fbpx
15.6 C
Casentino
sabato, 1 Ottobre 2022

I più letti

Due ruote: è ora di regolamentare!

di Fiorenzo Rossetti – Volare nelle aree naturali in sella ad una bicicletta: un modo davvero fantastico per partire alla loro scoperta! Nel corso degli anni i costruttori di biciclette hanno messo a punto un modello specifico per i percorsi di montagna: così sono arrivate sul mercato le “Mountain Bike”. Recentemente, sulla spinta della “transizione ecologica”, votata all’elettrificazione di ogni mezzo di trasporto su ruota, degli incentivi statali alla mobilità elettrica e con l’esplosione del bisogno di libertà dopo la reclusione pandemica, la scena è stata totalmente rubata dalle E-bike: biciclette a pedalata assistita, con motore elettrico e batteria… un bell’aiuto per noi ciclisti della domenica… e non solo!

Se un tempo le Mountain Bike che si vedevano transitare sui sentieri erano tutto sommato poco numerose, condotte da persone mediamente preparate fisicamente e disposte a fare sforzi anche considerevoli, ora l’avvento dell’elettrico ha decuplicato questi numeri. Facilità d’uso, limitazione delle fatiche, batterie dalla durata sempre maggiore, hanno decretato il colossale successo di questo nuovo modo di viaggiare sui percorsi di montagna.

Nelle aree protette e anche nel Parco delle Foreste Casentinesi, già ai tempi delle bici “muscolari”, si era presentato qualche problema: sentieri degradati o franati a causa del passaggio delle ruote, che tagliano il cotico, convivenza sulla stessa struttura viaria tra escursionisti e ciclisti e un generale aumento di incidenti e cadute. Con l’avvento dell’E-Bike i numeri dei frequentatori del Parco su due ruote sono divenuti, ormai, altissimi! La triade accessibilità, ridotta fatica e desiderio di spazi aperti negli intervalli pandemici, ha riversato sui territori dell’area protetta migliaia di appassionati di questo nuovo modo di pedalare sulle due ruote.

Le criticità, circoscritte e, tutto sommato, ancora tollerabili, si sono inevitabilmente acutizzate: livelli notevoli di stress e disturbo a carico della componente naturalistica dell’area protetta e aumento esponenziale degli incidenti che coinvolgono gli stessi ciclisti. Avevo già in precedenza evidenziato che le politiche turistiche di un Parco dovrebbero tenere sempre a mente le finalità principali per cui è stato istituito (la tutela della biodiversità, in primis), che un’area protetta deve essere un luogo educante, ovvero da frequentare (anche turisticamente) ricevendone stimoli per nuovi stili di vita, più rispettosi e più green, e che la sicurezza nella fruizione è una priorità.

A ricordarci la nostra impreparazione di fronte all’evoluzione della tecnica sono poi gli accadimenti. Ultimo per consumazione, il dramma verificatosi alla fine dello scorso luglio: un escursionista in bicicletta ha perso la vita a seguito di una caduta nell’area di Campigna, nel nostro Parco Nazionale. Le immancabili polemiche social si sono alternate a messaggi pubblici di cordoglio da parte delle istituzioni coinvolte più sensibili. Cosa sta succedendo?

Un primo spunto di riflessione riguarda la comunicazione da parte degli enti gestori delle aree protette e delle infrastrutture viarie e sentieristiche. Le attività da svolgere sui sentieri sono potenzialmente pericolose e ad ogni percorso segnato viene solitamente attribuito un grado di difficoltà. Ricordo che tra i fattori condizionanti il rischio, vi sono il grado di preparazione fisica e tecnica del fruitore e l’oggettiva difficoltà del percorso da affrontare. Individuare il livello di difficoltà di un percorso, anche in base al mezzo con cui lo si percorre, informare e formare sono l’imperativo. In seconda analisi, se si vuole fare turismo vero, anche strizzando l’occhio alla molto in voga attività in MTB o E-Bike, prima di affidarsi alla promozione di un prodotto che lega una realtà come quella di un Parco alle due ruote, occorre organizzarsi.

In che senso? Innanzitutto, In Italia non vi è ancora stata la tanto attesa modifica del Codice della Strada, in grado di consentire una migliore gestione e tutela dei sentieri e dei luoghi che essi attraversano. Esistono, tuttavia, norme regionali (come in Emilia-Romagna) che impongono ai gestori della rete escursionistica (Enti Locali e Parchi) una profonda riflessione sull’effettiva opportunità di fruizione a piedi o in bicicletta dei sentieri, in presenza di elementi pregiudizievoli della sicurezza anche legati alle caratteristiche fisiche di percorsi e ambienti. In sostanza, è possibile definire le modalità di frequentazione dei percorsi, fino alla totale inibizione. Un modello a mio vedere molto valido è costituito dall’Alto Adige. La Provincia Autonoma di Bolzano, che fonda la propria fortuna sul turismo montano, in maniera attenta e lungimirante ha saputo cogliere le possibilità economiche senza trascurare i problemi.

Per organizzare al meglio il crescente flusso di appassionati di Mountain Bike, ha regolamentato la gestione dei percorsi ciclistici, l’utilizzo del suolo, la cura dei tracciati, definendo in maniera ufficiale gli itinerari per MTB e garantendo la sicurezza di fruitori e proprietari dei terreni, spesso coltivi o pascoli attivi, introducendo anche un sistema di segnaletica uniforme.

Una segnaletica completa garantisce una informazione esaustiva sui percorsi, con riguardevoli effetti positivi sulla sicurezza nella percorribilità su due ruote, aiuta l’orientamento, consente la pacifica convivenza tra escursionisti a piedi e ciclisti, ma contribuisce anche alla tutela della natura, proteggendola da comportamenti invasivi e dannosi. Semplici Direttive, regole e manuali che coinvolgono il territorio, dalla pianificazione alla gestione e manutenzione dei sentieri.

Cartelli che, oltre a indicazioni di direzione, luoghi, distanza, difficoltà e zone interdette, contengono informazioni dirette alla sensibilizzazione di escursionisti e ciclisti alla “Trail Tolerance“. Insomma, una forma di educazione civica/ambientale a immediata e costante disposizione degli utenti. Non ci sono più scuse! I buoni esempi ci sono ed è ora di riorganizzare i sentieri del nostro Parco e creare tutta una serie di materiali informativi e di iniziative formative ed educative.

La progressione economica attraverso il turismo, può e deve avvenire, pari passo alla sicurezza per le persone e alla tutela della biodiversità, attraverso una opportuna e consapevole gestione della rete viaria ed escursionistica.

Ultimi articoli

Articolo precedenteIn aula senza “rete”
Articolo successivoDiario di scuola