Una delle iniziative più meritorie della Regione Toscana, a mio parere, è il treno della memoria, che ogni anno porta ad Auschwitz e ad altri lager nazisti centinaia di studenti. Un tour che ha poco di turistico, ma tanto di esperienza educativa forte e non facile da dimenticare. Mi è capitato di parteciparvi, qualche anno fa e, come scrissi nell’occasione, non si può tornare uguali o indifferenti da quel viaggio. E’ una visita da consiliare a tutti, in particolare in questi tempi di disincanto dalla politica, del riemergere di populismi anche di stampo razzista e tendenzialmente totalitari. Far vedere che cosa hanno potuto fare uomini ad altri uomini costituisce la migliore prevenzione della tentazione da ricadute in simili tragiche ideologie, la migliore igiene mentale!

Proprio per questo oggi è ancora più importante celebrare, non in modo burocratico, d’ufficio, la giornata della memoria. In particolare in Italia, che sembra una delle nazioni più inclini alla dimenticanza, al mettere tra parentesi parti della storia, magari anche con un po’ di giustificazionismo e, nei casi peggiori, di negazionismo.

Ma non preoccupano tanto certe tendenze, pur sempre per ora minoritarie, quanto la più vasta e generale tendenza alla dimenticanza,a considerare resistenza, liberazione ecc. con fastidio, come cosa del passato, che non deve annoiare i giovani dell’era 2.0, ormai proiettati verso il futuro, non bisognosi di pensare al passato, cosa che non li riguarderebbe!

Cosi assistiamo ad uno strano fenomeno. In tutto il mondo “Bella Ciao” è diventata la comune canzone della libertà. E’ stata cantata a Parigi nella manifestazione dopo il tragico attentato a Charlie Hebdo, è stata cantata in piazza Taksin a Istanbul nelle manifestazioni contro la repressione della libertà di stampa, è cantata ad Hong Kong, ed ora è risuonata nelle piazze di Atene nel corso della campagna elettorale. Dovremmo essere orgogliosi di aver dato la colonna sonora a tutti i combattenti per la libertà.

Invece…solo in Italia non si canta. Bella Ciao dimenticata ed oscurata come cosa da vetero comunisti, robaccia d’altri tempi, di cui fare a meno nell’era del renzismo imperante, in cui il passato è di per sé male e da dimenticare!

Non è un fatto secondario Ha un valore simbolico e politico, oltre che culturale e sociale questa dimenticanza voluta e ricercata. Vergognarsi di cantare Bella Ciao costituisce, per un malinteso senso del politically correct, la base di una a-cultura politica prevalente in questa stagione politica, in cui i concetti di destra e sinistra perdono di ogni valore, le ideologie, anzi le idee, si confondono ed il radioso futuro non è più dato da un sistema di idee e valori per cui val la pena lottare, ma da un indistinto unanimismo con cui seguire i leader ( o supposti tali) del momento, che emanano ordini con i twitter.

Il modo più bello di celebrare la giornata della memoria, allora, per chi crede davvero nella democrazia e nella libertà come valori imprescindibili ed irrinunciabili, dovrebbe essere una coro di bella ciao, da realizzare nello stesso momento in tutte le piazze d’Italia, per ringraziare chi per questa nostra libertà è morto (e per lo più erano giovanissimi) e per solidarizzare con chi, anche cantando questa canzone, ancora oggi cerca di conquistarsi (o di mantenere) libertà e democrazia

Giorgio Renzi