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giovedì, 30 Giugno 2022

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Dalle primarie uno schiaffo ai vertici del PD. I risultati del Casentino

Forse non è un caso se proprio dalla Provincia di Arezzo, quella che la casta del PD locale ha voluto difendere con le unghie e con i denti contro ogni logica e contro il buon senso, sia venuto lo schiaffo più grosso alla dirigenza del partito. Ha vinto, anzi stravinto Matteo Renzi, mentre quasi tutti gli amministratori, a cominciare dal Consigliere Regionale Vincenzo Ceccarelli, si erano schierati per Bersani. Anche il Casentino, in cui il muro di gomma che aveva retto anche in occasione del referendum per il Comune Unico, questa volta è crollato (Renzi al 65%) e chissà se anche tutto quello che è accaduto dopo quel voto di primavera non abbia influito sulle consultazioni di domenica scorsa. In fondo dopo le tante parole spese contro il SI, i cittadini si sono visti uffici postali comunque sull’orlo della chiusura, l’ospedale ancora più a rischio e, soprattutto, hanno conosciuto meglio cosa e come nell’unione dei comuni si è deciso e lavorato in questo anno.
Insomma a tutto, evidentemente, c’è un limite.
Tutto bene allora?
Per quanto ci riguarda abbiamo già detto qualche giorno fa cosa pensavamo di queste primarie. A risultati acquisiti possiamo aggiungere che non possiamo che vedere con favore la sconfitta del gruppo dirigente che ha portato il PD, in questi anni, a una continua rincorsa delle politiche e dei modi di fare politica di Berlusconi, tagliando i ponti con gli ideali e i valori della sinistra e mettendo frettolosamente in archivio idee e personaggi scomodi, primo fra tutti Enrico Berlinguer.
Questo forse vuol dire che sarebbe Renzi il paladino della sinistra?
Naturalmente no, al contrario lui rappresenta il frutto migliore prodotto dalle sciagurate politiche perseguite dal PD in questi anni. Insomma, il vecchio apparato del partito, ormai succube della politica spettacolo berlusconiana si avvia ad essere travolto, se non domenica prossima ormai entro breve tempo, dalla presunzione e dal marketing del sindaco di Firenze che ha lanciato un OPA sul PD sfruttando la sua debolezza e le sue incapacità.
Nella politica spettacolo non occorre avere un partito, basta avere comitati elettorali e chi finanzia, ecco a cosa si è ridotto il PD. Forse tutto questo consentirà di mettere la parola fine su questo equivoco e permetterà di attribuire al PD la sua giusta collocazione (quella che già occupa sostenendo il governo Monti): essere il centro di un centro destra allargato, accanto al PDL e all’UDC.

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