali degli oltre 120 lavoratrici e lavoratori impegnati nel servizio…“, Questo anche perché ancora una volta il parametro dell’aggiudicazione dell’appalto facendo riferimento al ribasso d’asta sembra sia stato un criterio fondamentale.

Le lavoratrici dei CUP sono solo una parte delle tante donne e dei tanti uomini che offrono la loro preziosa prestazione professionale nella sanità da esternalizzati, su questo in questi anni si è costruito il sistema sanitario producendo precarietà per chi lavora e peggiori servizi per i cittadini.

Proprio in questo momento, dopo che per settimane si sono spese parole a sostegno del servizio sanitario pubblico, quanto sta accadendo ai CUP dimostra quanto poco credibili siano le promesse e le dichiarazioni di circostanza. Mesi di chiusura hanno concentrato gran parte delle forze del sistema sanitario nella battaglia contro il Covid-19, tante altre prestazioni sono state cancellate, rimandate, posticipate non sappiamo a quando. In questo periodo si è combattuto su un fronte impegnativo, ma si è lasciato sguarnito un altro fondamentale presidio: quello della prevenzione.

Quale prezzo dovremo pagare per i ritardi di analisi e visite specialistiche? Quando sarà possibile recuperare quello che non è stato fatto solo perché le strutture sanitarie, depotenziate, non sono state in grado, con le dovute cautele, di continuare anche a garantire un minimo di prestazioni fondamentali?

Proprio agli sportelli CUP si rivolgono i cittadini per prenotare e richiedere analisi e prestazioni specialistiche e diagnostiche, vedere e sapere come viene considerato il lavoro di chi opera in questi servizi rende ben chiaro quale pessimo progetto di sanità viene perseguito da chi adesso ricopre, ai vertici delle ASL o in Regione Toscana, posti di responsabilità.

Un progetto che non garantisce la salute e che nega i diritti a lavoratori e cittadini.