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lunedì, 28 Novembre 2022

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Dal Casentino a Mosca e ritorno

di Melissa Frulloni – Abbiamo seguito, e continuiamo a seguire, tutti con grande attenzione e apprensione le vicende legate a Russia e Ucraina; le terribili immagini che arrivano dal fronte, i morti, l’emergenza umanitaria che sta vivendo il popolo ucraino, ma anche le proteste in Russia, la repressione di chi non la pensa come Putin e tante altro che tv, social, giornali e media ci mostrano ogni giorno.

In questo articolo però lasciamo da parte la guerra e tutte le atrocità che un conflitto del genere porta con se, per concentrarci su un’altra storia, ambientata a Mosca che riguarda una casentinese, ormai da molti anni “esportata” in terra russa. Stiamo parlando di Carla Lavore, insegnante originaria di Poppi, oggi coordinatrice scolastica della Scuola Italiana “Italo Calvino” di Mosca.

“La nostra è l’unica scuola italiana paritaria su tutto il territorio della Federazione Russa. Privata, ma riconosciuta dal MIUR e sotto l’egida dell’ambasciata italiana; siamo di fatto un’istituzione semi-diplomatica. Da noi si trova la scuola primaria, secondaria e il liceo linguistico quadriennale; il programma di tutti gli ordini scolastici è in italiano, abbiamo insegnanti italiani e i diplomi che rilasciamo sono italiani; siamo di fatto una scuola italiana all’estero.” Ci ha spiegato Carla.

Carla ha studiato lingua e letteratura russa all’Università La Sapienza di Roma; è arrivata a Mosca 20 anni fa per far visita ad un’amica e non è più tornata. Negli anni ha insegnato presso varie scuole, di vario ordine e grado; poi a fine agosto è entrata alla “Italo Calvino”, dopo essere stata selezionata come dirigente.

Ma che cosa fa la coordinatrice scolastica di un istituto? «In primis devo assicurarmi che i miei colleghi insegnanti possano svolgere il loro lavoro al meglio, dotandoli di strumenti e spazi consoni. Oltre a questo mi definirei anche una specie di PR della scuola; il mio compito è farla conoscere al di fuori e mantenere vivo l’interesse della comunità italiana per il nostro istituto, dandogli visibilità in tutta la Russia, ma soprattutto a Mosca. È un lavoro a tuttotondo che abbraccia molti ambiti e mi porta a prendermi cura di molte cose; dal reclutamento di nuovi professori, all’organizzazione di eventi culturali e manifestazioni sul territorio.

A proposito della ricerca di nuovi insegnanti, vorrei fare un vero e proprio appello ai miei colleghi… Abbiamo difficoltà enormi a reperirli perché molti di loro hanno paura di venire in Russia; vorrei rassicurarli dicendogli che se qualcuno ha il desiderio o la curiosità, il sogno di venire qua, anche solo per qualche anno o per fare un’esperienza di vita diversa, non corre nessun pericolo. Certo Mosca è una grande città, certamente molto diversa dal porto sicuro che è il Casentino, ma così come ogni altra metropoli del mondo. Inoltre, la nostra scuola è sotto la protezione dell’ambasciata, quindi qualsiasi cosa succede veniamo immediatamente imbarcati e rispediti in Italia. Quindi mandateci il vostro CV! Mosca è una città bellissima, le persone sono ospitali e sia io che gli altri insegnanti (tra cui Antonio Gramsci junior, il nipote di quell’Antonio Gramsci, che insegna proprio da noi!) saremo felicissimi di accogliervi nella nostra scuola (schoolitalia.ru).»

I rapporti tra Russia e Italia si sono indubbiamente raffreddati; ci sono state manifestazioni contro gli italiani da parte del popolo russo? «No, non è mai successo, anzi! Io ho un bellissimo rapporto con le persone che vivono vicino a me; mi hanno sempre fatta sentire a casa, sono stata accolta benissimo, fin dal mio arrivo qui. Pensa che il secondo giorno di scuola era il mio compleanno e i miei insegnanti, mi hanno organizzato una festa; è stata una sorpresa bellissima! Per formazione sono russista e verso questa terra nutro un grande amore e un grande rispetto. Anche quando è scoppiata la guerra ho continuato a sostenere che la musica, l’arte, la letteratura russa, non c’entrano nulla con il conflitto e che è impensabile escludere dalla nostra cultura personaggi o artisti russi, solo per la loro provenienza. La Bellezza va oltre tutto ed è giusto continuare a goderne anche in momenti così bui e tristi.»

Quale è il rapporto della scuola con il governo? Ci sono delle restrizioni, ad esempio legate all’insegnamento di alcune materie? «La nostra scuola rappresenta l’Italia in territorio russo, quindi essere dentro queste mura equivale ad essere in Italia. Per questo siamo liberi, ma non dobbiamo mai dimenticarci che qui siamo ospiti e che il decoro e il rispetto delle regole di questa comunità non devono mai abbandonarci. Inoltre vista la situazione è bene non esagerare e non esporsi troppo… Ci teniamo a far sì che la nostra scuola diventi un ponte tra la cultura italiana e quella russa che si sono comunque sempre amate e rispettate. Come ti dicevo, per far questo, organizziamo degli eventi di apertura verso la comunità locale. Nell’aprile del 2023, ad esempio, festeggeremo i 50 anni della nostra scuola e faremo sicuramente qualcosa per coinvolgere la popolazione. A breve, invece, ci sarà la settimana della lingua italiana nel mondo, e poi quella della cucina italiana; tutte occasioni che ci permettono di dar vita a progetti e manifestazioni a cui tutti possono partecipare.»

Che clima si respira a Mosca? In Italia abbiamo visto le immagini della repressione di chi manifestava contro la guerra in Ucraina o contro Putin… «Al momento non c’è nulla di tutto questo… Lo scorso 10 settembre si sono festeggiati gli 875 anni di vita di Mosca e la città si è riempita di gente. Ci sono stati i fuochi d’artificio e tantissime manifestazioni. Le persone escono, frequentano i ristoranti, i parchi, passeggiano per le vie ed entrano a fare shopping nei negozi, come in una qualsiasi altra capitale. Sicuramente c’è una parte di popolazione che non è d’accordo con quello che sta succedendo in Ucraina, ma deve stare molto attenta se vuole vivere qua; purtroppo tutti sappiamo che la situazione è questa, ma non possiamo farci granché… Esporsi è sicuramente un rischio. Gli effetti della guerra si vedono soprattutto nei prezzi, come in Italia del resto; Mosca era una città cara anche prima, ma con lo scoppio del conflitto alcune cose sono rincarate moltissimo. Poi sono andati via moltissimi marchi e catene internazionali. E poi ci sono i social e Netflix che qui sono vietati.»

E per quanto riguarda gli spostamenti? «La situazione è molto complessa. Venire e tornare da Mosca è lunga e il viaggio molto caro. Io ho un visto particolare per viaggiare via terra, mi sposto per raggiungere l’aeroporto e poi da lì, dopo qualche scalo torno in Italia. Essendo cittadina italiana possono tornare a casa quando voglio, così come chi ha un visto turistico, può venire a Mosca senza problemi! Ve la consiglio perché è davvero una città bellissima!»

Da Mosca al Casentino… Quale è il suo legame con la vallata? «A Poppi vive la mia mamma, altri parenti, amici e amiche, ma in realtà sono attaccata al Casentino non solo per i miei legami familiari o affettivi, ma anche perché mi piace molto organizzare iniziative culturali per il territorio… A Poppi esiste la Piazzetta delle Chiacchiere (chiamata così scherzosamente dal mio babbo, perché quello era il posto in cui solitamente mia mamma e altre signore di quella zona si ritrovavano a chiacchierare), lì abbiamo organizzato mostre espositive, piccoli eventi culturali; ho aperto anche una pagina Instagram (@lapiazzettadellechiacchiere) che sta avendo successo e che mi aiuta a promuovere questo “luogo non luogo” casentinese dove le persone si incontrano e si scambiano opinioni e interessi. La prima settimana di novembre tornerò in Italia e ho già in programma altri eventi e progetti culturali per il territorio…»

La storia di Carla ci permette sicuramente di aprire una finestra sulla Russia diversa da quella che ci siamo abituati a vedere negli ultimi mesi; siamo davvero felici di aver colto il suo amore verso questa terra, forte tanto quanto quello per il nostro Casentino. La sua testimonianza conferma ancora una volta che il rispetto per ogni diversità è la chiave giusta per vivere in pace.

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