di Monica Prati – Si aprirà il 21 dicembre e si concluderà il 7 marzo 2015 al Museo Archeologico del Casentino, la mostra su “ I Divini Infanti di Santa Maria del Sasso”, un progetto realizzato dall’amministrazione comunale di Bibbiena, con la collaborazione dell’architetto Samuela Ristori, gli storici dell’arte Alessandro Grassi, Michele Scipioni e Francesco Traversi; ma ideato da Padre Raffaele, desiderato dai Padri Giovanni e Giuseppe e dalla comunità di Santa Maria del Sasso.
La Mostra vuole in primo luogo ricordare e omaggiare Suor Maria Petra Giordano, che entrò nella comunità di clausura nel 1934 dedicando tutta la sua vita a Dio e alla comunità, in secondo luogo attirare l’attenzione sul monastero per ricordare in occasione del Natale l’importanza della vocazione per la vita del convento, in terzo luogo portare a conoscenza del mondo qualcosa di sconosciuto e bellissimo realizzato dalle suore nel loro incedere contemplativo.
Per la prima volta al Museo Archeologico saranno esposti una quindicina di effigi dei Divini Infanti ovvero dei bambini raffiguranti Gesù e delle bambine raffiguranti Maria, opere d’arte portatrici di speranza per il futuro, realizzati dagli inizi del 700 sino ad oggi; si tratta di manufatti di terracotta cera o cartapesta, realizzati con appositi stampi e tecniche artistiche, che derivano dalla cultura del territorio di Lucca e che sono una caratteristica delle comunità religiose di clausura a partire dal XVII secolo; gli infanti sono stati rinvenuti nel monastero ed ivi realizzati e alcuni sono stati ritrovati in diverse famiglie private, che le hanno prestate per la mostra.
A Santa Maria del Sasso la tradizione dei bambinelli è iniziata quando il 5 novembre del 1927 giunsero al Santuario 16 monache domenicane, che dal Monastero di San Domenico a Lucca portarono un’eredità di oltre quattro secoli di storia.
Le Monache, tra i vari lavori nel convento dedicavano parte del tempo a realizzare i bambinelli pregando, questi venivano utilizzati prima per la preghiera, come cose di culto, poi in parte venivano anche venduti per ricavare un sostentamento e alcuni venivano regalati a delle famiglie in segno di riconoscenza; alcune particolarità degli infanti sono i materiali con i quali venivano realizzati, ad esempio i capelli erano quelli che le giovani novizie si tagliavano prima di entrare in convento e rinunciavano al mondo e alla maternità; i capelli una volta tagliati venivano avvolti in degli stecchini, immersi nella cenere ed esposti al sole, diventavano così biondi e ondulati; la cera usata era l’avanzo dei ceri pasquali, che veniva recuperata con un procedimento complesso.
La Mostra, in particolare, vuole ricordare e omaggiare Suor Maria Petra Giordano, nata a Napoli, che a 14 anni si trasferì a Roma nella chiesa della comunità domenicana di Santa Maria sopra Minerva e, lì una luce spirituale e intellettuale la portò nel monastero casentinese.
Suor Maria Petra entrò nelle comunità di clausura di Santa Maria del Sasso nel 1934 dove trascorse tutta la sua esistenza fino al 2006 anno in cui è morta; i settanta anni di vita in clausura sono stati segnati da un instancabile cammino verso la perfezione, per venticinque anni fu maestra delle novizie, più volte è stata priora del monastero, ma è ricordata dai monaci come una persona affettuosa, brava che aiutava tutti, e come una persona serena e di grande umiltà.
Suor Petra Insieme alle monache si dedicava a realizzare le piccole preziose vesti, fatte con ricami meravigliosi impreziositi anche dall’oro, alla vestitura dei bambinelli e anche al restauro degli infanti più antichi , non dimentichiamo che i bambinelli erano come “figli” per le suore.
Petra è stata e continua ad essere l’anima di una comunità che durante la guerra ha ospitato e sostenuto ben 350 rifugiati dando loro benefici fisici e spirituali, inoltre si racconta che un miracolo sia già avvenuto: nella sua cella la Suora custodiva un quadretto raffigurante la Madonna, nel 1902 un frate: Padre Giordano era gravemente malato, invocò l’aiuto divino e la Madonna raffigurata nel quadro gli apparve e lo guarì, per questo e per tante altre prove, documenti, ecc, il Rev.do Fra Francesco Maria Ricci o.p. postulatore legittimamente costituito, il 7 ottobre 2013 ha chiesto di introdurre la causa per la beatificazione e canonizzazione di Suor Petra, che avverrà il 17 gennaio 2015, alla presenza del Vescovo a Santa Maria del Sasso, per arrivare poi in Vaticano.