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martedì, 27 Luglio 2021

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I paesaggi del cuore

di Federica Andretta – Fino al 3 ottobre 2021 si terrà presso il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi “Casa delle Regole” di Cortina d’Ampezzo la mostra di pittura “Paesaggi d’Italia”, curata da Vittorio Sgarbi (che presenzierà l’evento l’8 luglio). Come lui stesso afferma, si tratta di «una mostra che ci indica come voi vedete l’Italia, come voi vedete il paesaggio salvato, preservato, umiliato, come voi vedete l’orrore delle pale eoliche che distruggono i paesaggi più belli e remoti d’Italia e come voi vedete i paesaggi intatti, come voi vedete i paesaggi interiori e anche gli stati d’animo». Un’esposizione, nata da un’idea di Nino Ippolito e Sauro Moretti, dedicata al tema dei paesaggi italiani e rivolta in particolare ai pittori che metterà in dialogo le opere degli artisti contemporanei e i grandi capolavori del Novecento della Collezione Rimoldi.

Stefano Roselli, scultore originario di Badia Prataglia, parteciperà come unico scultore. Lo abbiamo intervistato per scoprirne di più e non solo…
Com’è stato contattato da Sgarbi?
«Non sono stato contattato direttamente da Sgarbi ma da un suo stretto e diretto collaboratore, Sauro Moretti, che da anni si occupa dell’organizzazione di tutte le iniziative artistiche da lui promosse. Moretti ha visto le mie opere all’aeroporto di Bologna, gli sono piaciute molto e così mi ha contattato. Circa un mese e mezzo/due fa è venuto a trovarmi nel mio studio a Rimini e dopo aver visto la mia collezione ha espresso un parere positivo, apprezzandone la particolarità e l’originalità. Pur trattandosi di sculture, ha ritenuto opportuno invitarmi a quest’esposizione dedicata alla pittura. Ha scattato delle foto ad alcune mie opere e le ha inviate a Sgarbi il quale, dopo poche ore, ha espresso il suo consenso. Mi sono sentito altre volte con Moretti ed abbiamo instaurato un rapporto di stima reciproca, un punto di partenza che porterà allo sviluppo di ulteriori progetti interessanti».

Quali sue opere presenterà? Quale sarà lo stile adottato?
«Presenterò tre pannelli: tre moduli patinati, uno in foglia oro, uno in foglia argento e uno bianco. Sono tre bassorilievi rettangolari della stessa forma, cioè realizzati con un stampo in gomma siliconica del soggetto replicato in venti esemplari. Il materiale di realizzazione è una resina acrilica ecologica con fibra di vetro, un materiale che, da una parte, fornisce consistenza alla resina (che altrimenti si frantumerebbe) e, dall’altra, permette di creare forme di una certa dimensione ma leggere e facili da trasportare e collocare, proprio come dei dipinti».

Ci parli un po’ di Lei e del suo percorso professionale come scultore e non solo. Dal suo ricco curriculum professionale e didattico risulta che è anche insegnante di discipline plastiche e che durante la sua carriera artistica sin dai suoi esordi ha partecipato a vari eventi, realizzato opere imponenti e di un certo rilievo e incontrato persone famose come Giancarlo Fini, Maurizio Costanzo e molti altri.
«Da circa 34 anni sono docente di discipline plastiche presso il Liceo Artistico Statale di Rimini. Per quanto riguarda le esperienze espositive posso citare quelle più significative. Ho sculture esposte permanentemente presso l’aeroporto di Rimini, Bologna, San Pietroburgo e Minsk. Ciò mi ha permesso di acquisire una notevole visibilità. Infatti, ricevo spesso mail, incontro persone che non conosco ma che conoscono le mie opere, proprio perché le hanno viste in uno degli aeroporti. Da questo punto di vista mi sento piuttosto soddisfatto e contento. Mi piace poi nel tempo andare a rivedere le mie opere per capire certe evoluzioni del mio lavoro. Un’altra collocazione permanente si trova presso la Camera dei Deputati del Palazzo di Montecitorio a Roma. Si tratta di una trilogia esposta al secondo piano di lato alla sala della Commissione Difesa. Ho inoltre opere esposte permanentemente presso l’ambasciata italiana di Minsk e sto trattando una seconda installazione permanente per una seconda ambasciata, quella di Mosca. Un’altra installazione altrettanto importante che mi preme molto citare è una scultura situata all’interno del Museo di Caprese Michelangelo dedicata a al Buonarroti, per me il più grande scultore in assoluto a livello storico, un genio universale e totale nell’ambito della scultura, dell’architettura e dell’espressione artistica».

Cosa rappresenta per Lei Henry Moore? E in che modo ha segnato il suo percorso evolutivo nella sua ricerca estetico-creativa?
«Duranti i miei studi presso l’Accademia di Belle Arti a Bologna ero un grande appassionato di Henry Moore. Un giorno gli scrissi una lettera mandandogli delle foto dei miei lavori, con la richiesta di poterlo incontrare a Londra. Poco tempo dopo mi rispose scrivendomi che l’aveva letta ed era interessato ai miei lavori anche se, come tenne a precisare, non era solito esprimere giudizi sulle opere, concludeva poi dicendo che mi avrebbe ospitato presso la sua fondazione. Sfortunatamente però poco tempo dopo dovetti partire per il servizio militare e fui costretto a inviargli una seconda lettera nella quale gli comunicavo che sarei potuto andare a trovarlo solo dopo aver terminato il servizio di leva ma purtroppo al sesto mese appresi la notizia della sua morte. Era il 1986».

Ci racconti un po’ del suo stile che negli anni ha subito un’evoluzione passando da una tendenza “monumentale”, tipica del suo periodo giovanile, ad una più “morbida”, armonica e decorativa. Si è ispirato molto anche allo stile liberty e barocco?
«Mi sono molto avvicinato in questi ultimi anni a una dialettica della scultura espressiva rivolta ad un design decorativo, ad uno stile molto pulito e raffinato. Quello che mi interessa e che il mio percorso evolutivo nella ricerca estetico-creativa ha sempre tentato di fare e cercare di realizzare delle forme nuove e originali che però seguissero al contempo l’idea della raffinatezza, dell’eleganza e della decorazione; forme non scontate ma estremamente maniacali dal punto di vista estetico, quindi il bello estremo. Credo che l’arte contemporanea debba un po’ recuperare questo senso del bello, l’idea della scultura come “oggetto” in grado di lasciare potenzialmente estasiato e meravigliato l’osservatore provocando in esso non solo un piacere visivo ma anche un godimento mentale e intellettuale. Questa ricerca dell’eleganza, della raffinatezza e della bellezza nell’ambito della scultura è il fondamento primo. Ho sempre cercato di seguire questa strada in modo preciso e puntuale senza mai cambiare orientamento, cercando di creare forme che trasmettessero allegria e positività e credo di esser stato abbastanza coerente in questo in tanti anni di lavoro e di ricerca. Per esempio molte opere che ho collocato negli aeroporti rappresentano dei cuori stilizzati, due di essi sono esposti all’aeroporto di Minsk, uno dedicato all’Italia e l’altro alla Bielorussia. Due Paesi legati da un’amicizia profonda, forte, intensa e tutt’ora vigorosa, un rapporto importante simbolicamente rappresentato nella stilizzazione dei due cuori, simboli empatici che racchiudono in sé tutta una serie di valori umani, intellettuali e culturali. L’Italia è il primo Paese al mondo ad aver aiutato i bielorussi nella tragedia di Chernobyl e ad averne adottato negli anni il maggior numero di bambini (cosa che fa tutt’ora); un mio caro amico, l’ottico Emanuele Nebbiai, ne ha adottati due. Quando posso, vado in Bielorussia, mi sento un po’ come a casa».

Com’è nata questa sua passione per la scultura?
«La passione per la scultura è nata fin da bambino anche se non ricordo bene come sia scattata. Essendo nato a Badia Prataglia ero solito andare nel bosco dove raccoglievo radici e piante secche che poi tagliavo, incollavo e assemblavo. Poi ho frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti».

Ci sono dei momenti della sua vita artistica e personale a cui Lei è particolarmente affezionato e legato?
«Sono tanti i momenti che mi hanno dato soddisfazione. Ho incontrato tante persone importanti, partecipato ad eventi di una certa rilevanza ma il ricordo più profondo è quando andai ad inaugurare le mie due sculture all’aeroporto di Minsk. Venni accolto come un personaggio molto caro e incredibile, in omaggio a queste due mie opere in memoria del rapporto tra l’Italia e la Bielorussia; i bielorussi sono molto riconoscenti agli italiani per il supporto ricevuto. Non dimenticherò mai la gratitudine espressa dalle persone più semplici che lavoravano in questo aeroporto, l’affetto spontaneo di quelle persone che molto probabilmente avevano vissuto direttamente la tragedia di Chernobyl così come i complimenti e i ringraziamenti ricevuti dalle varie personalità quali il Ministro della Cultura, il direttore dell’aeroporto e l’ambasciatore italiano».

Com’è proseguita la sua attività scultorea durante quest’ultimo anno e mezzo in piena emergenza Covid?
«Purtroppo a causa del Covid è stato bloccato un progetto già deciso e approvato che prevedeva la collocazione permanente di una mia scultura all’interno dell’ambasciata italiana a Mosca. Si tratta solo di stabilire la data per realizzare tecnicamente la suddetta installazione. Non appena si potrà, tornerò a Mosca per esporre la mia opera. Il Covid ha inciso sulla mia vita artistica, creandomi dei grossi problemi in generale anche per altre iniziative che avrei voluto fare e non ho potuto realizzare essendo la mia carriera soprattutto rivolta in questi ultimi anni all’estero».

Progetti per il futuro?
«Ho tanti progetti per il futuro, tra cui quello di concludere tra qualche anno la mia carriera come docente per dedicarmi esclusivamente a quella artistica-espositiva. Vorrei potermi dedicare a tutto tondo alla scultura e alle esposizioni, viaggiare e andare all’estero liberamente. Sento molto questo bisogno di libertà, la libertà di poter esporre i miei lavori dove voglio (compatibilmente con gli spazi che vorranno e potranno accoglierli), essendo essa stessa uno dei fondamenti principali dell’attività creativa e professionale».

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