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martedì, 27 Luglio 2021

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I Malarima

di Matteo Bertelli – Per quanto ancora qualcuno preghi – o imprechi – per ottenere un traforo che colleghi il Casentino a Firenze e dintorni, il capoluogo rimane una realtà più vicina di quanto si voglia ammettere. Oltre a chi chiede spostamenti di provincia e chi vi manda a studiare i propri figli, c’è un ulteriore, sottile, filo che unisce la nostra vallata a ciò che è al di là della Consuma: la musica.

Per questo abbiamo voluto parlare con i Malarima, un progetto musicale fiorentino, uno di quelli che chissà quanti ragazzi vorrebbero emulare. Non una band qualunque: Max Rossi, alla voce e basso, Alberto Agnelli e Maurizio Gangi alle chitarre e Andrea Nocentini, che ha sostituito Riccardo Scianca, alla batteria sono un nucleo musicale di sicuro interesse, che vale la pena di conoscere, approfondire e ascoltare con tutto il gusto del caso.

Buongiorno a tutti, abbiamo cercato di non anticipare niente della vostra interessante storia, quindi lascio la parola a voi. Chi sono i Malarima? E da quanto tempo suonano insieme?
«Malarima è un progetto che nasce nel 2016 grazie alla riunione di Alberto Agnelli, Max Rossi e Riccardo Scianca, tre quarti dei Vidia, rock band che ha fatto propri tutti i palchi della scena fiorentina nella prima metà degli anni ‘90. La band in cui militava, alla voce e alla chitarra, il compianto Enrico Greppi (meglio conosciuto per essere stato Erriquez, il caratteristico frontman della Bandabardò).
I Vidia, già nel 1991, ottennero un contratto con la CGD-Warner e pubblicarono un disco, prodotto da Gianni Maroccolo, bassista e produttore discografico di fama nazionale. Ma poco dopo questa esperienza, nel 1992, i Vidia si sciolgono.
Dopo anni passati a vivere lontano dai palchi, dedicandosi allo studio, al lavoro, viaggiando, da soli o in compagnia di amori, magari una famiglia o, addirittura, dei figli, abbiamo capito che avevamo ancora qualcosa dentro che dovevamo esprimere.
Eravamo sempre rimasti in contatto e mai avevamo appeso gli strumenti al metaforico chiodo da cui non si tirano più giù. Quindi va da sé che abbiamo deciso di ricominciare a fare musica.
Alla formazione originale con cui siamo ripartiti si è poi unito Maurizio Gangi, che, con la sua chitarra, ha aggiunto nuovi colori e prospettive al nostro sound. Ed ecco come sono nati i Malarima!».

Una storia interessante che mostra le due facce della medaglia che un musicista che sogna in grande deve sempre avere ben sotto il proprio occhio: da una parte la propria passione e la gloria che, magari, porta in dote, dall’altra l’essere comuni mortali, con un lavoro, famiglia e mille altre aggiunte. Ma una domanda sorge spontanea, cosa è che lega una band “fiorentinissima” come voi alla nostra vallata?
«Nonostante due membri fondatori del gruppo fossero di Firenze, i Malarima hanno sempre avuto la loro base a Bibbiena. È lì che ci siamo sempre incontrati per provare e per buttare giù la nostra scaletta. Per questo, oggi più che mai, ci sentiamo a tutti gli effetti un gruppo del Casentino».

I più tecnici, o semplicemente i più curiosi, saranno già a cercarvi su Spotify o su qualche altra piattaforma. Ma, per tutti quelli che ancora non sono convinti o sono banalmente pigri, come descrivereste la musica che proponete? Quali sono le vostre influenze, il vostro genere musicale? Insomma, chi siete?
«Malarima è una macchina in grado sia di viaggiare a pieni giri che di sussurrare dolcemente. Questo grazie ad una scrittura che unisce la semplicità del linguaggio ad una innata capacità di essere rabbiosi e morbidi allo stesso tempo, creando un mondo dove il “garage” si mescola all’indie rock e, a volte, al pop. Il sound del gruppo appare un’originale rivisitazione di ascolti stratificati di artisti ispiranti quali Lou Reed, REM ed il Paisley Underground dei Dream Syndicate, Clash, la new wave degli anni ‘80, il grounge dei ‘90 e molto altro. Il nostro vanto è quello di produrre una sintesi estremamente originale, dove si immergono i testi che raccontano il presente quotidiano visto dagli occhi di chi non è più un ragazzo. Un treno di immagini e di storie rubate alla vita di tutti i giorni, con, sullo sfondo, temi universali come le migrazioni, l’assenza della politica, le guerre on-demand, la difficoltà delle relazioni interpersonali o, ancora, la ricerca di una realtà alternativa».

Avete già in parte fatto una sintesi di ciò che i Vidia vi hanno lasciato, perché è sempre bene ricordare da dove si viene. Ma se volessimo fare una classifica, o più banalmente incoronare la regina, delle varie esperienze vissute dai Malarima, cosa mettereste in cima?
«Sicuramente ciò che teniamo più a cuore è l’uscita del nostro primo disco, “Credere a tutto”, nel 2018. Autoprodotto e registrato praticamente in presa diretta, questo primo lavoro fotografa una certa urgenza di far uscire dalla “cantina” quello che ci portavamo dentro, sia dal punto di vista musicale che a livello di scrittura. Due anni dopo, a fine agosto 2020, esce il nuovo disco “In equilibrio”, ancora autoprodotto ma valorizzato dal lavoro di Marco L. Lega, produttore tra gli altri di C.S.I., Marlene Kuntz, Vidia e Üstmamò, al banco del mixer.
Con “In equilibrio”: (https://open.spotify.com/album/0tAk0vp09RSMKWKxyPVwc)
la band muove un ulteriore passo avanti verso la consapevolezza di ciò che vuole portare al pubblico, stavolta utilizzando un songwriting più complesso e riportando in superficie un’anima rock’n’roll, forse un po’ vintage e quasi scomparsa dalla scena indipendente italiana, per rendere al meglio i significati di ciò che è stato espresso a parole. Sonorità crude, con le chitarre in primo piano che coesistono con aperture melodiche dove emergono suoni più morbidi (chitarra acustica, armonica, piano e tastiere) mentre i testi delle canzoni, scritti da Alberto Agnelli, disegnano i nostri giorni, a volte con disincanto, a volte con rabbia o ironia, ma sempre in modo diretto. Il disco è stato recensito positivamente dalle maggiori riviste musicali (Rockerilla, Rumore) e da molti siti specializzati (Rockit, Rock Nation, etc.). Siamo convinti che “In equilibrio” sia un disco intenso e rischioso, dove la poesia dei testi si intreccia alle sonorità complesse del gruppo, creando un’esperienza quasi cinematografica.
Un esempio, può essere il video di “Steso sul divano” (https://yotube.com/watch?v=9T13olgj02Y),
che, tra l’altro, è stato anche pubblicato dal sito di Repubblica».

Intanto vi ringrazio a nome di tutti i lettori per questa intervista, nella speranza di aver portato un buon servizio soprattutto a loro, avendogli fatto conoscere una nuova band che propone dell’ottima musica. Ma, infine, volevo chiedervi: al netto dei problemi legati alla pandemia di Covid-19, che presumo vi abbia toccato molto direttamente, quali sono i prossimi eventi che dobbiamo tutti segnarci nel calendario?
«In questi giorni stiamo registrando una versione acustica del brano che dà il titolo al disco, “In Equilibrio”, con la quale realizzeremo, sempre con Danile Bonarini di Poti Pictures (Arezzo), il secondo video estratto dall’album. Dobbiamo dire che la pandemia e altre vicende personali ci hanno colpito molto duramente in questi mesi. In ogni modo stiamo cercando di ripartire. Abbiamo molto materiale per il prossimo disco e ci piacerebbe molto ricominciare a fare concerti (l’ultimo risale ad ottobre 2020 a Firenze). Il palco e la gente ci mancano molto».

Contatti: email: malarimafirenze@gmail.com
Facebook: malarima61
Instagram: @malarimafirenze

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